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IMAGINE: il nuovo modo di fare scuola all'istituto Milani di Meda

IMAGINE: il nuovo modo di fare scuola all’istituto Milani di Meda

22 Gennaio 2016

Un modo diverso di studiare, conoscendo il territorio, lavorando con la fotografia e le nuove tecnologie digitali (come mappe interattive, programmi di geolocalizzazione), e soprattutto sentendosi un po’ più europei. È I.M.A.G.I.N.E., un progetto triennale che coinvolge 10 istituti di tutta Europa: 3 francesi, 1 spagnolo, 1 portoghese, 1 lituano, 1 croato, 1 finlandese e 2 italiani. Di questi, uno è una scuola di Padova, l’altro è listituto professionale Milani di Meda. Capofila del progetto è il Cce, il Centro di cultura europeo di Saint-Jean d’Angely, in Francia, che si occupa da sempre di iniziative culturali.

Il progetto I.M.A.G.I.N.E. è partito nel 2014 e durerà fino al 2017: insegnanti e studenti lo presenteranno a genitori e alunni mercoledì 27 gennaio alle ore 17.00, presso l’aula magna di Seveso, in via De Gasperi. Un incontro presieduto dai docenti della commissione Erasmus + , con l’intervento di quei ragazzi che hanno già preso parte alle azioni di mobilità, per fare il punto della situazione e chiarire gli obiettivi raggiunti e quelli futuri.

 «Si tratta di un lavoro di raccordo sull’immaginazione attraverso la fotografia, il gioco e la riscoperta del territorio – spiega la professoressa Maria Rosaria Annunziata, insegnante di inglese e referente di progetto Erasmus + -. Incoraggiamo i ragazzi a lavorare con la grafica e i video, con lo scopo finale di creare un’app per il territorio e un gioco multimediale interattivo». Il tutto su un piano europeo: con gli altri istituti sono previsti scambi culturali per mobilità lunghe (2 mesi), a cui partecipano di norma un paio di studenti per Paese, che ricambieranno poi l’ospitalità ricevuta accogliendo a loro volta gli studenti stranieri, e brevi (6 giorni), che coinvolgono invece una decina di persone, accolte in famiglie o in strutture ricettive come ostelli. «Abbiamo già ospitato delle studentesse francesi per un paio di mesi, che a loro volta hanno accolto due nostre ragazze – continua Annunziata -. Il processo di selezione per poter accedere alla mobilità non è semplice: contano la media scolastica e la conoscenza dell’inglese, ma anche la motivazione e le diverse competenze che i partecipanti potrebbero acquisire o condividere». Anche per non gravare sugli studi, sono escluse dal progetto le classi V: partecipano, invece, gli alunni del II, III e IV anno.

E i risultati? Per ora, decisamente positivi: «Stiamo riscontrando una partecipazione attiva anche da parte di quegli studenti che sono, normalmente, i meno motivati – racconta Annunziata, mentre si prepara alla partenza per la Finlandia, dove accompagnerà due studentesse per una mobilità, e dove parteciperà a un incontro con gli altri docenti europei dedicato all’abbandono scolastico -. Si tratta di un momento di raccordo importante, un’esperienza che aiuta anche noi insegnanti a trovare di volta in volta le strategie migliori da adottare con i ragazzi. Questa – conclude – è la nostra prima esperienza come istituto negli ambiti Erasmus e, per ora, non possiamo che esserne orgogliosi».

Articolo aggiornato il 26.01.2016

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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