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Esselunga dopo Bernardo Caprotti? Tra speranze e timori di dipendenti e clienti

Esselunga dopo Bernardo Caprotti? Tra speranze e timori di dipendenti e clienti

5 Ottobre 2016

20161005_121627 (Copia)Incertezza e un timore da tenere, per il momento, sotto controllo. Dopo la morte del fondatore Bernardo Caprotti, sono questi i sentimenti che si respirano tra i dipendenti e i clienti di Esselunga. A Monza nei tre punti vendita di uno dei colossi italiani della grande distribuzione all’apparenza la vita scorre normalmente. Tra un acquisto al banco gastronomia e i prodotti da sistemare nel reparto frutta e verdura. Basta, però, avvicinarsi alle persone e fare il nome dell’imprenditore scomparso il 30 settembre, a quasi 91 anni, per capire che il clima è diverso dal solito.
Lo si vede anche negli occhi dei dipendenti che, negli spazi esterni degli inconfondibili supermercati Esselunga, fumano una sigaretta o fanno una telefonata durante la pausa. Si può far finta di non pensarci, ma due domande sono il vero tarlo che si è insinuato nella mente di molti. La prima: il cavalier Caprotti a chi ha lasciato le redini della sua azienda? E, poi, il secondo quesito, diretta conseguenza della risposta al primo: se e a chi sarà ceduto il gruppo che ha quasi sessanta anni di storia (il primo supermarket Esselunga è del 1957), 152 punti vendita, 22mila dipendenti e un fatturato di oltre 7,3 miliardi di euro?

Qualcosa in più, probabilmente, si capirà nelle prossime ore. Quando, di fronte agli eredi, sarà aperto il testamento di Bernardo Caprotti. Che, tra l’altro, è stato sepolto proprio in Brianza, ad Albiate, paese in cui era nato nel 1925. Due i probabili fronti.Da un lato i figli del primo matrimonio,Giuseppe e Violetta.Dall’altro la seconda moglie dell’imprenditore, Giuliana, e la loro figlia Marina Sylvia. Nell’attesa di chiarimenti l’ufficio stampa di Esselunga, da noi contattato, preferisce non rilasciare dichiarazioni. Ma nei punti vendita di Monza la speranza sembra essere una sola. “Girano voci che l’azienda venga affidata a qualche braccio destro del Cavaliere, quindi né ai figli né ad altri possibili acquirenti – afferma Stefania, dipendente della cooperativa che si occupa di consegnare la spesa on line dell’Esselunga – io sono ottimista e sono convinta che saremo lasciati in buone mani. Ho conosciuto il fondatore quando lavoravo a Milano ed era davvero una bravissima persona”.

Qualcuno, però, ha dei dubbi in più su un tranquillo passaggio di consegne del gruppo dallo scomparso fondatore a chi se ne occuperà nel futuro. “Se resta la famiglia Caprotti, anche se ci potranno essere divisioni, credo che andrà tutto bene – spiega un addetto all’assistenza clienti – ma se ci saranno acquisizioni o cambi di proprietà, arriverà, dopo più di 50 anni, una nuova panetta-esselungadirigenza. E, chissà, cosa potrebbe succedere”. La solidità di uno dei principali gruppi italiani della grande distribuzione, comunque, per il momento non viene messa in discussione. Nemmeno dai clienti, molti dei quali sono dei veri e propri habituè dei supermercati con la S allungata. “E’ una realtà radicata nel nostro territorio – afferma Giorgio – io preferirei che restasse in mani italiane in modo da conservare la logica che ha permesso di strutturare un servizio di cui sono soddisfatto”. E’ l’augurio che si fa anche la signora Laura, che vive proprio a due passi da via Buonarroti. “Che ci sia un’acquisizione o l’azienda resti in famiglia – chiarisce – spero proprio che le regole Esselunga non cambino”.

C’è anche chi pensa positivo sul futuro di Esselunga. Tra questi un cliente d’eccezione. Che incontriamo, casualmente, aggirarsi tra le corsie del punto vendita di San Fruttuoso. Si tratta di Francesco Panetta, ex atleta del mezzofondo, capace di vincere nei 3.000 metri siepi un oro ai Mondiali di Roma nel 1987 e agli Europei di Spalato nel 1990. “Non credo ci saranno grandi stravolgimenti – afferma – è scomparsa una guida, ma credo che avrà costruito tutto questo perché vada avanti anche senza di lui. Piuttosto bisognerà capire – continua l’ex campione, oggi consulente per la Diadora – se i suoi collaboratori saranno in grado di continuare su un percorso di innovazione per contrastare la concorrenza che è sempre più agguerrita”. Per scoprirlo ci vorrebbe la sfera di cristallo. Più facile, forse, aspettare gli eventi (Perchè per ora dall’ufficio stampa della società non trapela nulla,ndr). Che ci diranno quale sarà il futuro di un patrimonio economico e sociale. Da non disperdere.

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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