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La vita del pilota Tino Brambilla in un libro di Walter Consonni

La vita del pilota Tino Brambilla in un libro di Walter Consonni

1 Ottobre 2015

“Tino Brambilla – Mi è sempre piaciuto vincere”, ecco il libro che si aspettava, scritto dal giornalista e suo amico Walter Consonni per Giorgio Nada Editore, sul pilota nostrano.

Ernesto, detto Tino, Brambilla, 81 anni, è stato un pilota motociclistico e automobilistico, passato alla storia per due eventi: essere stato testimone oculare, probabilmente l’unico, dell’incidente all’Autodromo di Monza costato la vita al leggendario Alberto Ascari ed essere stato il primo pilota a vincere una corsa al volante di una Ferrari Dino.

tino-brambilla-mbPur essendo considerato da molti più abile alla guida, Tino Brambilla ha aiutato il fratello minore Vittorio, scomparso nel 2001, a raggiungere traguardi da lui solo sognati, come la vittoria in un Gran premio di Formula 1. I due Brambilla, personaggi mitici del motorismo monzese, erano figli del titolare di un’officina di riparazioni di veicoli. Tino, dopo alcuni successi in gare minori, è diventato campione italiano di Terza Categoria nel 1954. Come pilota ufficiale della MV Agusta ha conquistato due titoli italiani Juniores della “250”. Nel 1959 ha fatto il suo esordio nel Motomondiale, ottenendo un eccezionale terzo posto all’esordio al Gp di Germania della “350”. Passato alla Bianchi, ha vinto il titolo di campione italiano Seniores della “500” nel 1961. Sceso dalle moto e salito sulle auto, nel 1966 è stato campione italiano di Formula 3 con una Brabham-Ford e nel 1968 è arrivato terzo al Campionato europeo di Formula 2 con una Ferrari.

Presentando il libro al pubblico in Sala Talamoni del settimanale Il Cittadino, il giornalista e amico Carlo Gaeta ha detto: “Tino Brambilla è uno dei grandi personaggi che ha fatto la storia di Monza. Si dice che i brianzoli siano freddi, ma non è vero e Tino lo dimostra: lui nella sua vita non ha pensato solo a ‘laurà’, ma anche a regalare emozioni”.

L’autore del libro Consonni ha raccontato: “Ci ho messo 5 anni per convincere Tino a raccontare la sua vita per un libro. Solo quando lo scorso 31 gennaio abbiamo festeggiato il suo 81° compleanno, preso dallo sfinimento per le insistenze ha accettato. Io non avevo mai scritto un libro, ma arrivavo da una lunga esperienza di reportage sportivo. Scrivendo il libro mi sono accorto che sia Tino che la sua compagna Clara piangevano dalla commozione mentre lui raccontava la sua vita. Del resto, parlare di Tino non è solo parlare della sua vita, ma anche della storia di Monza, della storia della mia e di tante altre famiglie, di ragazzi cresciuti in una città a misura d’uomo, con un parco e un autodromo che ci facevano sognare tutti i giorni”. Riguardo alla scelta del titolo Consonni ha spiegato che “Tino non scendeva in pista solo per partecipare, ma per vincere. Quando tornava a casa che aveva perso non era affatto contento!”. Un pilota guascone che ora è diventato un nonno affettuoso… “La difficoltà maggiore nello scrivere il libro è stata proprio trovare un compromesso tra il Tino giovane e il Tino di adesso. Perché sono due persone diverse. Ora è un uomo più malleabile, più disposto all’ascolto. Prima invece era molto rigido: seguiva i suoi istinti, le sue pulsioni. Da giovane era un uomo energico, competitivo, con un grande senso dell’agonismo”.

Stefano Nada, figlio dell’editore, ha evidenziato come Tino Brambilla sia “un personaggio molto noto nelle nostre terre, ma poco noto a livello internazionale. È difficile in questo periodo vendere libri, ma la città di Monza sta testimoniando tanto affetto nei suoi confronti. Il libro sarà un cavallo di battaglia della nostra casa editrice: non per caso sarà disponibile anche alla Ferrari, a Maranello”.

Tino Brambilla, pressato dalle domande del pubblico e dei giornalisti, è stato molto ermetico, schivandole come ostacoli davanti alla propria moto, la sua grande passione. Gli è stato ricordato che lui è stato il primo vincitore di una gara al volante di una Ferrari montante un motore Dino, quello che Enzo Ferrari dedicò al figlio scomparso nel 1956. Il pilota monzese vinse infatti in Germania, a Hockenheim, in Formula 2 nel 1968. È stata la sua più bella soddisfazione? “Tutte le vittorie mi hanno dato molta soddisfazione” ha commentato Tino Brambilla. È stato Consonni a raccontare che “dopo quel successo arrivarono quelli di Vallelunga e Buenos Aires e allora Ferrari, che fondamentalmente era un burbero, aveva un carattere chiuso, dimostrò la sua gratitudine a Tino invitandolo a Natale a Maranello a cenare in compagnia sua e della moglie”.

Quest’anno è stato ricordato il 50° anniversario della morte di Alberto Ascari: le modalità dell’incidente a Monza hanno lasciato molti dubbi e interrogativi che Tino Brambilla ha sempre cercato di fugare: “C’era Eugenio Castellotti, suo amico, che stava testando una Ferrari 750 Sport. Lui arrivò da Milano e chiese di fare qualche giro. A quella famigerata curva io lo vidi andare di traverso e capottare. Non vidi alcuna persona o animale attraversargli la strada, come qualcuno ha sempre fantasticato”.

A proposito di Ascari, del suo rivale argentino Juan Manuel Fangio e di tutti gli altri piloti, Tino Brambilla ha affermato: “Non è vero che ormai la differenza la fanno solo le vetture. I piloti la differenza l’hanno fatta e la fanno ancora, da Fangio e Ascari fino a quelli dei giorni nostri. Però non chiedetemi di far paragoni tra i piloti di varie epoche perché quelli non si possono fare. Anche perché nessuno assomiglia a nessuno: ogni pilota ha il suo stile. I piloti italiani? In Formula 1 non ci sono più nostri piloti perché non ci sono più soldi da investire nel farli crescere, a cominciare dalle famiglie”.

Ha mai sofferto i successi di suo fratello? “A Vittorio ho insegnato ad andare in bicicletta, sui pattini a rotelle, copertina-libro-brambilla-mbin moto, in auto: si può dire che ha corso sulle mie spalle. Per me è stato un piacere vedere dove è arrivato in carriera perché un po’ di merito in questo l’ho avuto anch’io”.

I fratelli Brambilla, campioni anche di zingarate, come ricordano coloro che frequentarono ai tempi il cosiddetto bar “di stupid” vicino al campo sportivo di via Ghilini. A raccontarne una di Tino è l’amico Doro Lucchesini: “Doveva portarmi a fare un giro su una V7 da corsa e già non capivo come avrei fatto a stare in sella con lui. Quando ci siamo visti ho notato che sulla moto aveva montato due pedane per farmi appoggiare i piedi. Insomma, mi son ritrovato a Roma in poco tempo: un viaggio che vi lascio immaginare… Poi siamo andati a far casino tutta la notte in un hotel che si chiamava ‘La quiete’…”.

Per chi non volesse perdersi altri aneddoti della vita di Tino Brambilla e magari acquistare il libro (240 pagine con foto), le prossime presentazioni saranno l’8 ottobre alle ore 18.30 alla libreria “Libri e libri” a Monza e il 15 ottobre alle 21 all’auditorium “Matteo Cavenaghi” di Vedano al Lambro, quest’ultima a cura del locale Scudera Ferrari Club.

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Camillo Chiarino
Monzese da sempre, ma frequento assiduamente la Brianza perché amo la quiete e la natura. In particolare adoro la Valsesia, la terra dei miei antenati paterni. Giornalista professionista "tuttologo", mi piace scrivere in particolare di politica e sport. Sono tifoso di tutte le squadre cittadine di qualsiasi disciplina e seguo da vicino le partite del Monza 1912, della Vero Volley Monza e della Saugella Monza. A proposito di pallavolo, l’ho praticata per 17 anni in società della zona, ma quando capita non mi tiro indietro a giocare a nulla, soprattutto se l’invito arriva da una esponente del gentil sesso… Mi piace molto navigare in internet, visitare mostre e monumenti e assistere a concerti, in particolare di musica folk e celtica.


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