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L'intuito di due poliziotti in borghese, a Lissone arrestato uno spacciatore

L’intuito di due poliziotti in borghese, a Lissone arrestato uno spacciatore

27 Settembre 2016

Avere intuito è una qualità che nella vita serve sempre. E se per mestiere fai il poliziotto, allora può essere decisivo per fermare azioni criminose. Anche se fuori servizio. E’ quanto accaduto ieri notte a due agenti del commissariato di Polizia di Stato di Monza. Che, dopo un rocambolesco susseguirsi di eventi, hanno permesso l’arresto di un ricercato per spaccio di cocaina e la denuncia di altri cinque marocchini. La storia è curiosa e merita di essere raccontata.

I due poliziotti stavano tornando a casa dopo aver terminato il loro turno, quando, a Lissone, notano qualcosa di sospetto. Una Volkswagen Bora con due individui a bordo. Decidono di seguirla. La vettura si ferma davanti ad un condominio nel centro della città alle porte del capoluogo brianzolo. I due sospetti scendono dall’auto e vanno in una delle abitazioni dello stabile. A quel punto gli agenti in borghese decidono di chiamare i rinforzi. I loro colleghi arrivano e bussano alla porta dell’abitazione dove i due della Volkswagen Bora sono entrati poco prima. Nessuno apre. Ma l’appartamento è occupato, si sentono delle voci dall’interno. Allora, dopo aver bloccato le varie uscite, attraverso un ingresso secondario, scatta l’irruzione dei poliziotti. Che ci mettono davvero poco a scoprire una serie di illegalità.

Nell’abitazione, infatti, c’erano sei marocchini, tra i 22 e i 27 anni, tutti clandestini. Tra questi i due a bordo dell’auto sospetta. Dopo un controllo la vettura risulta rubata venerdì scorso a Roma. Per loro, quindi, partirà un’indagine per ricettazione. Oltre alla denuncia per immigrazione clandestina, che coinvolge anche i loro connazionali, per uno di essi, però, la condotta penale è ancora più grave. Si tratta, infatti, di H.M, 22 anni, uno dei componenti della banda che spacciava cocaina lungo la Valassina tra la provincia di Monza e quella di Lecco. Un paio di settimane fa, nell’ambito dell’operazione Mayday, la Questura di Lecco aveva emesso un ordine di cattura anche per il giovane marocchino. L’inchiesta, che nel nome fa riferimento all’allarme lanciato dai cittadini della zona e dai genitori dei ragazzi fruitori della droga, ha vaste proporzioni. Per il momento, infatti, ha portato all’arresto di 24 giovani, che spacciavano cocaina lungo la Superstrada 36, 15 denunce a piede libero e 30 segnalazioni in prefettura. Il giro d’affari è stimato in un milione e mezzo di euro con 3mila compratori identificati e 31mila cessioni di droga. Numeri che definiscono una situazione. Ma non possono raccontare i tanti drammi che ci sono dietro.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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