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Con Pedemontana la diossina fa ancora paura. Tutte le informazioni sui carotaggi

Con Pedemontana la diossina fa ancora paura. Tutte le informazioni sui carotaggi

29 Aprile 2016

«È di nuovo come nel ’76». Non ha dubbi Massimiliano Fratter, direttore del Bosco delle Querce, al termine dell’incontro di mercoledì 27 aprile alla Fondazione Lombardia per l’Ambiente di Seveso. Sono passate più di tre ore, dalle 21.00 fino a mezzanotte passata: inizialmente i tecnici di Pedemontana e il geologo Gianni Del Pero hanno presentato le modalità dei carotaggi voluti dal Cipe per quantificare i livelli di diossina presenti nei terreni interessati dal tracciato di Pedemontana, ma molto presto sono stati i cittadini a prendere in mano la serata, con domande preoccupate, recriminazioni e accuse. E una costante: tutti sembrano ostili a questa autostrada.

Fratter in realtà ha solo parzialmente ragione: oggi, rispetto a quarant’anni fa, c’è più consapevolezza e manca, invece, quel terrore confuso dei giorni e dei mesi successivi al 10 luglio 1976. Ma nel 2016 la diossina fa ancora paura e accende facilmente le polemiche legate al territorio. Tanto che la serata si è aperta con la provocazione del comitato No Pedemontana, che ha consegnato al tavolo dei relatori una cassetta di carote: «Sono queste le carote che ci piacciono – hanno annunciato -. Non vogliamo subire per la seconda volta la stessa minaccia diossina: i carotaggi su misura non servono, serve fermare Pedemontana».

No Pedemontana: «Di sicuro servono di più le carote»

No Pedemontana: «Di sicuro servono di più le carote»

I carotaggi, in realtà, serviranno a conoscere meglio il territorio per capire come procedere: lo spiega Andrea Marzi, rappresentante di Nuova Briantea. A Seveso saranno 54 i punti dove verranno prelevati i campioni da esaminare a tre diverse profondità: top soil (fino a -20 cm), intermedio (fino a -1 m) e profondo (fino a -2 m). Di questi 54 punti, stabiliti da Arpa, sono 39 quelli che si trovano in terreni privati: i proprietari stanno ricevendo la comunicazione in questi giorni. Ogni prelievo per punto non occuperà più di mezza giornata: i lavori cominceranno martedì 3 maggio e finiranno, non solo a Seveso ma in tutti i comuni interessati, ovvero quelli della tratta B2, prima della fine di giugno. Bisognerà poi attendere i tempi di laboratorio e quelli della validazione da parte di Arpa, che verificherà la correttezza delle analisi: i risultati, dunque, dovrebbero essere disponibili prima di settembre.

E la sicurezza? «Il personale userà delle tute protettive in tyvek verdi, mascherine e dispositivi di protezione – spiega Marzi -. I livelli di contaminazione però sono molto bassi. Ci siamo comunque confrontati con l’ospedale di Desio in materia, e abbiamo previsto la bagnatura preventiva delle aree e l’utilizzo di teli antipolvere, di gonne di protezione e aspiratori sulle macchine, oltre che di buste ermetiche per contenere i campioni». Come forma di massima cautela si consiglierà agli abitanti nel raggio di 10 m dai lavori di tenere le finestre chiuse. Ma Gianni Del Pero, il geologo scelto dai comuni per eseguire il contraddittorio e verificare i dati dei laboratori di Pedemontana, afferma che sarà sul posto senza tuta verde. E avvisa: «Spesso chi si è occupato di diossina lo ha fatto in modo superficiale – afferma -. Si tende a dimenticare che l’esposizione è considerata uno dei parametri base per definire la tossicità. Ma non crediate che questi campioni siano tutti rappresentativi dello stato di inquinamento di Seveso o dei comuni limitrofi: il top soil del Bosco delle Querce (ex zona A, ndr), per esempio, non conterrà diossina, perché ai tempi fu asportato fino a 80 cm. Ugualmente, in altri ambiti ci saranno stati interventi esterni o di aratura che hanno rigirato la terra, alterandone la stratificazione originaria».

Una volta definiti i risultati si deciderà come procedere, prevedendo una eventuale bonifica o una modifica degli interventi. «Al momento non ci sono sicurezze sul proseguimento dell’opera – sottolinea il sindaco Paolo Butti -. Faremo valere tutte le prerogative che potremo mettere in atto qualora si decida per la bonifica». «Sì, ma chi la fa la bonifica? – chiede Alberto Colombo di Insieme in Rete -. E chi la paga, Pedemontana, che nel 2008 aveva minimizzato la situazione relegando il problema ad alcuni “hot spot”, o la Regione?».

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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