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Più di 5 mln di euro: ecco quanto costa il consumo di suolo a Monza e Brianza

Più di 5 mln di euro: ecco quanto costa il consumo di suolo a Monza e Brianza

1 Settembre 2016
Il consumo e la conseguente impermeabilizzazione dei suoli naturali genera costi per la comunità. Costi, sottostimati e trascurati, che ribaltano la convenienza delle scelte urbanistiche dal ritorno economico limitato al breve termine. Fermare il consumo di suolo non è quindi una battaglia ideologica. Scopriamo quanto si spende, senza saperlo, nella nostra provincia.

Il rapporto ISPRA

Questi costi derivano dalle perdite irreversibili in termini di capitale naturale, o meglio, di servizi ecosistemici: si perde in produzione agricola e di materiali (ad esempio il legno), si spende di più in caso di inquinamento ed erosione del suolo, si consuma più energia a causa mancata mitigazione ai cambiamenti climatici (minor capacità di sequestro del carbonio nel suolo e nella vegetazione), aumentano i costi sanitari a causa della diminuzione della capacità di rimozione del particolato e di assorbimento dell’ozono.

Nella nostra provincia, colpita come altre da eventi meteorici estremi sempre più frequenti e dannosi, si spende per soluzioni di contenimento dovute alla perdita della capacità di assorbimento dei suoli.

Ci sono anche le perdite in termini naturali (di qualità degli habitat con conseguenze gravi ad esempio sulla capacità di impollinazione) nonché in ambito culturale e ricreativo.

Il terzo rapporto sul consumo di suolo in Italia, redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), oltre a mettere in fila le regioni, le provincie e i comuni più consumati, stima dettagliatamente i costi per ognuna di queste realtà territoriali.

Costi impressionanti e per di più sottostimati perché il consumo di suolo rilevato è di gran lunga inferiore a quello reale e i suoi effetti negativi coinvolgono anche aree non formalmente edificate e che quindi non sono state conteggiate nelle stime fatte, come ad esempio quelle che si ritrovano nelle immediate vicinanze di una nuova infrastruttura autostradale.

I numeri della provincia MB

Il rapporto ci dice che in Provincia di Monza e Brianza, ancora una volta la più consumata d’Italia (al 40,7% della superficie totale), le nuove urbanizzazioni previste nei vari Piani di Governo del Territorio interessano 2.322 ettari totali di cui 1.058 su aree libere e naturali. Si fanno i conti poi di quanto abbiamo perso: fino a 790.000 euro massimi di perdita per quanto riguarda la capacità di stoccaggio del carbonio tra il 2012 al 2015, più di 4 milioni (la parte maggiore) di perdita di produzione agricola, 252 mila euro di perdita della produzione legnosa, 126 mila euro di costi a causa del suolo eroso, più di 500 mila euro a causa della riduzione della permeabilità dei suoli. Un valore complessivo, sottostimato per quanto detto sopra, di oltre 5 milioni di euro. In altre province, che all’inizio del periodo considerato (2012-2015) si trovavano in situazioni meno compromesse, si registrano costi più alti ma le cifre brianzole sono comunque significative e meritano di essere diffuse.

I comuni che hanno speso di più

Lissone è sempre primo nella classifica dei comuni brianzoli a più alta percentuale di suolo consumato (71,3%) primo anche in Lombardia e sesto a livello nazionale dove dominano i comuni dell’hinterland napoletano.

Muggiò, Nova Milanese e Villasanta, Cesano Maderno, Seregno e Meda, insieme a Brugherio e altri 6 comuni superano il 50% di suolo consumato. Poco sotto il 50% Monza e Desio. In fondo alla classifica possono contare su condizioni migliori i comuni del Vimercatese Aicurzio, Mezzago, Ornago, Sulbiate e Cornate d’Adda.

Chi ha pagato il prezzo più alto in questi ultimi anni? Caponago e Lazzate con valori intorno al milione e mezzo di euro, seguono Lentate sul Seveso (tra gli 800 e 900 mila euro) e Agrate Brianza, a metà classifica in termini di superficie consumata ma che, secondo le analisi del rapporto, ha perso oltre 200.000 euro. Perchè? Cosa lega questi comuni? In Lombardia, si sottolinea nel testo, “i valori più elevati di consumo di suolo possono essere associati all’impatto locale di nuovi insediamenti produttivi e, in particolare, di nuove infrastrutture viabilistiche”, in questo caso TEEM e Pedemontana.

Eppure, nel caso degli insediamenti produttivi, Arpa Lombardia, con il Progetto SUOLI (Superfici Urbanizzate: Opportunità di Lavoro per le Imprese), ha indicato la strada giusta: aziende interessate e comuni possono incontrarsi per sviluppare nuove opportunità di lavoro attraverso il recupero delle aree dismesse e sottoutilizzate già urbanizzate. Il messaggio però non è stato recepito e si vede dai costi sopra riportati.

Ha perso solo 20 euro Ronco Briantino, la migliore insieme a Camparada. Qui da tempo si è posta invece particolare attenzione al problema del consumo di suolo.

Luca D’Achille

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Fonte Esterna
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