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Mancati pagamenti, come può il lavoratore recuperare i crediti?

Mancati pagamenti, come può il lavoratore recuperare i crediti?

23 Novembre 2015

In un periodo di crisi come questo, quanto incide nella vostra attività il mancato pagamento delle spettanze?

Possiamo dire che quasi il 50% della nostra attività è costituito da una vertenzialità rivolta al recupero dei crediti da lavoro.

C’è stata una evoluzione delle vertenze negli ultimi 5 anni, siamo passati da vertenze principalmente indirizzate contro i licenziamenti, le nullità dei contratti a termine e differenze sulle spettanze a vertenze per il mancato pagamento di spettanze e tfr.

Quindi la crisi per i lavoratori non significa solo cassa integrazione e licenziamenti?

Proprio così. La mancanza di liquidità delle imprese ha creato una reazione a catena con gravi difficoltà per le aziende e conseguenze pesantissime per i dipendenti.

Le tutele del reddito previste dai contratti di solidarietà e dalle casse integrazioni (ordinaria, straordinaria e in deroga) e l’indennità di disoccupazione hanno limitato i danni per molti, ma le situazioni critiche hanno lasciato uno strascico di debiti delle aziende nei confronti di dipendenti o ex dipendenti che richiedono da parte nostra un impegno straordinario.

Come si affrontano queste situazioni?

È bene fare una piccola premessa, ci sono diversi livelli di difficoltà che ci troviamo ad affrontare e il risultato del nostro lavoro è purtroppo condizionato da fattori esterni sui quali non abbiamo la possibilità di incidere né per quanto riguarda il completo recupero del dovuto né per una tempistica prevedibile con certezza.

Come dicevo il mancato pagamento delle spettanze può essere affrontato con diverse azioni vertenziali e legali a seconda dei casi, per questo è importante che i lavoratori che si trovino in queste situazioni si rivolgano al sindacato o a soggetti specializzati in materia per avere le informazioni utili al caso.

Va tenuto comunque presente che non sempre le azioni intraprese per il recupero del credito del lavoratore, siano esse di carattere vertenziale o legale, vanno a buon fine. Questo, infatti, dipende da una serie di circostanze riconducibili alla possibilità o meno di rivalersi sui beni del datore di lavoro-debitore nel caso in cui non adempia spontaneamente.

Va considerata, inoltre, la possibilità che subentri il fallimento o il concordato preventivo dell’azienda debitrice in qual caso il lavoratore dovrà mettere in atto azioni diverse per il recupero dei propri crediti.

Vista da fuori sembra una cosa complicata, ho l’impressione che siano situazioni che un qualsiasi lavoratore non possa affrontare da solo.

È così?

Spesso sì. Le complicazioni sono di vario tipo che non possono essere affrontate compiutamente in questa sede. Diciamo solo che oltre alle possibilità già descritte un’ ulteriore possibilità che ha a disposizione il lavoratore per il recupero dei propri crediti da lavoro è rappresentata dall’intervento del Fondo di garanzia istituito presso l’INPS.

Ma anche in questo caso è necessario che il lavoratore si precostituisca un serie di atti indispensabili per poter presentare la domanda all’INPS in quanto dovrà dimostrare di avere esperito ogni utile azione per il recupero del suo credito nei confronti del datore di lavoro.

Ci sono dei termini entro i quali il lavoratore dovrà agire per recuperare i propri crediti?

I crediti da lavoro si prescrivono dopo 5 anni, ma nel caso delle retribuzioni, quindi escluso il trattamento di fine rapporto, è sempre meglio che le eventuali azioni legali vengano messe in atto entro un anno dalla maturazione delle spettanze non pagate in quanto in caso di fallimento dell’azienda o comunque dell’impossibilità di recuperare il dovuto dal datore di lavoro, non sarà possibile fare ricorso al Fondo di garanzia dell’Inps che, comunque, si precisa, non vengono riconosciute per intero ma in misura pari a tre volte la misura massima del trattamento straordinario di integrazione salariale mensile, al netto delle trattenute assistenziali e previdenziali.

 

Quindi il passaggio in sede sindacale è indispensabile per orientarsi?

A nostro parere è consigliabile, sia per una corretta valutazione della situazione individuale e/o collettiva dei crediti che per avere un’ assistenza specializzata, visto che quasi sempre va a finire che si dovrà avere a che fare con avvocati, curatori fallimentari, commissari giudiziali, giudici e Inps, preparare, verificare e inviare documenti attestanti il credito ed il suo riconoscimento entro scadenze precise.

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Giovanna Piccoli
Piccoli Giovanna, età 56 anni, lavoro in CGIL dal 1981. Dal 1981 al maggio 2012 sono stata assegnata alla Funzione Pubblica (categoria del pubblico impiego) dove seguivo la vertenzialità dei dipendenti pubblici. Dal giugno 2012 ho assunti l’incarico di responsabile dell’Ufficio vertenze CGIL di Monza e Brianza.


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