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Anche i richiedenti asilo di Monza e Brianza alla Marcia per la Pace

Anche i richiedenti asilo di Monza e Brianza alla Marcia per la Pace

10 Ottobre 2016

Marcia della pace 2016, la Brianza protagonista con sfumature che non t’aspetti. Ieri, domenica 9 ottobre, tra le decine di migliaia di persone che hanno percorso a piedi – accompagnati da un insperata giornata di sole – i 25 chilometri che uniscono Perugia al Convento francescano di Assisi, c’erano come nelle altre edizioni centinaia di persone arrivate con pullman partiti da ogni angolo della provincia di Monza e Brianza. In una marcia che in questa edizione era dedicata anche a una figura originaria della Brianza lecchese come Vittorio Arrigoni (l’attivista per i diritti umani di Bulciago diventato un simbolo mondiale dopo il suo tragico assassinio nel 2011 nella Striscia di Gaza), a camminare fianco a fianco con i cittadini italiani si sono ritrovati anche 38 richiedenti asilo accolti nelle strutture di diversi paesi di vimercatese, trezzese e monzese.
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“Hanno voluto sapere il senso della manifestazione, sia chiedendo a noi sia informandosi sui siti ufficiali in rete, poi hanno aderito con convinzione, valutando opportuna anche la loro voce contro le guerre e le disparità economiche nel mondo, dato che essi stessi ne sono vittima”, spiega Greta Redaelli, responsabile dell’accoglienza per cooperativa Aeris, ente gestore di Cas, i Centri di accoglienza straordinaria prefettizi, e strutture Sprar (Servizio di protezione richiedenti asilo e rifugiati, i cui progetti hanno come enti capofila le amministrazioni comunali) nella provincia.

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I richiedenti asilo “brianzoli” (tra essi c’erano persone residenti a Carnate, Usmate, Arcore, Vimercate e Monza, perlopiù ospitati in appartamenti in attesa del vaglio della loro domanda di protezione internazionale), accompagnati da due operatrici di Aeris con un pullman messo a disposizione dalla Cooperativa – oltre a due migranti di Besana Brianza che su richiesta dello stesso sindaco hanno viaggiato e marciato con la delegazione comunale – non erano gli unici presenti alla manifestazione: “abbiamo incontrato diversi altri gruppi di accolti, in corteo con associazioni come Arci e altre realtà territoriali. Anche tale aspetto è stato importante, perché queste persone hanno potuto toccare con mano come ci siano situazioni simili alla loro in altre zone”, aggiunge Redaelli. Situazioni che raccontano lunghe attese – anche 18 o 24 mesi – per avere una risposta alla loro domanda, durante i quali è piuttosto arduo impostare un progetto di vita in Italia, con conseguente disagio da parte loro così come delle comunità cittadine in cui sono accolti.

Partiti la mezzanotte del sabato, come migliaia di altre persone, i giovani coinvolti (per la maggior parte provenienti da paesi africani, sopravvissuti alle carceri libiche e al viaggio nel Mediterraneo) sono ritornati nella serata di ieri. “Alla fine della marcia erano distrutti ma contenti per l’opportunità, perché si sono ritrovati in mezzo a una marea di persone unite dagli stessi scopi, il no alle bombe ma anche al terrorismo, ai soprusi come alla violenza contro le donne”. Vincere l’indifferenza era il titolo della Marcia 2016: “L’indifferenza che ci porta a pensare che i problemi altrui, soprattutto se lontani geograficamente, non ci riguardano, sta facendo grandi danni a livello sociale. Iniziative di questo genere, in particolare sul tema dell’accoglienza, raccontano invece di modelli positivi e conoscenza diretta che possono aiutare a superare paure e diffidenze”, conclude Redaelli.

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