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Vimercate, l'intervista a Mariasole Mascia: il Pd riparte dall'opposizione

Vimercate, l’intervista a Mariasole Mascia: il Pd riparte dall’opposizione

8 Luglio 2016
L’11 luglio si torna in aula consigliare a Vimercate per il primo consiglio comunale dell’era Sartini: fra i banchi dell’opposizione anche Mariasole Mascia.
Una sconfitta di soli trenta voti per la rappresentante del centrosinistra, che sembra aver reso ancora più combattiva Mascia. Nei prossimi cinque anni dovrà fare opposizione insieme ai suoi colleghi di coalizione contro chi, nel corso degli ultimi cinque anni, ha fatto un’opposizione che la stessa Mascia definisce focalizzata sul “giudizio morale”.
1) Fra poco inizierà una nuova avventura come consigliere comunale, ma all’opposizione: con quale spirito la affronterai?
Con entusiasmo e curiosità. Voglio provare a riportare a Vimercate un modo di fare “opposizione” che sia vigile e attento, ma anche attivo, dinamico e costruttivo. E’ l’opposizione che ormai da troppo tempo manca nella nostra città. In questi anni lo scontro tra maggioranza e minoranza si è focalizzato sul giudizio morale . L’opposizione, guidata dal M5S in primis – che evidentemente continua a considerarsi unico detentore dei requisiti di moralità e onestà – ha sottratto spazio e proposte al dibattito politico, per concentrarsi sul tentativo di delegittimare gli amministratori sotto il profilo etico e morale. Sono molto curiosa di vederli al lavoro e di osservare come reagiranno di fronte alle critiche che, come è normale che sia quando si va a governare, arriveranno.
2) La sconfitta alle elezioni è stata pesante, ma credi che possa avere anche un risvolto positivo per il partito? 
Una sconfitta di soli 30 voti, non la definirei proprio una sconfitta pesante…comunque credo che il messaggio di queste elezioni sia arrivato forte e chiaro: cambiamento e apertura. Questi sono i due nodi su cui il Partito democratico di Vimercate, insieme al resto della coalizione, dovrà confrontarsi nei prossimi mesi.
Cambiamento per me vuol dire coinvolgere e dare spazio a nuove risorse, a nuove energie e anche a nuove logiche e modalità di pensiero, senza rinnegare il passato. Il passato rimane, dice la sua, contribuisce, ma fa anche un piccolo passo indietro.
Ho lavorato tutta la campagna per questo obiettivo e credo di essere riuscita a mettere le basi per un vero rinnovamento. Il secondo nodo è l’apertura: le assemblee di autoanalisi collettiva non bastano più.
Il PD deve ritornare in strada, per le piazze e nei bar, a parlare con le persone, a raccontare chi siamo e cosa facciamo, per rompere la cortina di diffidenza dei cittadini – alimentata anche da un contesto nazionale non facile – e a riconquistare la loro fiducia.

3) Cosa ne pensi della nuova giunta composta da 3 assessori su 5 provenienti da fuori città?
La rispetto, ovviamente, essendo una scelta insindacabile del Sindaco, ma non la condivido.
Vimercate ha 26.000 abitanti ed è piena di grandi risorse, di persone altrettanto competenti che vivono la quotidianità della città, che conoscono il territorio, la sua storia e la sua cultura.
Io, da cittadina, avrei preferito essere rappresentata e amministrata da persone che conoscono Vimercate e i vimercatesi. Non per campanilismo, ma perché la conoscenza a 360 gradi e la comprensione del contesto in cui si opera, credo che sia requisito imprescindibile per amministrare bene una comunità, che non è fatta solo di carte e di numeri, ma è fatta di persone, di uomini, di storia e di un “comune sentire” che, purtroppo, credo mancherà alla maggior parte dei nuovi Assessori, a cui  comunque faccio il mio migliore augurio di buon lavoro.
4) Hai deciso di realizzare una “giunta ombra” o un piccolo organismo che controlli l’operato dell’amministrazione?

Un organismo che vigili ma anche e soprattutto che faccia proposte alternative. Non dimentichiamoci che il nostro programma è stato votato dalla metà quasi dei cittadini vimercatesi: del doppio di quelli che hanno votato il programma del M5S. Vogliamo provare a portare a casa degli obiettivi, per il bene della città.

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Lorenzo Giglio
Classe 1981, giornalista pubblicista, ho sempre cercato la verità bella o brutta che sia in tutto ciò che mi circonda. Amante dell'arte, della fotografia e soprattutto del rock, non mi tiro mai indietro se devo guardare una bella partita di calcio. Non mi piacciono gli schemi prestabiliti e trovo troppo strette le appartenenze di partito, anche perchè come dicevano i Queen: "Anyway the wind blows doesn't really matter to me".


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