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Golpe in Turchia, paura per la Onlus "Insieme si può fare"

Golpe in Turchia, paura per la Onlus “Insieme si può fare”

18 Luglio 2016

missione-pace-mbQuando la storia entra dalla porta principale nella tua vita. E rischia di cambiarla radicalmente. Deve essere stato questo il pensiero dei volontari di “Insieme si può fare”, la Onlus di Monza impegnata da circa 3 anni a portare aiuti umanitari ai siriani in fuga dalla guerra. La notte tra il 15 e il 16 luglio il tentato golpe in Turchia li ha sorpresi mentre erano a Reyhanli, una cittadina che si trova nel paese della Mezzaluna, proprio al confine con la Siria. “Avevamo finito la distribuzione dei pacchi alimentari molto tardi ed eravamo anche andati a trovare una ragazza rimasta gravemente paralizzata dopo un attacco ad Aleppo in cui ha anche perso un figlio e il marito – racconta Bruna Mandelli, vicepresidente di ‘Insieme si può fare’ – per questo abbiamo deciso di non tornare subito in albergo, la notizia di quello che stava succedendo ci ha raggiunto solo grazie alle telefonate dall’Italia perché quando siamo in giro non abbiamo nessuna connessione Internet”.

A quel punto l’atmosfera di tensione nelle strade era palpabile. Per fortuna i volontari della Onlus logo-onlus-mbmonzese, che avevano lasciato l’Italia l’11 luglio e, in occasione di questa missione, erano riusciti a portare 280 pacchi alimentari per le famiglie siriane, sono riusciti a rientrare nel proprio albergo. “Ci ha chiamato anche l’Unità di crisi della Farnesina per dirci di non muoverci – spiega Mandelli – la gente di Reyhanli, nel frattempo, si è riversata in strada e ha riempito la piazza principale della città. C’erano tantissime bandiere della Turchia, rumori di clacson e tutti inneggiavano al presidente Erdogan. Non abbiamo sentito spari, ma quella notte non è stato possibile prendere sonno”. La situazione si è definita con il passare delle ore. La tensione ha lasciato spazio ad una calma apparente. “Tutti gli aeroporti turchi sono stati chiusi – continua la vicepresidente di  “Insieme si può fare” – noi, che dovevamo ripartire il 16 mattina da Hatay e fare scalo ad Istanbul, siamo rimasti bloccati a Reyhanli. Poi, per fortuna, abbiamo preso l’aereo il 17 mattina e siamo tornati in Italia. Ora siamo a casa e stiamo bene!”.

bruna-mandelli-mbQuesta volta la missione della Onlus, che ha sede in viale Libertà a Monza, era stata un po’ tribolata sin dall’inizio. “Siamo arrivati in Turchia con 140 kg di bagagli di aiuti, avevamo portato vestiti, magliette, zainetti, calzini e creme, soprattutto per i bambini siriani – spiega Mandelli – alla dogana ci hanno sequestrato 80 kg di questo materiale, compresi 500 peluche che avevamo raccolto in Italia in un tempo davvero breve. Poi, grazie all’intervento del sindaco di Reyhanli, la situazione si è sbloccata”.

Ora, probabilmente, i progetti di “Insieme si può fare” dovranno fare i conti con l’instabilità turca e con la reazione di Erdogan ad un fallito golpe che ha fatto quasi 300 morti. “Siamo arrivati a 31 container di aiuti umanitari e cercheremo in tutti i modi di continuare a spedirne da Segrate – assicura la vicepresidente – abbiamo, poi, tante altre iniziative come, ad esempio, il ‘Sostegno alle scuole’, che ci permette anche di dare un contributo concreto alle necessità di alcuni istituti di istruzione, uno dei quali porta perfino il nome della nostra Onlus”.

Difficile programmare in questo momento altri viaggi. Mese utile potrebbe essere dicembre con il ponte dell’Immacolata e le vacanze di Natale. Poi c’è sempre la missione di Pasqua, divenuta ormai una tradizione. “Bisognerà fare i conti anche con le paure delle nostre famiglie – afferma la Mandelli, madre di un ragazzo di 12 anni – in ogni caso i nostri aiuti non mancheranno, grazie anche al sostegno in loco di Peace Organization, che si occupa del trasporto e della distribuzione del materiale”.

La voglia di fare del bene, insomma, non è assolutamente scalfita. Anche se, dopo questa tribolata missione, è il momento di fare il punto. “Io prenderò una pausa di riflessione che mi servirà anche a ricaricare le batterie – scrive il presidente Lorenzo Locati in un post sulla pagina Facebook della Onlus – vorrei ringraziare tutti per il sostegno morale che ci avete dimostrato. Continuate a seguirci!”.

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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