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Istituiti Clinici Zucchi di Monza, Ortopedia: la cura punta sulle biotecnologie

Istituiti Clinici Zucchi di Monza, Ortopedia: la cura punta sulle biotecnologie

5 Settembre 2016

Ricostruire il legamento crociato anteriore del ginocchio prelevando solo un tendine dal paziente, per ottenere così un innesto ideale che possieda insieme i vantaggi di un biologico autologo, ovvero proveniente dal paziente stesso, e le proprietà meccaniche di un dispositivo artificiale e semi-riassorbile. Questa la metodica con cui viene impiegato Artelon, un materiale innovativo costituito da una nuova classe di polimeri parzialmente riassorbibili e biocompatibili, introdotto in Italia nel 2011, grazie al lavoro degli esperti degli istituti Clinici Zucchi di Monza. I primi 45 casi sono stati presentati a Londra dall’équipe monzese, nel 2012; da allora, sono stati trattati più di 180 pazienti. Attualmente sono in corso nuovi studi per ampliare la ricerca e aggiornare la casistica, che verrà esposta a Barcellona nel maggio 2017, in occasione del XXVI Congresso Isokinetic FIFA “The Future of Football Medicine”.

“Poiché Artelon si integra perfettamente con il materiale biologico autologo, è possibile ottenere un innesto che ha le caratteristiche fisico-chimiche di un legamento crociato anteriore naturale, consentendo così una precoce ripresa funzionale, un migliore controllo del movimento e maggiore forza muscolare”, spiega il dottor Roberto De Pamphilis, Dirigente Medico, Responsabile del Servizio di Chirurgia della Spalla agli Istituti Clinici Zucchi di Monza e membro della Commissione Medica Federale F.I.S.G. (CONI). “Siamo stati tra i primi, e siamo tuttora tra i pochi al mondo, ad utilizzare questo device con risultati validi e molto promettenti”.

Chirurgia protesica articolare, correzione dei difetti di allineamento degli arti, trattamento delle pseudoartrosi e chirurgia artroscopica articolare ma anche trattamento ambulatoriale o chirurgico mini-invasivo delle tendinopatie dello sportivo: questi i punti di eccellenza dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia della struttura di Monza, diretta dal dottor Claudio Manzini. “Tra le patologie ortopediche più frequentemente diagnosticate e trattate, oltre alla traumatologia sportiva, vi sono le artropatie degenerative e post traumatiche del ginocchio, caviglia e piede, anca, spalla, gomito e mano”, afferma De Pamphilis. “Di queste circa il 15% viene trattato chirurgicamente mentre la restante parte è sottoposta a cicli conservativi di cure, che consistono in trattamenti specifici di fisiochinesiterapia e in trattamenti farmacologici, associati a tecniche di medicina rigenerativa ambulatoriale. Inoltre l’impiego delle moderne biotecnologie, quali i Fattori di Crescita (PRP) e le cellule staminali mesenchimali pluripotenti (MSCs), per il trattamento sia chirurgico che conservativo delle varie problematiche, ci consente di accelerare la guarigione biologica e la ripresa della funzione articolare, con minor rischio di rigidità e dolori per il paziente”.
Dunque trattamento delle patologie ortopediche attraverso i progressi dell’ingegneria biomedica, tecniche chirurgiche innovative e, soprattutto, rigenerazione tissutale grazie all’impiego di cellule staminali mesenchimali pluripotenti. Da circa tre anni infatti l’Unità Operativa, di cui fa parte De Pamphilis, sta conducendo uno studio relativamente all’utilizzo delle cellule staminali autologhe prelevate dal tessuto adiposo (ADMSC) per valutarne l’efficacia in termini di velocizzazione della guarigione e diminuzione del dolore post-operatorio. L’ipotesi di base è che si possano ottenere risultati clinici similari, utilizzando le cellule staminali autologhe da grasso rispetto a quelle prelevate dal midollo osseo, con i relativi vantaggi di una maggiore concentrazione, minore invasività del prelievo e minore costo procedurale.

“Gli studi sono ancora in corso ma i primi risultati sono più che soddisfacenti e incoraggianti. E’ poi importante sottolineare che, senza le solide basi del progresso scientifico finora raggiunto, l’applicazione di qualunque tecnologia moderna sarebbe destinata ad esaurirsi in un atto fine a se stesso. Fatte le dovute precisazioni, sono convinto che queste nuove applicazioni e l’ingegneria tissutale ci indurranno a cambiare mentalità e approccio riguardo alle patologie articolari e ai traumi sportivi, offrendoci prospettive future entusiasmanti”, ha concluso De Pamphilis.

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Fonte Esterna
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