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Monza, la violenza corre sugli autobus: autisti e pendolari hanno paura

Monza, la violenza corre sugli autobus: autisti e pendolari hanno paura

22 Luglio 2016

piazza-castello-mbE’ passato quasi un anno da quel 27 luglio quando un autista della linea Z321 (Monza-Trezzo sull’Adda) è stato ferocemente aggredito da un passeggero extracomunitario al capolinea di Monza piazza Castello. Le fratture e i punti di sutura sono guariti. E la normale quotidianità, anche lavorativa, è da tempo tornata. Eppure il terrore continua a correre sulla linea. Gli autisti e i controllori sono ancora oggetto di episodi di violenza. Fisica e verbale. Solo cinque mesi fa, quando un ragazzo italiano, privo di biglietto e documenti, ha sferrato un pugno all’autista sulla linea Z203 Monza-Muggiò. Allora siamo andati a parlare con alcuni autisti e pendolari. Per capire cosa pensano, quali sono i percorsi considerati più a rischio. E quali possono essere le soluzioni per aumentare la sicurezza. Di tutti.

andrea-aliprandi-mbA piazza Castello l’atmosfera è quella di una tipica mattinata di fine luglio. Il via vai di persone, l’attesa alle fermate degli autobus. Non c’è la ressa del periodo scolastico. L’estate dona un tocco particolare a chi le vacanze non le ha fatte ancora. Come Matteo, che da otto anni è un autista della Autoguidovie, una delle società che si occupa del trasporto urbano ed extraurbano nella provincia di Monza e Brianza. Sta per mettersi alla guida della linea Z205, quella che collega Monza e Limbiate, ma attraversa Varedo, Nova Milanese e Muggiò. “A me non è mai successo nessun episodio di violenza – afferma – ma ho sentito diversi colleghi che sono stati protagonisti di gravi intemperanze da parte di alcuni passeggeri. Per la mia esperienza la linea più a rischio è la Z221, quella che arriva fino a Mariano Comense, passando per Giussano e Carate Brianza – continua – soprattutto il tratto da Monza a Sesto San Giovanni è il più delicato”.
Per lui il problema è la maleducazione della gente. “Spesso non chiediamo il biglietto per evitare pesanti discussioni – racconta Matteo – non penso, però, che sia necessario avere i vigilantes a bordo, potrebbero anche bastare i tornelli all’ingresso degli autobus, come già avviene all’estero”.

Che la questione principale non siano i singoli episodi di violenza, ma, più in generale, il comportamento sociale delle persone, sembra essere un’opinione diffusa tra chi, per lavoro, conduce un autobus. “A livello di mezzo meccanico siamo più sicuri di una volta – sostiene Andrea Aliprandi (nella foto alla guida all’autobus), 54 anni e autista da 21, dipendente della NET (Nord Est Trasporti, società del Gruppo ATM) – ci sono 3 telecamere all’interno delle vetture ed una esterna. Ma c’è meno rispetto, anche del nostro ruolo – continua – le discussioni possono nascere dall’arroganza di un 12enne o solo perché, in una società ipertecnologica dove tutte è veloce, le persone hanno sempre fretta e non capiscono, ad esempio, che io non posso partire con quattro passeggini aperti a bordo”. Andrea ha 2 figli e, quando è a lavoro, cerca di fare il suo dovere senza correre rischi. Anche quando, come mentre parla con noi, sta per mettersi alla guida della Z321, proprio la linea dove un anno fa c’è stato una grave aggressione ad un suo collega. “Sulla tratta per Vimercate non mi è mai capitato nulla – afferma – credo che tra le linee più insicure ci sia anche la Z314, quella che arriva a Gessate e passa per Agrate. Salgono spesso a bordo rifugiati e la mancanza di controlli ha aumentato il senso di pericolo. Poi non succede nulla, ma a volte… Gli episodi di cronaca parlano da soli”.

marcello-bernardi-mbPer gli autisti la sicurezza sugli autobus, quindi, è tutto tranne che garantita. Cosa ne pensano i pendolari? La maggior parte non ha assistito a scene di violenza e ritiene che il servizio di trasporti si svolga in un clima di tranquillità. Le discussioni principali sono causate dai classici “portoghesi”, passeggeri che spesso ‘pretendono’ di poter salire sull’autobus senza biglietto. “A volte ho visto che è stato necessario farli scendere con la forza” ricorda Marcello Bernardi, 20 anni, studente universitario in attesa dello Z221 a Corso Milano (nella foto). “Forse, però, non guasterebbe, in alcune circostanze, un po’ di tolleranza in più da parte dei controllori nei confronti di chi, per una volta, ha dimenticato l’abbonamento” afferma Daniele Foti, 17 anni, che attende lo Z205 in piazza Castello. Per alcuni la sicurezza, in generale, sembra addirittura essere migliorata. “Qualche anno fa mi è capitato di notare ubriachi sugli autobus, per fortuna non molesti – afferma Silvia Galimberti (nella foto alla fermata dell’autobus), 38 anni, frequente passeggera delle linee urbane di Monza (Z202) , ma anche di quelle per Sesto San Giovanni (Z222) e Cologno Monzese (Z203) – ultimamente non ho visto nulla di strano o pericoloso e sono migliorate anche alcune fermate in centro”.

silvia-galimberti-mb (2) (Copia)Insomma sul fronte passeggeri la situazione degli autobus nel capoluogo brianzolo sembra piuttosto rassicurante. Quando, un po’ più rinfrancati, stiamo per andare via, arriva la linea Z201 (S. Albino – S. Alessandro). Dalla vettura scende un giovane uomo dall’età indefinita, barba incolta, piercing al naso, gomma in bocca, cappello in testa e look un po’ trasandato. Proviamo a chiedere la sua opinione sull’argomento in questione. “Il pericolo sono io” afferma con tono all’apparenza scherzoso. Speriamo, davvero, che non stesse dicendo sul serio.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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