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Seveso, una sala del municipio intitolata a Rocca: "Sindaco della diossina"

Seveso, una sala del municipio intitolata a Rocca: “Sindaco della diossina”

12 Luglio 2016

A Seveso la sala consiliare del municipio è ora intitolata a Francesco Rocca, “il sindaco della diossina” che fu a capo dell’amministrazione sevesina per dieci anni, dal 1970 al 1980, trovandosi a gestire i drammatici momenti dell’incidente Icmesa del luglio 1976.

La proposta, avanzata a maggio dal presidente del consiglio comunale Giorgio Garofalo, si è concretizzata domenica 10 luglio, a quarant’anni esatti dal disastro diossina, nella neo battezzata sala comunale, affollatissima nonostante l’afa del primo pomeriggio.

«Rocca si fece carico della situazione in un momento molto difficile – ricorda commosso il sindaco Paolo Butti -. Ne siamo usciti, e oggi Seveso è un’altra cosa. Ci sembrava giusto dedicargli una delle sale principali del Comune».

Rocca si trovò a dover prendere decisioni impopolari ma giuste, come quella dello sfollamento dei residenti della zona A (la maggiormente colpita dalla diossina), collaborando con le istituzioni e l’opposizione. 

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«Si tratta di un giusto riconoscimento per chi ha saputo gestire la politica sevesina – continua Garofalo, che ha dato poi lettura di alcuni brani tratti da “I giorni della diossina”, il libro scritto da Rocca nel 79 -. D’altra parte, cosa sarebbe Seveso senza il 10 luglio 1976? La memoria è importante, soprattutto per i momenti più dolorosi della storia».

Diverse persone sono intervenute nel corso della cerimonia per condividere un ricordo di Rocca. Tra queste anche Cesare Cavalleri, che scrisse la prefazione de “I giorni della diossina” e che ha sottolineato “la profonda umanità” di Rocca: «La memoria ha sempre a che fare con l’arte e con la bellezza – ha esordito -, perché soltanto attraverso il radicamento culturale si può creare una vera convivenza civile. Comunità e solidarietà nascono dall’orgoglio delle proprie radici, e credo che Seveso possa essere orgogliosa, partendo da radici solide e culturalmente valide». «Uno dei suoi doni era la capacità di stare ad ascoltare, anche nella diversità di opinioni – ricorda Massimilano Fratter, direttore del Bosco delle Querce, che conobbe Rocca durante il lavoro dedicato alla propria tesi di laurea, incentrata su Seveso e sull’incidente Icmesa -. Non si è mai sottratto, nemmeno fisicamente, alla sua responsabilità di primo cittadino».

«È stata una cerimonia ufficiale, ma anche familiare – ha commentato commossa la vedova Rocca, accompagnata dalla figlia e dal figlio -. Grazie, non mi aspettavo di trovare un clima tanto affettuoso». 

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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