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Monza, aree cani: tra padroni maleducati, multe e regolamenti (voi li conoscete?)

Monza, aree cani: tra padroni maleducati, multe e regolamenti (voi li conoscete?)

8 Luglio 2016

Problema numero uno quando si parla di aree cani a Monza? Il comportamento dei padroni di questi animali. Almeno è quanto pensano molti di quelli che abitano nei quartieri di San Fruttuoso, Triante, San Carlo e San Giuseppe. La zona più popolosa della città dove ci sono spazi riservati ai migliori amici dell’uomo, frequentati tutti i giorni, anche più volte al giorno.

Nel capoluogo brianzolo ci sono 15mila cani, il Comune ha creato 16 aree di questo tipo. Tante, poche, con pregi e difetti. Ognuno ha la propria opinione sull’argomento. Un piccolo viaggio alla scoperta delle lacune e delle positività di una realtà dedicata agli animali a quattro zampe. Ma anche ai loro padroni. E sopratutto alle loro azioni.

Il dogy boxSu questo il “Regolamento comunale per il benessere degli animali e per una migliore convivenza con la collettività umana”, approvato dal Comune di Monza nel 2004, parla chiaro.

Un testo dettagliato per definire una tematica molto sentita dall’opinione pubblica. Un capitolo, il quarto, è dedicato proprio ai cani. Spiccano gli articoli 25, 26 e 27, che definiscono rispettivamente l’accesso ai giardini, parchi ed aree pubbliche, le aree e i percorsi destinati ai cani e l’obbligo di raccolta degli escrementi. Tra le altre cose, in queste disposizioni, sono definiti principi come “l’obbligo di utilizzare il guinzaglio e, ove necessario, l’apposita museruola qualora gli animali possano determinare danni o disturbi agli altri frequentatori…” e la possibilità per i cani “negli spazi a loro destinati di muoversi, correre e giocare liberamente, senza guinzaglio e museruola, sotto la vigile responsabilità degli accompagnatori…”. L’inosservanza di queste norme prevede anche delle sanzioni amministrative dai 50 ai 200 euro. Nonostante ciò il rispetto di quanto previsto nel Regolamento comunale è, spesso, relativo.

Zoe

“Nei giardini tra via Biancamano e via Montecervino a Triante – ci ha segnalato Alberto Aliprandi, proprietario di Zoe (in foto a destra), una boxer di 20 mesi – ci sono proprietari che si ostinano a lasciare i cani liberi in uno spazio dove la legge non lo consente”. Con possibili conseguenze negative sulla sicurezza dell’animale stesso e delle altre persone. “La mia Zoe è stata azzannata da un cane libero quando aveva 4 mesi – continua il signor Alberto – ancora oggi è alquanto traumatizzata. Non riesco a capire perché molte persone non vogliano fare 700 metri o al massimo un chilometro per portare i propri cani nelle vicine aree di via Adigrat e via dei Cappuccini”.

La maleducazione e il poco rispetto altrui, che a volte si estende alla mancata raccolta degli escrementi animali, è un dato sottolineato da più persone. “Io porto i miei tre cani nell’area di via Adrigrat due volte al giorno – racconta Lorenzo – qui lo spazio è ben curato, ma è piccolo e molti non capiscono che non ci si può trattenere troppo, soprattutto se l’incompatibilità tra i rispettivi cani non permette la condivisione dell’area”.

I signori Nello e Felice con i loro caniCi siamo spostati di qualche centinaio di metri. Zona San Giuseppe, area cani di via dei Cappuccini. Qui il comportamento dei padroni degli amici a 4 zampe sembra, nel complesso, improntato alla correttezza. “Certamente qualche incivile c’è sempre, ma in generale io vedo rispetto – afferma Alessandra, proprietaria di Ryan, un cane corso di 5 anni – piuttosto mi colpisce che molti siano convinti che non possiamo portare i nostri animali nei giardini pubblici nemmeno al guinzaglio”.

I problemi, comunque, non mancano nemmeno a San Giuseppe. “L’area di via dei Cappuccini è molto estesa, ma dovrebbe essere attrezzata meglio – si lamentano Felice Di Leo e Nello Sirtori, circondati rispettivamente dai loro Robin e Luckie – l’impianto di illuminazione è stato rifatto 2 mesi fa e non è funzionante, il rubinetto della fontana è rotto, ci sono buche eccessivamente grandi in cui si rischia di cadere e gli alberi avrebbero bisogno di una potature perché sono pericolanti”. E, poi, anche ai nostri occhi spicca un’altra cosa. “Qui c’è una dogy box (come previsto dall’art.27 del Regolamento comunale, Ndr) – affermano Felice e Nello – ma è rotta e sporca da almeno 4 anni”. Sacchetto e paletta, insomma, è meglio portarseli da casa.


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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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