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La "Via della Seta", il viaggio di Filippo Perabò: qui tutte le tappe

La “Via della Seta”, il viaggio di Filippo Perabò: qui tutte le tappe

8 Agosto 2015

27 Ottobre

In questi ultimi giorni della permanenza in Turchia ci troviamo nella zone ovest della nazione vicino al mare e precisamente a Selcuk che è un piccolo villaggio vicino ad Ezmir. Anche qui, come in tutti i posti visitati in Turchia, tutte le case hanno pannelli solari e ci sono gatti randagi ovunque; non ho ben capito come mai in Turchia ci siano così tanti gatti ma apparentemente le persone amano questi animali (come me d’altronde) che gironzolano liberamente per le strade. Abbiamo scelto di stare qua perchè è un ottimo posto per visitare due siti Unesco nelle vicinanze: Pamukkale ed Efeso.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo31 (3)Di buon mattino abbiamo preso ieri l’autobus per recarci a Pamukkale che è famosa per i bagni termali e per le spettacolari formazioni calcaree che ricoprono interamente la parete montagnosa. Pamukkale in turco significa “castello di cotone” e quando ci si arriva si capisce il perchè: tutta la montagna è completamente bianca, un fenomeno dovuto alla precipitazione dei sali di calcio e sembra di essere su una cima innevata. Quando si arriva al sito ci si deve togliere le scarpe per non rovinare le formazioni calcaree e la montagna è particolarmente fredda anche se riscaldata da un sole molto caldo. L’acqua sgorga naturalmente dalla montagna e bagna dolcemente tutta la parete rocciosa cadendo in larghe pozze dalle quali a sua volta scende ancora con un effetto a cascata, strabordando da queste fontane naturali; l’effetto complessivo è fantastico e spero che le foto possano rendere un’idea adeguata dell’insieme. La roccia di un bianco purissimo è particolarmente levigata ed è un piacere camminare a piedi nudi su di essa. In cima al castello bianco sono ancora presenti le rovine di Hierapolis, antica città romana che contiene un teatro bellissimo dove è stato girato il secondo film di Ghost Rider 2 con Nicolas Cage. Potremmo restare a Pamukkale e fare un bagno termale ma purtroppo possiamo fermarci solamente quattro ore perchè c’è un solo autobus nel pomeriggio per ritornare a Selcuk.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo31 (5)Il giorno dopo ci rechiamo ad Efeso che è a soli tre chilometri dal nostro villaggio e qui le rovine della città si sono conservate ancor meglio; camminando per le rovine ci si può rendere conto di come vivevano all’epoca dell’impero romano: a pochi passi dall’agora si trova la splendida biblioteca, che dista pochissimo dalle latrine pubbliche. Più in alto e a sinistra si trova la zona residenziale dove molte case conservano ancora le pavimentazioni e le decorazioni originali. Camminando su per la collina è possibile ancora vedere l’entrata ai templi e più in alto nella zona ovest è presente il più grande teatro dell’antichità. Veramente una bella escursione che ci fa fare un tuffo nel passato. Torniamo a Selcuk dove, dopo un lauto pranzo, ci rilassiamo in un grazioso parco e infine torniamo all’ostello a passare le ultime ore che ci separano dalla partenza da questo posto antico di secoli.

24 Ottobre

Oggi ci troviamo a Kas nel sud della nazione sul mar Egeo, ma devo prima raccontare del nostro soggiorno in Cappadocia dove siamo rimasti 2 giorni. Partiti da Istanbul con un volo interno abbiamo raggiunto la città di Goreme che si trova nel cuore della Cappadocia; questa regione è famosa per le fantastiche formazioni rocciose che popolano queste zone e non so bene per quale meccanismo geologico le rocce hanno tutte questa forma a cono. La cosa particolare è che moltissime di queste strutture rocciose a forma di cono sono utilizzate come abitazioni! Le persone hanno scavato nella roccia e costruito una casa all’interno e anche noi dormiamo all’interno di una di queste caverne. In particolare la vista di cui si può godere la sera con tutte le luci accese in tutte le caverne è veramente spettacolare. Il meglio però doveva ancora venire il giorno dopo il nostro arrivo quando, svegliati prima dell’alba, ci siamo recati all’appuntamento per il viaggio in mongolfiera.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo-30 (4)La Cappadocia, infatti, è una regione molto famosa per i viaggi in mongolfiera che si tengono giornalmente in tutte le stagioni dell’anno. Il viaggio da noi prenotato partirà alle 6 del mattino in modo che possiamo vedere l’alba fare capolino da dietro le montagne. Non abbiamo un’idea chiara di quante altre persone saranno con noi e quando arriviamo alla zona stabilita ci si offre davanti agli occhi uno spettacolo veramente suggestivo: il nostro pilota ci conferma che ci sono in totale 100 mongolfiere che salperanno tutte assieme per vedere l’alba! Quando ci alziamo in volo e vediamo lo spettacolo rimaniamo estasiati: è meraviglioso essere in aria con altre 100 coloratissime mongolfiere tutte intorno. La mongolfiera non ha appendici alari che le permettono di cambiare direzione e va solamente dove il vento la porta; il pilota può comunque farle cambiare direzione entro un certo limite e quando è il tempo di atterrare riesce più o meno a centrare la zona di atterraggio prestabilita; una volta vicini a terra il pilota lancia una fune ai suoi colleghi a terra che trascinano a mano la mongolfiera verso un atterraggio senza scossoni; ci vogliono 5-6 uomini  per trascinare la mongolfiera con il suo enorme peso d’aria calda.

Una volta tornati in albergo verso le 8:30 del mattino facciamo conoscenza con Shakir: è un ex-sergente dell’aeronautica militare turca in pensione che ora lavora come consulente per aziende petrolifere. Ci racconta di quanto sia arrabbiato per la situazione turca degli ultimi 13 anni dove Erdogan e i suoi hanno preso il potere; non gli piace per niente il governo attuale e descrive Erdogan come un dittatore che ha spinto la gente verso una religiosità esasperata che non può fare altro che danni. Rimpiange la Turchia di 20 anni fa che definisce come una nazione bellissima dove vivere e dove venire a passare le vacanze e ci sconsiglia di andare verso est a Nemrut che sarebbe teoricamente la nostra prossima tappa. Dopo aver finito la colazione deve tornare con sua moglie ad Ankara, la sua città, e ci lascia il suo numero di telefono in caso ci serva qualcosa. E’ veramente gentile e notiamo che qui, diversamente da Istanbul, la gente è molto più cordiale. Dopo poche ore nelle quali io e mia moglie discutiamo sulla prossima tappa del viaggio, mandiamo un sms a Shakir chiedendogli consiglio su cosa sia meglio fare: molto gentilmente si attiva subito e chiama tre suoi amici che vivono da quelle parti e ci sconsiglia di andare dato il pericolo di incontrare qualche pazzo del PKK con il grilletto facile. Dobbiamo cambiare eliminare questa tappa dal nostro viaggio e dirigerci direttamente a Konya che raggiungiamo il giorno dopo facendo sei ore di autobus.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo-30 (6)Konya è una città molto piccola e tranquilla al centro della Turchia che è famosa per il fatto di essere la patria del sufismo che è nato proprio qui. Il soggiorno qui è particolarmente piacevole sia perchè Konya è un posto piccolo e tranquillo dove rilassarsi, sia perchè qui mia moglie ha trovato una buona offerta per stare all’Hilton hotel che, per me che ho passato gli ultimi due mesi e mezzo in dormitori per 6-8 persone, sembra un posto marziano con una stanza che ha le dimensioni di un monolocale. Il posto che deve essere visitato a Konya è il museo dove vivevano i dervisci e dove è sepolto Rumi che è l’iniziatore del sufismo nel tredicesimo secolo. Il posto è sicuramente importante dal punto di vista storico e spirituale ma devo dire che non offre molto alla vista ed è molto piccolo: ci sono moltissime tombe e si possono vedere le celle dove i dervisci vivevano e meditavano. Purtroppo non potremo vedere la danza dei dervisci che si esibiscono solamente il sabato: sarebbe stato sicuramente uno spettacolo interessante assistere alla danza roteante dei dervisci ma purtroppo noi siamo arrivati di mercoledì. I dervisci sono tutti vestiti di bianco con una gonna molto ampia e un cappello molto lungo di lana a forma di cilindro e la loro danza è una specie di preghiera con la quale entrano in una sorta di trance attraverso la quale raggiungono più alti livelli di coscienza. Non avendo molto altro da fare ci avviamo nel pomeriggio verso un bagno turco per fare questa nuova esperienza; il bagno turco è diviso per sesso e quindi mia moglie si avvia da sola verso la parte riservata alle donne. Dopo essermi spogliato e rimasto con un asciugamano attorno alla vita, vengo accompagnato verso il bagno che si rivela essere una sauna (anche se molto meno calda) tutta interamente fatta di marmo bianco; al centro del bagno è presente un piano rialzato ottagonale dove al suo interno credo ci sia della brace. Dopo essere stato per quindici minuti su questo piano ottagonale a morire di caldo, il ragazzo mi chiede di seguirlo in un’altra stanza e stendermi su una panca (anch’essa di marmo) dove mi ricopre completamente di sapone e comincia a massaggiarmi e lavarmi.

Torniamo quindi in hotel dove passiamo il resto della serata ad aspettare il nostro autobus: la nostra prossima tappa è infatti Kas che si trova sul mare a sud, passando Antalya. Abbiamo avuto l’idea di prendere l’autobus notturno per recarci a Kas e si rivela un’idea non troppo azzeccata; l’autobus parte in orario a mezzanotte e arriveremo a Kas alle 9:30 del mattino e io non ho chiuso occhio tutta la notte. Se non mi trovo in posizione orizzontale non riesco proprio a dormire e arrivo a destinazione stanchissimo per la notte passata in bianco; fortunatamente l’hotel che abbiamo scelto è molto accogliente e carino e appena arrivati ci offrono la colazione che è ancora disponibile e non era compresa nella prenotazione; avrò poi tempo nel pomeriggio per fare un pisolino e recuperare il sonno perduto. Kas è un grazioso villaggio a picco sul mare con strade strette, piene di piccoli bar e ristoranti, fiori, alberi e bouganville che sporgono dalle case. E’ molto simile al paesaggio che possiamo vedere nei nostri villaggi liguri e la gente anche qui si rivela essere molto gentile e cordiale: deve essere proprio Istanbul che ha qualcosa che non va! Non siamo molto fortunati per quanto riguarda il tempo: durante il primo giorno del nostro soggiorno piove per la maggior parte della giornata e solamente la sera possiamo uscire a visitare il villaggio. Il secondo giorno decidiamo di fare del parapendio ma purtroppo le condizioni meteo non sono ancora delle migliori e non è possibile lanciarsi dalla collina; ci sarebbero anche altre attività possibili come fare del kayak o un giro in barca ma optiamo per restare in questo villaggio che è comunque molto grazioso e visitarne un’altro nelle vicinanze. La strada è tutta a picco sul mare e il paesaggio è molto suggestivo; anche se siamo alla fine di Ottobre il clima è ancora caldo e si potrebbe fare benissimo il bagno. Il posto è veramente molto bello e sono molto contento di esserci passato; sono anche contento di aver cancellato la tappa a Nemrut perchè altrimenti il viaggio sarebbe stato troppo frettoloso e senza il tempo di riprendersi dai lunghi spostamenti. Domani ci aspetta un’altro lungo viaggio di otto ore un autobus per trasferirci a Ezmir che sarà l’ultima tappa del mio lungo viaggio

19 ottobre

In questi giorni mi trovo ad Istanbul dove sono arrivato con l’aereo tre giorni fa. Il confine Iran-Turchia non è molto sicuro in questo periodo e l’aereo e’ il mezzo piu’ sicuro per compiere il viaggio; la destinazione finale del viaggio e’ quindi raggiunta e la via della seta filippo perabo 11finalmente ho ritrovato anche mia moglie in questa nuova nazione che mi ha raggiunto da Taiwan per passare insieme questi ultimi giorni della mia lunga avventura. In Turchia abbiamo programmato di visitare, oltre ad Istanbul, la Cappadocia, fare una veloce escursione a Nemrut, andare poi verso sud e passare un po di giorni al mare, risalire poi verso Ezmri ed Efeso e tornare poi ad Istanbul ancora per il volo verso casa. Istanbul e’ molto diversa dalle altre citta’ che ho visitato in Asia Centrale: il traffico, anche se intenso, ha un suo ordine e le macchine non viaggiano a caso per le strade, tutta la citta’ e’ un perfetto miscuglio di modernita’ e antichita’, molte strade del centro sono in pavee , ci sono deliziosi ristoranti e graziosi caffe’ ogni 100 metri, lungo le vie del centro incontriamo sempre degli artisti di strada che colorano e riempiono di suoni le antiche strade di Istanbul, ci sono moltissimi eventi culturali, la gente veste in modo elegante, i trasporti pubblici sono moderni ed efficienti. Insomma in una parola: mi accorgo che sono in Europa! Devo ammettere che sebbene l’Asia Centrale sia molto affascinante, esotica e un posto dove si possono fare esperienze non possibili qui in Europa, esiste un abisso di modernita’, servizi, qualita’ della vita fra le nazioni via della seta perabò 11europee e le altre nazioni da me visitate in questo viaggio. La differenza si fa molto sentire anche per quanto riguarda il denaro che serve per vivere qui: tutto costa quattro-cinque volte di piu’ e un semplice viaggio in taxi di 30 minuti costa attorno ai 18 euro quando in Uzbekistan con 18 euro ho viaggiato per sei ore in un taxi! La citta’ di Istanbul e’ molto bella e quando camminiamo per le sue strade potrei essere benissimo a Roma o Milano; il particolare in piu’ e’ che qui al posto di trovare chiese ad ogni angolo di strada, ci sono delle moschee; al posto di avere un fiume che scorre nella citta’, si ha lo stretto del Bosforo che tagli in due la parte nuova e vecchia della citta’. Anche Istanbul, come la sua capitale gemella Roma, e’ stata eretta su sette colli e dalla sommita’ di uno di questi si ha una bella vista sul mare e sulle case antiche e colorate che popolano le strade. Non perdiamo l’occasione per fare un viaggio di 6 ore in battello dove percorriamo tutto lo stretto del Bosforo fino all’imboccatura sul Mar Nero dove un nuovo ponte e’ ora in costruzione. Una grande differenza che ho notato venendo in Turchia e’ che qui la gente e’ molto meno cordiale di quella che ho incontrato nelle altre nazioni dell’Asia centrale; non credo che la maggiore educazione sia dovuta al fatto che le altre nazioni sono piu’ povere e che sono molto meno abituate ad incontrare turisti. Per me e’ solamente un fatto di cultura ed educazione.

via della seta perabò 111Quando stavamo passeggiando per le strade in cerca di un ristorante siamo stati fermati da un tizio che ci ha fermato e fatto vedere il menu del suo ristorante; ci ha chiesto da dove venivamo e abbiamo fatto due chiacchiere. Quando abbiamo deciso di andare a mangiare da un’altra parte ci ha guardato in malo modo e ci ha detto “Non ho mica tempo di stare a parlare con la gente, ho bisogno di soldi io!”. Quando siamo andati nel bazaar a vedere i prezzi dei tappeti siamo invece quasi venuti alle mani: dopo essere entrati in un negozio ed esserci rimasti per trenta minuti a guardare tappeti, il negoziante ha abbassato il prezzo del suo tappeto da 1,200 dollari a 750 e quando gli abbiamo detto che e’ un buon prezzo ma che dobbiamo pensarci perche’ sono pur sempre un sacco di soldi, mi ha mandato a quel paese e spintonato fuori dal suo negozio! Io l’ho spintonato a mia volta e preso a male parole sia in italiano che in inglese e diverse persone si sono messe in mezzo perche’ stavamo veramente per prenderci a cazzotti in mezzo al bazaar. Da questi due episodi e dall’atteggiamento generale della gente devo dire che in Turchia non mi sento proprio a mio agio. Istanbul e’ una citta’ enorme e sebbene ci siamo restati per tre giorni non abbiamo fatto in tempo a visitare tutto quello che ci eravamo prefissi, anche perche’ l’abbiamo presa abbastanza comoda e non abbiamo camminato per ore e ore come ero solito fare quando viaggiavo in solitario. Una citta’ sicuramente molto bella dove dovro’ tornare per rivederla e scoprire le bellezze che non ho avuto il tempo di apprezzare.

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15 Ottobre

Ultimo giorno in Iran oggi e domani prendo il volo per la Turchia che sarà l’ultima tappa del mio viaggio. Da Tehran la principale Via della Seta si estendeva nell’odierno Iraq passando per Baghdad e finendo nella città di Antiochia le cui rovine si trovano in Turchia. Da questa città sul mare i mercanti salpavano per portare i prodotti orientali nei principali mercati europei. Purtroppo non potrò seguire questo itinerario perchè non è possibile recarsi in Iraq per ovvi motivi di sicurezza. Una secondaria Via della Seta, invece, non terminava ad Antiochia ma proseguiva lungo tutta l’odierna Turchia per finire ad Istanbul, che rappresenterà la prima tappa del mio viaggio in questa nazione. Sono particolarmente contento di visitare la Turchia anche perché potrò finalmente rivedere mia moglie dalla quale sono distante da due mesi e mezzo e che mi raggiungerà qui per condividere insieme l’ultima parte del mio lungo viaggio.

la via della seta filippo perabo (3)L’Iran si è rivelata una bellissima esperienza e tutti gli stereotipi che gli vengono attribuiti non corrispondono minimamente alla verità. E’ un paese assolutamente sicuro in cui viaggiare nel quale non si registra un fatto armato dalla ormai lontana guerra Iran-Iraq; è veramente singolare che dalla totalità della popolazione mondiale questa nazione sia vista come “a rischio” dato che qui non succedono mai attentati o cose simili. Il popolo iraniano si è rivelato di una assoluta cordialità e cortesia, sempre sorridenti e spesso parlano inglese; una turista tedesca che ho conosciuto di passaggio aveva dimenticato il portafoglio in un caffè e dopo essere uscita dal locale si è vista rincorrere da un altro avventore con il suo portafoglio in mano per restituirglielo. Siamo stati invitati diverse volte a mangiare con i locali oppure semplicemente a condividere un narghilè e del the con loro. E’ veramente facile avvicinarli e fare amicizia con loro: ti
salutano sempre per strada e si fermano più che volentieri a fare due chiacchiere. Esistono sicuramente cose molto negative come il fatto che le donne vengono ancora considerate come inferiori e mostrano con orgoglio il fatto che ora possono addirittura guidare! Come sempre la religione porta più male che bene e, anche se la modernità avanza velocemente, il paese si chiama “repubblica ISLAMICA dell’Iran” e le leggi della religione non sono così veloci a cambiare come quelle della società moderna; ci vorranno ancora molti anni prima che le donne vedranno affermarsi i loro diritti come li conosciamo nella nostra Europa. Quando, diversi giorni fa, abbiamo chiesto ad un mullah per quale motivo le donne devono pregare nella moschea in una zona diversa da quella degli uomini la risposta è stata: perche’ le donne sono diverse! In sè e per sè è una risposta corretta però ovviamente fa sorridere che una persona adulta abbia questa concezione del mondo.

Il paese è sicuramente meritevole di essere visitato e la magnificenza dell’antico regno persiano si può ammirare in tutto il suo splendore. Sono dispiaciuto di essere rimasto qui solamente per 13 giorni perchè la nazioneè enorme e ci sarebbero numerose altre città da visitare e zone da esplorare e sono sicuro che sarebbero tutte meritevoli di attenzione. Il viaggio però deve continuare e sono molto eccitato di visitare la Turchia dove la splendida Istanbul mi aspetta.

13 ottobre

Oggi è un giorno di trasferimento e ci stiamo spostando da Esfahan a Kashan dove spenderemo una notte. Il soggiorno nella città d’arte iraniana Esfahan è dunque finito e la lascio a malincuore. E’ una città davvero affascinante dove l’arte araba si è espressa ai suoi massimi livelli lasciando moschee, madrasse, palazzi reali, caravanserragli che lasciano di stucco. Il cuore della città è rappresentato da una piazza che è la seconda per grandezza al mondo dopo piazza Tienanmen, con l’enorme differenza che in pizza Tienanmen non c’è nulla a parte il mausoleo di Mao-Tze-Tung e questa piazza chiamata Naqsh-e-Jahan è di una bellezza straordinaria ed è un sito Unesco. E’ contornata sul lato est dall’unica moschea in tutto l’Iran senza minareti: era una moschea riservata solamente alle donne dello scià e la chiamata alla preghiera delle vicine moschee per uomini era considerata sufficiente. Quando l’uomo lascia la casa per la preghiera la donna deve solamente seguire il marito e andare alla loro personale moschea.

la via della seta filippo perabò 111L’interno è totalmente decorato di ceramiche multicolori, nel lato nord è presente una enorme moschea che era riservata agli uomini e verso la fine di questa, proprio sotto la cupola, c’è lo spazio che era riservato al muezzin per chiamare gli uomini alla preghiera. La cupola è stata realizzata in modo tale che i suoni vengono rimbalzati nella cupola per sette volte! Quando ci si trova nello spazio che era riservato al muezzin e si battono le mani, ci sono sette eco e l’effetto è veramente sorprendente. In un’epoca dove gli altoparlanti non esistevano era un sistema per amplificare la voce del muezzin a centinaia di metri di distanza; dietro alla nostra richiesta il custode della moschea si è messo in quella esatta posizione e ha cominciato a cantare versi del corano in arabo per un paio di minuti: è stato veramente bello e si sentiva
veramente un’atmosfera speciale in questo luogo sacro ricolmo di suoni e colori appartenenti ad una cultura del tutto diversa dalla nostra. Sul lato est invece è presente un altro palazzo dove il re era solito recarsi che, sebbene vengano riservate parole di elogio nella guida per la sua magnificenza, non mi ha molto impressionato e non presenta delle attrattive particolari.

la via della seta filippo perabò 111111Tutto intorno alla piazza e sotto a degli splendidi portici si trova il bazaar che poi si estende ben oltre questa piazza per circa due chilometri. Sapevo che questo era il più grande e importante bazaar di tutto l’Iran e le aspettative non vengono deluse: ci si può perdere per le sue vie per ore ed ore ad ammirare i più pregiati e sopraffini tappeti di tutta la Persia, le ceramiche più favolose, le stoffe più preziose, le spezie più pregevoli, gli oggetti d’artigianto più finemente lavorati. Questo è veramente il bazaar più ricco e favoloso che ho visto nel mio viaggio e i venditori lo sanno bene; i prezzi sono molto alti e il mio desiderio di comprare un tappeto persiano in seta svaniscono: per un tappeto di piccole dimensioni non riesco a contrattare per meno di 500 dollari americani che per me è una cifra troppo elevata. Mi mangio le mani quando penso ai tappeti che ho visto a Bukhara in Uzbekistan: per la stessa qualità di tappeto della stessa grandezza chiedevano la metà del prezzo! Non ho comprato il tappeto quando mi trovavo in Uzbekistan perchè parlando con gli altri viaggiatori incontrati in ostello, tutti mi avevano detto che l’Iran è una nazione molto economica dove tutto costa poco e dove i tappeti sono i migliori che io possa trovare. Ho invece constatato che la nazione è molto più cara dell’Uzbekistan anche se devo ammettere che qui i tappeti sono veramente i migliori mai visti. Mi limito quindi a comprare un presente per mia moglie e spero che magari in Turchia riesca a trovare qualcosa a buon prezzo.

la via della seta filippo perabò 11Esfahan ha al suo interno anche un quartiere armeno chiamato Jolfa: lo scià Abbas invitò il popolo armeno che era famoso per essere fra i più abili nel costruire armi e oggetti per uso industriale, a spostarsi e vivere ad Esfahan. Gli assicurò libertà di culto (gli armeni ovviamente sono cattolici) e gli promise di riservare solo per loro una parte della città; gli armeni accettarono e tutt’ora vivono qui. Purtroppo non abbiamo avuto il tempo per girare a zonzo in questo quartiere e siamo stati solamente a visitare la cattedrale Vank che è fantastica. Priva di decorazioni all’esterno, una volta entrati lascia a bocca aperta: ogni centimetro delle pareti è affrescato con scene bibliche e l’architettura interna della chiesa è in puro stile arabo. Tutte le decorazioni di colore giallo (e ce ne sono moltissime) sono in oro puro e la chiesa, sebbene di dimensioni molto piccole, mi lascia veramente sbalordito e rimango in contemplazione per un buon tre quarti d’ora mentre il resto del gruppo va a visitare un noioso museo nei pressi.

La città non è finita qui e nel centro è presente un fiume (ora in secca) dove si può fare una piacevole passeggiata e attraversarlo passando su un ponte del sedicesimo secolo formato da trentatrè archi. Visitiamo anche un caravanserraglio del diciassettesimo secolo che è di dimensioni enormi e che ora è stato trasformato in un hotel di lusso; ha all’interno un giardino enorme adornato con fontane e piante tipiche locali; tutti i camerieri sono vestiti in modo tipico del 1600 e hanno tutti baffi molto lunghi in tipico stile arabo e in generale tutta l’atmosfera ti fa fare un tuffo nel passato. Ci sono diversi parchi nel centro e la città non delude le aspettative di essere “la perla della Persia”. Unico neo di Esfahan è il traffico che anche qui purtroppo si rivela molto elevato e fuori da ogni controllo.

Ieri sera la ragazza serba del gruppo ha preso un taxi per rientrare e la sua vettura ha avuto un incidente con un motorino dove per poco il conducente non rimaneva secco dato che la moto si era incastrata sotto alla macchina. Interessante questa donna serba: avrà più o meno sui quarant’anni, vive a Vancouver e a quanto pare non ha nessun problema di soldi; è stata in 76 paesi del mondo e non fa altro che programmare viaggi e pensare a dove andrà la prossima volta. Mi dice anche che avrebbe in mente di aprire un ristorante nell’isola di Palawan nelle Filippine….insomma una persona che fa la vita di Andreasso: mangio, bevo, non faccio un….

11 Ottobre

La visita di Yazd è finita e ci siamo trasferiti oggi a Esfahan che si dovrebbe rivelare come la perla dell’Iran e il posto più bello di tutto il paese. E’ anche la città con il più famoso e più grande bazaar di tutto l’Iran dove sono sicuro andrò a spendere un sacco di soldi. La visita di Yazd si è rivelata abbastanza deludente: la città è decisamente meno bella di Shiraz e non ha molto da offrire. Abbiamo occupato anche una giornata intera per andare a visitare i dintorni di Yazd passando per tre diversi siti; solo uno si è rivelato interessante ed era una città molto antica, ora abbandonata, tutta interamente costruita con i mattoni di fango secco. La vista d’insieme era suggestiva ma sicuramente non sono stati dei giorni dove si è visitato qualcosa di speciale. Non tutti gli iraniani sono molto simpatici e quando ci siamo recati a visitare un tempio zoroastriano in una delle nostre escursioni, un locale si è messo a litigare con la nostra guida che stava semplicemente spiegando la storia del posto. Questa persona non era contenta del fatto che nel tempio si parlasse inglese e che la spiegazione fosse andata avanti per un tempo che lui considerava troppo lungo. Insomma il classico “sbruffone” che, solo per essere un locale ed essere contornato da amici, si sente il boss del quartiere. E’ veramente un peccato che io non parli farsi perchè mi sarebbe piaciuto ribattere e dirgliene quattro.

la via della seta filippo perabo (7)Questa sera siamo andati alla ricerca di un posto dove mangiare e non si riusciva a trovare un ristorante nei dintorni; dopo aver chiesto ai locali indicazioni, un locale si è offerto di accompagnarci in macchina in un ristorante e ho accettato di malgrado l’idea dato che non mi piace entrare nella macchina di uno sconosciuto qualsiasi ma le altre persone che erano con me mi hanno convinto ad andare. Dopo essere arrivati sani e salvi ad un ristorante ci hanno portato un piatto aggiuntivo che non avevamo ordinato (che ovviamente non abbiamo pagato) e in più questo tizio ci ha riportato indietro in macchina ha anche preteso che gli dessimo dei soldi per il passaggio in macchina, soldi che ovviamente non abbiamo scucito. La stragrande maggioranza dei locali è veramente gentile e cordiale ma constato che, come in ogni posto, incontri sempre la persona che si comporta da maleducato. Comunque sia, oggi dopo 6 ore di viaggio siamo arrivati a destinazione e ho appena appreso la notizia della bomba ad Ankara. Il prossimo paese che andrò a visitare fra 5 giorni è proprio la Turchia e non mi sento molto tranquillo ora che è successa questa tragedia; dovrei essere al sicuro se evito i posti affollati e la polizia, dato che questi sono i due principali target dei pazzi suicidi però non vado in Turchia a cuor leggero di sicuro.

8 ottobre

Oggi è il primo giorno a Yazd dove siamo arrivati dopo un lungo viaggio da Shiraz. La giornata di ieri è stata veramente lunga e non troppo esaltante; dopo aver lasciato l’hotel verso le 8:30 del mattino ci siamo fermati prima a visitare i resti del palazzo di Ciro il Grande che sicuramente è molto importante dal punto di vista storico (forse), ma i resti consistono in 4 rocce in mezzo al deserto dove restiamo per una buona ora. Ci fermeremo poi a visitare una costruzione dove usavano conservare il ghiaccio durante l’estate e il secondo cipresso più vecchio del mondo. Veramente scontento di aver perso tempo per visitare queste cose inutili e prive di senso. Ci fermiamo poi a visitare un caravanserraglio che è ancora oggi è utlizzato, ovviamente non viene utilizzato da carovane che attraversano il deserto ma è stato convertito in un hotel: è una costruzione riconosciuta come patrimonio dell’umanità dall’Unesco ed è veramente bello sostare per un pò in questo posto di fianco al deserto a guardare le stelle. Arriviamo finalmente al nostro hotel a Yazd alle dieci di sera senza avere cenato e non sono per niente contento per come è stato organizzato il viaggio e allungando il trasferimento da una città all’altra così tanto.

la via della seta filippo perabo (4)Questa mattina ci svegliamo di buon ora per andare a visitare la città che mi sembra essere meno bella di Shiraz: non vedo parchi, c’è un pò più di traffico, gli edifici che visiteremo non sono così belli  e maestosi come quelli visti a Shiraz; è comunque un bel posto per passare una giornata e visitare delle cose nuove. A Yazd e un pò in tutto l’Iran è diffuso lo Zoroastrismo che è una religione antichissima il cui iniziatore fu Zaratustra attorno al 1300 avanti Cristo. Andiamo prima a visitare una enorme torre nel deserto dove gli zoroastri erano soliti portare i defunti: il corpo del defunto
veniva portato in cima alla torre dove veniva lasciato per tre giorni per essere mangiato dagli uccelli rapaci dopodichè le ossa venivano raccolte e deposte in un ossario al centro di questa torre enorme ma non a contatto con il terreno perchè per loro i quattro elementi fondamentali aria, acqua, terra e fuoco sono sacri e non dovevano essere toccati dai resti dei defunti. Il tempo zoroastriano che andiamo poi a visitare, contiene una brace che è stata costantemene tenuta accesa da 2500 e cioè dal tempo di Zaratustra! Il fuoco, come detto, è un simbolo sacro molto importante ed è pazzesco pensare che da 2,500 anni hanno sempre tenuto acceso questa brace che è alimentata solamente con legno di pesco. Esiste una persona addetta alla manutenzione del fuoco che a tempi prestabiliti cambia il pezzo di legno che brucia e fa in modo che ci sia sempre brace accesa. Leggendo diverse informazioni su questo culto mi rendo conto che anche questa religione si basa sugli stessi principi di tutte le atre: rispetta Dio che ha creato tutte le cose, ama e rispetta il prossimo, sii gentile con gli altri, ama e rispetta la natura, eccetera. Veramente tutte le religioni si sono copiate le une con le altre ed è veramente ridicolo pensare a tutte le contrapposizioni e lotte che ci sono state e che ci sono attualmente quando sono tutte una la fotocopia dell’altra e dicono tutte le stesse cose.

Andiamo poi a visitare una moschea che si rivela anche lei interessante da vedere ma niente di speciale e la sera ci rechiamo ad una palestra che segue uno “stile” tradizionale. In Iran, infatti, alcune palestre non sono come le nostre eeuropee ma le persone eseguono degli esercizi a corpo libero in un cerchio più o meno del diametro di 5 metri dove fanno flessioni, salti, sollevamento pesi a ritmo di musica: ci sono due persone che percuotono degli enormi tamburi e uno di loro canta delle canzoni iraniane e questi tizi vanno su e giù sollevano pesi seguendo il ritmo della canzone. E’ uno spettacolo abbastanza strano ma tutto sommato divertente. Dopo la visita in palestra io e altre due persone facciamo un giro per le antiche vie del centro dove tutte le costruzioni sono state fatte con la stessa tecnica costruttiva di un tempo e cioè con mattoni a vista fatti da fango secco. Sebbene siano vie molto strette e buie non ci sentiamo affatto in pericolo e quando di tanto in tanto incontriamo qualcuno, ci saluta cordialmente e ci augura la buona sera. Mi viene da pensare a che cosa accadrebbe se nella nostra civilissima Europa dovessimo camminare per vie strette e buie di una delle nostre città alla sera: sicuramente niente di buono.

6 Ottobre

Scrivo oggi da Shiraz che si sta presentando come una città splendida che supera in bellezza tutto ciò che ho visto fino ad ora in questo viaggio, ma procediamo con ordine. La giornata di ieri si era aperta con grandi aspettative dato che avremmo visitato Tehran per buona parte della giornata ed ero molto curioso di vedere che cosa offriva la città. Apparentemente però non c’è proprio nulla che merita di essere visto in questa megalopoli supertrafficata e le nostre guide ci portano a visitare un museo antropologico con resti del pleistocene al quale non sono molto interessato. Poi andiamo a visitare il museo dei tappeti che è leggermente più interessante ma non è certamente ciò che mi aspettavo. La ragazza polacca che è nel tour mi dice anche lei che leggendo la guida della Lonely Planet sembra che non ci sia veramente nulla che valga la pena essere visitato qui. Anche se non vi nulla di particolare mi sarebbe comunque piaciuto andare a zonzo per la città e vedere la gente, le strade, respirare l’atmosfera di questo posto sconosciuto. Avrò magari tempo di farlo l’ultimo giorno del tour quando torneremo a Tehran e avrò una giornata intera per vagabondare come più mi aggrada.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo-27 (1)Non contento di come la giornata è stata spesa ci dirigiamo in aeroporto dove ci aspetta un volo che ci porterà nella città di Shiraz che si trova molto distante nel sud della nazione; arriviamo la sera tardi e c’è solo il tempo di farsi una doccia e andare a letto. Il mattino prendiamo il nostro mezzo di trasporto che è un autobus da 55 posti anche se siamo solo in 12 in questo gruppo e ci avviamo verso i giardini botanici. La città di Shiraz, da cui prende il nome il famoso vino, è tutta contornata da montagne color ocra non molto alte, ad occhio e croce non dovrebbero superare i 1,000 metri. Si trova in questa vallata dove la temperatura in estate raggiunge tranquillamente i 45 gradi; nonostante la guida ci dica che la città ha problemi di rifornimento idrico, tutte le vie del centro sono composte da viali alberati. Tutte le strade sono molto larghe, il traffico non è pazzo come quello visto a Tehran, ci sono fiori e alberi che contornano tutte le strade, costeggiamo moltissimi parchi e non c’è troppa gente per le strade: insomma Shiraz sembra proprio un posto a misura d’uomo e molto piacevole allo sguardo.

I giardini botanici non rappresentano una grande bellezza ma incontriamo diversi gruppi di locali anche loro in visita ai giardini che, anche qui come in molte altre nazioni asiatiche, ci fermano e ci chiedono di dove siamo, vogliono fare foto con noi e tutta la famiglia intorno. Un gruppo di ragazze passeggia per questi viali e mi fermano chiedendomi di dove sono facendosi battute fra di loro e ridendo come pazze: sono vestite alla maniera musulmana alcune con il chador, altre semplicemente con il velo ma non hanno nessun timore a fermare uno straniero e fare due chiacchiere e scambiare due battute. Ho avuto l’impressione di una società molto aperta e amichevole e soprattutto sempre sorridente e spensierata: spesso quando passiamo a piedi da qualche parte o semplicemente con il pullman la gente ci fa dei gran sorrisi e ci saluta dal marciapiede e in generale si respira veramente una bella atmosfera dove sembra che tutti ti siano amici.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo-27 (3)Ci rechiamo poi a vedere due moschee, un mausoleo e il bazaar in quella che sarà una giornata molto lunga. Le moschee anche qui sono riccamente decorate e all’interno sono ancora più belle di quelle che ho visto in Uzbekistan ma il posto dove spendiamo molto tempo è il bazaar che si rivela un mercato meraviglioso: tutto il complesso del bazaar è situato sotto a dei portici molto alti e costruiti in stile arabo con volte multicolori e basterebbe solo questo a farti restare in ammirazione e scattare fotografie. Quando poi si abbassa lo sguardo si è colpiti da una miriade di colori vivaci dovuti alle stoffe, ai tappeti, alle spezie, agli oggetti in ottone, alle ceramiche, ai manufatti lavorati a mano, ai gioielli che popolano i due lati della via. Questo bazaar non ha niente a che vedere con quelli visti in Uzbekistan e Kyrgystan: in questi due paesi vendevano solo frutta, carne e verdura e vestiti occidentali e sono rimasto molto deluso. Qui finalmente il bazaar è quello che mi aspettavo: tutti i prodotti sono locali, non c’e’ niente di occidentale e devo tenere a bada la voglia di comprare tutti gli oggetti che vedo nelle vetrine: avrei voluto veramente comprare qualcosa in ogni singolo negozio dove passavo dove tutto è lavorato in modo sopraffino e con colori sorprendenti.

Dopo la visita al bazaar andiamo al ristorante e, ancora una volta, il cibo è eccellente e finalmente posso recuperare le energie perse durante due mesi di viaggio nei quali raramente ho potuto avere un regime alimentare regolare. La parte migliore della giornata arriva però alla sera quando una delle guide si offre di accompagnarci in una piazza della città per un’escursione extra. La piazza è enorme e tutta contornata da edifici d’epoca coloratissimi e una fontana domina nel centro: la gente va e viene tranquilla e diversi tappeti sono messi per terra dove la gente socializza e scambia due chiacchiere con gli amici. E’ veramente uno spettacolo affascinante che non è possibile vedere da noi in Europa, ma la parte migliore deve ancora venire. All’interno della piazza è presente un mausoleo dalle dimensioni gigantesche composto da diverse stanze dove il pavimento è interamente coperto di tappeti persiani, le pareti sono tutte composte di marmo bianco e scolpito e tutti i soffitti sono a volta e interamente ricoperti di specchi decorati con motivi arabi. Non è facile descrivere la magnificenza di questo posto e spero che le foto possano dare un’impressione migliore di questa meraviglia che è una gioia per gli occhi. All’interno è pieno di gente che prega e diversi altri rendono omaggio ad una tomba di un famoso martire che è custodita all’interno. Non ho mai visto niente del genere e rimango veramente sbalordito dalla ricchezza delle decorazioni e dal pregio delle lavorazioni. A quanto pare la città più bella dell’Iran è Esfahan che visiteremo fra pochi giorni e non riesco ad immaginare come possa avere cose più belle di queste che mi si parano di fronte agli occhi. Finiamo la giornata in un ristorante dove suonano musica iraniana con il suntar che è uno strumento simile allo xilofono ma che è composto da 400 corde che vengono percosse con dei piccoli martelletti. E’ veramente un’ottima giornata dove abbiamo visitato numerosi siti e l’Iran mi piace ogni giorno di più.

4 Ottobre

Oggi primo giorno di vista alla città e il gruppo nel quale mi trovo è molto cosmopolita: in Iran infatti mi sono aggregato ad un gruppo organizzato con il quale faro’ tutto il viaggio e non viaggero’ quindi da solo come ho fatto per le altre nazioni; ci sono francesi, un americano, una polacca, una serba, un russo, un ottuagenario americano e un gruppetto di siriani. Sono molto curioso di conoscere questi siriani che sono piuttosto anzianotti e uno in particolare e’ una persona molto interessante: parla fluentemente l’arabo ovviamente, francese, inglese e italiano! E’ stato da giovane otto anni in Italia dove si e’ laureato in architettura. Mi parla della situazione in Siria e ovviamente e’ tutto il contrario di cio’ che quotidianamente ci viene propinato dai media: Bashar Al Assad e’ un presidente molto moderno che ha fatto moltissimo per il paese e lo ha fatto progredire, le donne non sono obbligate a mettere il velo, la gente puo’ bere alcolici, in  generale un presidente progressista in tutti i sensi. Il problema e’ che non vuole svendere il pettrolio della Siria agli americani come fanno tutti gli altri paesi arabi e per questo viene dipinto come un diavolo mostruoso che mangia i bambini. Sono veramente preoccupati per l’Isis che, essendo contro il regime di Assad, fa ovviamente il gioco degli americani che fanno finta di essere contro di loro ma in realta’ lo appoggiano e vedono con favore. Posso quindi confermare con notizie di prima mano che tutte le notizie da me apprese navigando in rete, non certo guardando la macchina lava-cervelli chiamata televisione, corrispondono a verita’.

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La prima visita della giornata e’ al palazzo Golestan che era un residenza dove lo scia’ di Persia riceveva dignitari di altre nazioni e che veniva usata per cerimonie ufficiali. Il palazzo all’interno e’ veramente lussuoso e ricchissimo di decorazioni e di specchi; una particolarita’ delle costruzioni in Iran e’ l’abbondanza di specchi con i quali gli architetti si dilettavano e decorare le pareti e i soffitti di molte di queste stanze. L’effetto generale e’ veramente impressionante ma purtroppo non e’ consentito fare filmati e prendere foto; e’ davvero difficile da descrivere come appaiono queste stanze ricolme di specchi, vasellame riccamente decorato, tappeti persiani in ogni dove, mobili d’epoca. Gli scia’ di Persia avevano anche un predilezione particolare per l’arte occidentale e si possono vedere diverse decorazioni e manufatti occidentali in queste stanze. Dopo una breve passeggiata per un parco andiamo poi a visitare il museo dei gioielli: la  guida dice che questo museo rivaleggia con i gioielli della corona che si possono ammirare a Londra ma io che li ho visitati tutti e due non ho alcun dubbio: questo museo a Tehran e’ di gran lunga piu’ impressionante di quello di Londra e lo surclassa da ogni punto di vista. Il museo si trova collocato nei sotterranei della banca centrale iraniana e i controlli di sicurezza sono severissimi. Una volta entrati lo spettacolo e’ veramente impressionante e purtroppo anche qui non e’ possibile fare fotografie; oltre ai numerosissimi gioielli normali come orecchini, bracciali, parure, collane, c’e’ una collezione impressionante di vasellame decorato, corone, foderi di sciabola, vestiti, tutti ricoperti interamente da smeraldi, rubini e diamanti. E’ una collezione di opulenza da lasciare sbalorditi. I pezzi piu’ impressionanti sono due: il primo e’ il trono dello scia’ che consiste in un enorme blocco d’oro interamente ricoperto da smeraldi, rubini e diamanti.
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La dimensione delle pietre e’ incredibile e diverse di queste sono piu’ grosse di una noce e il tutto deve avere un valore incalcolabile; il secondo pezzo e’ altrettanto impressionante ed e’ un mappamondo con un diametro all’incirca di 80 centimetri costruito interamente in oro ed e’ fatto simile ad un mosaico con la differenza che le piastrelle del mosaico sono rubini e smeraldi! I mari sono mosaicati con smeraldi e le terre emerse con i rubini e ancora una volta e’ difficile esprimere a parole il senso di grandezza e di opulenza di un’opera del genere; il mappamondo si trova poi all’interno di due cerchi concentrici in oro massiccio completamente ricoperti di diamanti anche questi dalle dimensioni enormi. Insomma il tutto e’ veramente impressionante e, come detto, supera per bellezza e opulenza i gioielli della corona di Londra. La sera insieme a due ragazze del gruppo andiamo per le vie del centro alla ricerca di un caffe’ dove sederci e possiamo finalmente interagire con i locali e fare due chiacchiere: come gia’ anticipato da diversi viaggiatori incontrati precedentemente, gli iraniani sono veramente simpatici e cordiali e sempre sorridenti. Mi fermo a chiedere indicazioni ad un ragazzo e ci accompagna lui stesso nel posto che avevamo visto sulla mappa: e’ un soldato di nome Afal (o qualcosa del genere) e parla un discreto inglese; e’ cosi’ contento di avermi incontrato e fatto due chiacchiere che mi chiede di farci una foto assieme e di buon grado accetto. Sono qui da solo un giorno ma gli iraniani mi stanno molto simpatici e sono sicuro che sara’ cosi’ per tutto il resto del mio soggiorno.

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3 Ottobre

Dopo quindici giorni ecco finita anche l’avventura in Uzbekistan che e’ un paese abbastanza strano. A differenza del Kyrgystan dove dopo quindici giorni ero dispiaciuto di lasciare il paese, qui in Uzbekistan sono contento di lasciarlo e avviarmi verso la nuova destinazione. Le citta’ che si visitano sono molto belle, Samarcanda, Bukhara e Khiva ma, oltre ai piccoli centri storici di queste cittadine, non c’è nient’altro da vedere o da fare. Di norma in tutte le altre regioni che ho visitato fino ad oggi c’erano sempre delle piccole escursioni che si potevano fare, posti non lontani da visitare, decine di piccoli monumenti da fotografare attorno e vicino alle principali attrazioni. Invece in questa nazione oltre ai gia’ menzionati centri storici non c’è veramente nulla che attragga l’attenzione del turista ma soltanto deserto e cittadine anonime senza niente di particolare. Il popolo uzbeko si e’ dimostrato molto cordiale e sicuramente poco abituato ad incontrare stranieri e molte volte sono stato simpaticamente “sequestrato” dai locali e subissato di domande su come si vive in Europa, quando siamo soliti sposarci, quanti figli abbiamo, quali sono i nostri stipendi e cosi’ via. Il paese in generale non e’ molto ricco e un po’ dappertutto si respira un’aria di poverta’ diffusa: i monumenti lasciati da Tamerlano sono li a testimoniare un passato glorioso che pero’ appartiene soltanto ai libri di storia. Lo stipendio medio di un uzbeko si aggira sui 100 dollari al mese e, a differenza del Kyrgystan, qui la poverta’ si vede un po di piu’. Le costruzioni che si vedono, le madrasse e le moschee, pur nella loro bellezza sono tutte un po sbilenche e non bilanciate, il che fa pensare che gli ingegneri posti a capo della costruzione non avessero un senso esatto delle proporzioni. Insomma ho avvertito di trovarmi in un paese abbastanza arretrato che, dopo i fasti del passato, e’ sprofondato in uno stato di povertà dalla quale non vedo un’uscita a breve termine.
Questa mattina di buon’ora ho preso il taxi per andare in aeroporto e prendere l’aereo per Tehran; sono riuscito per fortuna a spendere fino all’ultimo centesimo della valuta locale che non e’ convertibile in nessun’altra valuta e che quindi sarebbe stata un peso inutile da portarsi dietro. Esiste solo un volo settimanale dall’Uzbekistan all’Iran e, anche se e’ cosi’ poco frequente, l’aereo e’ semivuoto. Tra l’Uzbekistan e l’Iran e’ presente il Turkmenistan che pero’ non ho deciso di visitare: e’ un paese dove e’ molto difficile ottenere il visto e che non offre nessuna attrazione turistica essendo principalmente un deserto e dove non rimane pressoche’ nessuna testimonianza del passato. Diversi altri viaggiatori che ho incontrato vogliono invece passare anche per questo paese per fare tutto il viaggio via terra e anche io inizialmente avevo valutato questa possibilita’; dopo pero’ aver constatato la scarsita’ delle cose da vedere e il numero dei giorni a  mia disposizione, ho optato per saltare a pie’ pari questa nazione. Arrivo quindi all’aeroporto Imam Khomeini in questa nuova nazione che viene considerata “a rischio” da molti occidentali. Se il nostro lettore attento non bada a tutte le bufale che ci vengono propinate dai media ogni giorno, sapra’ benissimo che il solo fatto di trovarsi in medio oriente non significa essere in un posto a rischio, sarebbe come dire che l’Italia e’ un paese a rischio perche’ e’ in corso la guerra in Ucraina. In Iran infatti non si verificano episodi pericolosi dalla sanguinosa guerra con l’Iraq che si e’ conclusa 30 anni fa. L’aeroporto e’ molto distante da Tehran e ci mettiamo un’ora per arrivare all’hotel: la citta’ di Tehran e’ un centro urbano gigantesco dove vivono 14 milioni di persone, il traffico e’ pazzesco e tutte le macchine si fanno costantemente il pelo; durante il tragitto ci troviamo spesso in coda e veniamo anche tamponati da dietro ma apparentemente qui
e’ una cosa normale e il tassista non si lamenta piu’ di tanto per l’accaduto. L’auto ovviamente non ha l’aria condizionata e dobbiamo tenere il finestrino aperto dal quale entrano tutti i gas di scarico delle migliaia di macchine che si trovano sulla strada. Noto che tutte le donne hanno il velo ma che le regole evidentemente non sono cosi stringenti come ci si aspetterebbe: i capelli non devono essere totalmente ricoperti e basta che ci si metta un foulard in testa; altrimenti come farebbero a mostrare a tutti che si sono tinte i capelli!? Il fatto di coprire il corpo e’ infatti un modo per rendersi meno attraenti agli occhi dei maschi e per non indurli in tentazioni carnali; e’ d’altrone lo stesso motivo per il quale nelle moschee le donne non possono mischiarsi agli uomini: quando si e’ in ginocchio e ci si piega in avanti nella preghiera, bisogna evitare che gli uomini posino il oro sguardo sul deretano delle signore di fonte a loro. Tutte queste regole per non indurre l’uomo in tentazione vengono tuttavia a poco a poco superate dallo scorrere inesorabile della modernita’: come detto molte donne si tingono i capelli e ci tengono a farlo vedere e quasi tutte le ragazze giovani si truccano e vestono alla stessa maniera occidentale. Ci muoviamo molto lenti e la citta’ ad una prima occhiata non sembra offrire molto; quando poi leggero’ la guida una volta arrivato all’hotel i miei dubbi vengono confermati: leggo che la citta’ di Tehran non ha molto da offrire e, a parte un parco e un paio di monumenti, non c’e’ nulla di particolare da visitare. Restero’ qui per una giornata intera (domani) e mi trasferiro’ poi a Shiraz dove invece dovrei incontrare molte piu’ attrazioni e cose interessanti da visitare

30 Settembre

Ultimo giorno a Khiva oggi da dove partirò per tornare a Tashkent e prendere l’aereo per l’Iran. Khiva è una piccolissimo villaggio d’arte (sarebbe troppo chiamarla città d’arte) dove tutto ciò che deve essere visto può essere visitato comodamente in una giornata. E’ molto meno turistica di Bukhara nel senso che ci sono molti meno stands dove si possono trovare esempi di artigianato locale e meno ristoranti ma comunque ci sono anche qui diversi gruppi di turisti. Anche a Khiva si ripresentano le costruzioni in mattoni a vista così tipiche di questa nazione e diverse madrasse costellano la città vecchia. La costruzione più impressionante è un minareto completamente decorato di proporzioni enormi; la base credo che abbia il diametro di 15 metri ed è un peccato che non sia stato finito: alla morte del khan di Khiva che aveva iniziato la sua costruzione, il tutto è stato lasciato così com’era e non è stata portata a termine. Si vede questo enorme cilindro troncato a metà che sarebbe stato sicuramente imponente e spettacolare se fosse stato finito.

Via-della-Seta-Filippo-Perabò26 (6)Questi giorni a Khiva sono stati molto rilassanti sia perchè mi sono finalmente potuto riprendere dall’avvelenamento da cibo che mi ha tenuto fermo due giorni, sia perchè qui ho ritrovato il ragazzo francese con il quale più volte ho incrociato la via; si è poi aggregata una ragazza austriaca che ho conosciuto a Bukhara e un altro ragazzo inglese conosciuto in ostello e in quattro abbiamo formato un bel gruppo di amici e il tempo scorre piacevole fra una tazza di the e una birra. Fino ad ora sono stato sempre fortunato per quanto riguarda il meteo e ho trovato sempre giornate soleggiate, soltanto un giorno ho trovato pioggia quando mi trovavo in Bishkek in Kyrgystan e ho semplicemente passato il pomeriggio in ostello.

Dopo due giorni passati qui a Khiva la ragazza austriaca ci lascia perchè vuole dirigersi più a nord verso Nukus e Myomak dove si può assistere alla tragedia catastrofica del lago d’Aral; la descrizione che ne da la guida è di un paesaggio dove si provano sentimenti di “hopelesness and desolation”. Il tutto in effetti può avere qualche attrattiva ma per questa volta me ne torno semplicemente a Tashkent con il francese e l’inglese dove mi attende un viaggio in treno di 19 ore.

Via-della-Seta-Filippo-Perabò26 (1)Quella del lago d’Aral è una grande tragedia che deriva dal ridicolo tentativo dell’uomo di modifcare la natura: durante gli anni di dominazione sovietica il governo decise di incrementare enormemente la produzione di cotone in queste regioni e per questo nuovi canali di irrigazione vennero creati i quali attingevano acqua appunto dal lago d’Aral. La produzione di cotone in effetti aumentò sensibilmente ma non si curarono affatto che l’acqua richiesta per i nuovi campi di cotone era di molto superiore a quella che il lago poteva sostenere. Nel giro di una quindicina d’anni le acque del lago vennero progressivamente prosciugate e il lago d’Aral si divise in due porzioni: lago d’Aral nord e sud. Il lago nella parte nord aveva ancora (e ha tutt’oggi) un costante rifornimento d’acqua che proviene dalla montagna ma la parte sud non avendo nessun rifornimento d’acqua si è via via prosciugata lasciando dietro di se una landa salina e desertica.

Le città portuali che prima godevano di una buona economia basata sulla pesca si sono trovate letteralmente “a secco” con le acque che si sono ritirate di 250 chilometri, il clima della zona è cambiato e ora ci sono inverni molto più lunghi e freddi ed estati molto calde, ci sono spesso tempeste di sale che colpiscono i villaggi della zona provocando malattie polmonari e non solo. Insieme al sale vengono portati nell’aria anche moltissimi residui chimici dei fertilizzanti che venivano usati per la produzione del cotone: il risultato è che i villaggi in queste zone hanno di gran lunga la piu’ alta percentuale di malattie polmonari, cancro, malformazione dei feti di tutta l’Asia Centrale.

Via-della-Seta-Filippo-Perabò26 (2)Il viaggio in treno risulta divertente dato che anche qui un folto gruppetto di locali mi si stringe attorno desiderosi tutti ancora di sapere se sono sposato, quanti figli ho, che lavoro faccio e così via. Per mia fortuna il ragazzo che passa su e giù per il treno vendendo le bibite parla inglese e quando arriva al gruppetto di persone che mi circondano, si ferma anche lui e si può finalmente parlare un pò più “normalmente”. Alla lunga, infatti, diventa veramente noiso e privo di senso parlare con una persona che parla un’altra lingua e con la quale ci si può intendere solamente a gesti. Posso chiedere quindi al ragazzo diverse cose riguardo agli usi e costumi locali e, per esempio, mi dice che le ragazze sono solite sposarsi a diciotto anni e se entro i ventidue anni non sei ancora sposata sei una disgrazia per tutta la famiglia e vieni marchiata a vita. Penso a queste povere ragazze che a diciotto anni hanno appena cominciato a vivere e devono già essere obbligate a trovare marito e fare figli e mi ritengo davvero fortunato di essere nato e vissuto in una cultura diversa. Dormo molto male nella cuccetta che è stretta e corta e sono gradevolmente sorpreso quando arrivo all’ostello a Tashkent: è un ostello che ha aperto solamente da Giugno ed è di gran lunga il miglior posto dove abbia soggionato durante il mio viaggio! Ha lo standard di un hotel ma ha ancora prezzi molto bassi dato che hanno appena aperto. Il posto perfetto dove passare tre giorni in relax: ho già visitato Tashkent per un giorno quando arrivai nella nazione due settimane orsono e ho già visitato la maggior parte delle zone che meritano essere visitate. Posso quindi rilassarmi all’ostello, leggere, e finalmente scrivere il diario! Purtroppo la connessione internet qui è pessima e temo che in Iran sarà anche peggio. Comunque poco importa, posso finalmente pensare solamente a mangiare dato che credo di avere perso due-tre chili da quando sono partito.

24 Settembre

Oggi finalmente ho abbastanza energie per scrivere di nuovo dato che ieri sono rimasto a letto con la febbre tutto il giorno, ma procediamo con ordine. Due giorni fa sono partito da Samarcanda prendendo l’autobus diretto a Bukhara nel sud della nazione. So che se si prende una macchina privata con altre persone si deve aspettare che la macchina sia piena prima che il conducente parta e non mi aspetto che la stessa cosa capiti anche con l’autobus. Con mia sorpresa invece mi accorgo che con l’autobus funziona alla stessa maniera! Non si parte finchè l’autobus non è occupato in ogni suo singolo posto e mi rammarico subito di aver scelto questo mezzo di trasporto invece del treno. Dopo un’ora di attesa finalmente l’autobus è al completo e possiamo partire. Sono l’unico straniero a bordo e ovviamente oggetto della curiosità generale; un tizio con la famiglia al seguito mi si avvicina e con un inglese stentato incomincia a fare conversazione e dopo due-tre
minuti un gruppetto di una decina di persone si è formato intorno al mio sedile, tutti desiderosi di parlare e conoscere meglio questo strano essere biondo che viaggia con loro. Il tutto è abbastanza divertente e la persona che ha iniziato la conversazione mi invita a soggiornare a casa sua; devo però ovviamente rifiutare l’invito dato che lui abita molto distante da Bukhara. Dopo 6 ore di autobus ed esserci fermati ad un posto di blocco per una mezz’ora (non so bene perchè la polizia ci abbia fermati così a lungo) arrivo finalmente a Bukhara. Qui il centro storico si può visitare tranquillamente a piedi e senza fretta ed è una città molto carina: mentre a Samarcanda i monumenti e le vie più belle sono sparse un pò qua e là, qui a Bukhara le costruzioni sono meno imponenti e concentrate tutte in una piccola area. Se si dovesse trovare un esempio del fatto che a volte il tutto è migliore della somma delle parti, Bukhara calza a pennello. Per fare un esempio nostrano è come se Samarcanda fosse la nostra Roma e Bukhara sia la nostra Firenze. E’ un piacere camminare per le strade antiche ed essere circondati da madrasse, moschee, università, minareti, edifici storici.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo-26 (4)Giusto questo pomeriggio ho avuto una breve passeggiata per il centro storico dove mi sono fermato nella piazza principale a prendere un the e leggere un libro e questa è proprio la città ideale per questo tipo di attività. Tutto il centro storico si può attraversare a piedi in dieci minuti ma sono veramente tanti i posti dove ci si può fermare e ammirare un edificio storico. Particolarmente impressionante è il minareto che fino a 200 anni fa era usato per le pene capitali: i malcapitati prigionieri condannati a morte venivano lanciati dal minareto che sarà alto più o meno trenta metri e così si sfracellavano al suolo.

Molte le bancarelle che vendono prodotti tipici locali, tappeti, gioielleria, cappelli, sciarpe e in generale si respira una bella atmosfera. L’altro ieri camminando per la città, verso l’ora di pranzo, mi si è avvicinato un locale che mi chiede se voglio andare a casa sua per mangiare, dove sua figlia cucina tipico cibo locale e di buon grado accetto il suo invito dato che così avrò l’opportunità di avere un vero pasto tradizionale in una casa di una famiglia uzbeka. Una volta arrivati a casa sua il signore mi porta un sacco di frutta che mangio con gusto ma che sento darmi una strana sensazione in gola, la frutta però e lavata e la mangio senza preoccupazioni. Arriva poi li piatto principale che consiste in un uovo in padella e 4 patatine di contorno!! Mi rivolgo al signore con fare risentito perchè mi ha ovviamente preso in giro e gli do un compenso inferiore a quello pattuito. La giornata finisce poi in modo molto divertente quando io e una ragazza giapponese che ho conosciuto in ostello facciamo una passeggiata e ci imbattiamo in due signori che cantano per strada e uno di questi suona la fisarmonica; quando ci sediamo vicino a loro per sentirli cantare canzoni russe ci chiedono di dove siamo e quando gli dico che sono italiano cominciano a cantare la canzone italiana più famosa che è “L’italiano” di Toto Cutugno. Ovviamente non posso tirarmi indietro e li accompagno nella melodia cantando questa canzone che ho sempre preso in giro! E’ comunque divertente stare a fianco di questi due signori, a Bukhara, e cantare “lasciatemi cantare” in piazza; una situazione veramente surreale. Mi chiedono poi di cantare ancora qualcos’altro in inglese e mi lancio in “Yesterday” di John Lennon strappando degli applausi alla fine della canzone. La giapponese ovviamente è superdivertita e scatta diverse foto della scenetta.

Sulla via del ritorno ci imbattiamo poi in una festicciola locale dove un sacco di gente danza e, quando gli passiamo di fianco, ci invitano sulla pista da ballo. La giapponese si lancia senza indugio mentre io invece rimango un pò in disparte dato che ballare al ritmo di queste canzoni uzbeke non è proprio il mio forte. Insomma una bella e divertente serata dove però già sento che qualcosa non va con il mio stomaco. Il mattino dopo mi sveglio con lo stomaco un pò sottosopra, faccio colazione e dopo un paio d’ore comincio ad avere un mal di stomaco pazzesco, come un blocco di ferro pesante una tonnellata. Comincio a sentirmi molto debole, mi viene la febbre e devo restare tutto il giorno a letto dove cerco di bere più acqua possibile per eliminare le scorie. Non ho bene idea di quale cibo sia stato a farmi sentire male ma comunque passo una notte dove non riesco a prendere sonno e dormo nel sacco a pelo perchè sento molto freddo. Stamattina fortunatamente mi sveglio e il peggio è passato: la febbre se n’è andata e, anche se sento ancora lo stomaco
sottosopra, mi sento meglio. Non riesco comunque a mangiare niente nè a colazione nè a pranzo ma sembra che il mio corpo abbia recuperato dato che stasera sono riuscito ad avere una cena quasi completa. Ho fatto conoscenza oggi con una ragazza austriaca in ostello che ha il fidanzato in Iraq e che si è convertita all’Islam! E’ la prima volta che mi capita di incontrare qualcuno che si è convertito all’Islam e le pongo diverse domande sulla religione e sul modo di vivere arabo in generale. Una cosa curiosa a cui non avevo fatto caso prima è che non si vede nessuno in giro che porti gli occhiali! E, ora che ci penso, anche in Kyrgystan non mi ricordo di avere visto gente con gli occhiali. Sarà dovuto al fatto che godono tutti di un’ottima vista in Asia centrale, oppure al fatto che nessuno è mai andato a scuola e quindi non si sono rovinati la vista sui libri?

20 SettembreVia-della-Seta-Filippo-Perabo-25 (6)Oggi seconda giornata a Samarcanda dove sono andato nella parte ovest che è la parte nuova della città. Mi sono accorto che la città non è così moderna come pensavo e ce ne si può accorgere dal fatto che le strade sono quasi tutte sterrate, le macchine perlopiù vecchie e scassate, spesso mancano i lampioni per le strade, non esistono negozi dove comprare oggetti di elettronica e cosi via. Le case lontane dal centro sono tutte villette che, in tipico stile arabo, hanno un cortile interno e coprono un ampio spazio. Non ho visto nessuna casa che avesse più di due piani e quindi tutta la città rimane generalmente “bassa” con queste ampie case le une attaccate alle altre. Non danno l’impressione di essere gente che vive nella povertà però sicuramente lo standard di vita è molto distante da quello a cui siamo abituati in Europa. Qui quasi tutte le macchine sono Chevrolet oppure Daewoo e mi spiegano che è così perchè fino a pochi anni fa era presente una fabbrica della Chevrolet in Uzbekistan che poi è stata acquistata dalla Daewoo; chiaro simbolo anche questo che la gente non ha ovviamente soldi per comprarsi una macchina straniera.Cammino per un paio d’ore in mezzo a queste villette e quasi mi perdo in questo labirinto di vie strette e sterrate ma poi alla fine ritrovo la strada principale e, ancora una volta, faccio fatica a trovare un posto dove facciano da mangiare. I ristoranti sono pochissimi e quei pochi che si trovano sono tutti vuoti: la gente evidentemente mangia sempre a casa e quei pochi ristoranti che sono aperti devono ringraziare i turisti che vengono da altre nazioni perchè altrimenti sarebbero perennemente senza clienti. Nella seconda parte della giornata ripercorro le stesse vie di ieri ma mi accorgo che sulla destra un pò lontano dalla mia posizione c’è una costruzione più grande delle altre di cui non mi ero accorto ieri; quando vado a vedere più da vicino di che cosa si tratta scopro che è un altro meraviglioso complesso di mausolei, moschee e monumenti funebri che ieri mi era sfuggito. Anche queste costruzioni, come le precedenti, sono deliziosamente lavorate fin nei minimi particolari e coloratissime. Sembra veramente di essere in un posto da favola come lo si può immaginare leggendo i racconti delle “Mille e Una Notte”. Samarcanda non mi ha deluso e sono rimasto affascinato dalla sua arte e bellezza. Domani mi recherò a Bukhara che dicono essere ancora più magica e affascinante: non vedo l’ora!19 SettembreVia-della-Seta-Filippo-Perabo-25 (5)Ci sono nomi particolari nel mondo che involontariamente portano le persone nel mondo dei sogni. La magia e la fama di questi nomi colpiscono direttamente la mente quando si legge o si sente parlare di loro. Esiste un nome particolare che, fra tutti gli altri, attira la mia immaginazione e questo nome è Samarcanda. E’ come se questo nome da solo faccia emergere immagini di colori vivaci, profumi orientali, posti favolosi, fiabe da mille e una notte, feroci conquistatori che cavalcano nel deserto, carovane infinite di cammelli che viaggiano lungo la via della seta. E’ in questo stato d’animo che prendo il treno che da Tashkent mi sta portando a Samarcanda. E’ un posto che risuona nelle mie orecchie da quando ho memoria e non mi sembra vero che ci sto mettendo piede. Il viaggio in treno risulta veloce e confortevole anche se ovviamente le vetture sono alquanto vetuste e anche queste, credo, ereditate dall’ex Unione Sovietica. Nel treno passa costantemente
il personale ferroviario avanti e indietro non so bene per quale motivo e viene anche offerto dell’ottimo the, un piccolo dessert e un succo di frutta. Il mio vicino di posto ha portato con se anche una pagnotta imbottita di salame che mi offre ma gentilmente rifiuto. In questo paese è vero che esiste uno stato di polizia costante ma, nonostante questo, anche qui le persone sono estremamente gentili e cordiali e non mi sento per nulla oppresso da questa presenza costante della polizia. Sono tutto sommato cordiali e devono solamente fare il loro lavoro. Arrivato in stazione prendo il taxi per arrivare all’ostello che è vicinissimo al Registan che rappresenta il cuore della città.Via-della-Seta-Filippo-Perabo-25 (3)Samarcanda è oggi una grande città dotata di tutti i comfort di una città moderna però è innegabile che nelle strade si respiri un’atmosfera particolare e che le numerose costruzioni arabe presenti qua e la diano a tutta la città quell’aria di particolare “magia” di cui parlavo prima. Non appena arrivato mi avvio subito al Registan per ammirarlo in tutta la sua bellezza: Registan significa letteralmente “posto sabbioso” ed è un complesso di tre strutture (madrasse) che sono disposte sul lato ovest, nord ed est della piazza. Sono state erette tutte attorno all’anno 1400 e offrono una vista spettacolare! Sono delle classiche costruzioni arabeggianti con gli archi ad ogiva e decorate minuziosamente con colori vivacissimi; ognuna delle tre costruzioni è affiancata da due minareti (strutture simili alle nostre torri campanarie) e l’effetto visivo globale è veramente meraviglioso. All’interno di queste costruzioni si tenevano un tempo corsi di musica, lezioni di astronomia, letteratura, medicina e teologia e rappresentava il centro culturale della città. Un pò tutte e tre le strutture sono alquanto sbilenche e non sembrano molto stabili: non si sa se perchè il terreno delle fondamenta non è molto solido o perchè sono state costruite male, fatto sta che una cinquantina d’anni fa degli ingegneri russi sono stati chiamati qui per raddrizzare parte delle strutture perchè stavano cominciando ad avere un’inclinazione preoccupante. Spendo circa un’ora e mezza a passeggiare su e giù per questa bellissima piazza e uno dei poliziotti mi chiede se sono interessato a salire sul minareto; avevo letto nella guida che ufficialmente il minareto è chiuso ai turisti ma se si paga una cifra adeguata alle guardie, queste ti fanno salire senza problemi. La mia guida però si rivela molto vetusta perchè il poliziotto mi chiede tre volte quello che c’e’ scritto nella guida! Accetto comunque perchè la cifra totale è attorno ai 3 euro e non rappresenta di certo una spesa enorme e devo dire che sono contento di aver provato l’emozione della “prima volta” quando corrompo il poliziotto con un malloppozzo da venti biglietti da mille som l’uno. Dal minareto, che è il più alto della città, si gode di un’ottima vista e ovviamente scatto numerose fotografie dalla posizione elevata. Poco lontano dal Registan si trova un altro importante mausoleo, quello di Gur-Emir dove sono conservate le spoglie del mitico condottiero Tamerlano. Il sito è configurato in modo circolare e giusto per dare un’occhiata a come appare da dietro, cammino fino alla parte posteriore del mausoleo da dove si può tranquillamente accedere alla costruzione senza pagare il biglietto d’entrata: chi me lo fa fare di entrare dalla parte davanti e pagare? Ovviamente è molto più facile entrare da dove mi trovo adesso senza spendere un soldo! Il mausoleo all’interno è decorato alla maniera araba con piccolissime e numerosissime decorazioni che ricoprono tutte le pareti e il soffitto. I colori presenti sia all’interno che all’esterno sono l’oro e il blu e l’effetto visivo, anche qui, è veramente bellissimo. Molto spesso anche qui le persone mi salutano e si fermano a fare due chiacchiere e sono curiosissimi di sapere da dove vengo, come mi chiamo, quanti anni ho, eccetera; specialmente i bambini sono i più curiosi e solerti nell’incalzarmi con le loro domande alle quali rispondo di buon grado e divertito. Sembra che a Samarcanda la gente si sposi senza sosta dato che, in due giorni che mi trovo in questa città, vedo costantemente coppie di sposi nell’area del Registan e nei ristoranti attorno ho visto sia ieri che oggi feste di matrimonio a tutte le ore del giorno. Rimango un pò deluso nel vedere che nei matrimoni le persone si vestono alla maniera occidentale copiando, malamente, i nostri vestiti più eleganti. Mi sarebbe veramente piaciuto vedere dei vestiti tipici di queste zone e scuoto la testa pensando a quanta parte delle culture locali di tutto il mondo viene persa grazie al potere della televisione. Devo dire che c’è stato un grandissimo cambiamento dal Kyrgystan all’Uzbekistan per quanto riguarda la fisionomia delle persone: in questa nazione un pò tutte le ragazze sono decisamente bruttine e quando si vede una donna oltre i cinquant’anni si assite ad una visione di un leone marino che affannosamente avanza caracollando ora su una gamba, ora sull’altra. Le coppie di sposi non sono un’eccezione e in due giorni che sono qui e dopo aver visto circa una decina di coppie di sposi posso affermare che le ragazze uzbeke rivaleggiano in bruttezza solo quelle cinesi.Via-della-Seta-Filippo-Perabo-25 (1)Oggi, il secondo giorno del mio soggiorno, mi sono recato a piedi in due siti abbastanza lontani dal centro ma comunque raggiungibili in un’oretta di cammino e siccome sono ormai diventato un camminatore esperto non mi è pesato percorrere il tragitto. Il primo sito è stata la tomba del profeta Davide le cui spoglie sono state portate qui da Tamerlano; non ho idea se questo profeta Davide sia lo stesso che appare sulla nostra Bibbia ma potrebbe essere: spesso il Corano riporta episodi che sono presenti anche nella nostra Bibbia e molti personaggi sono presenti in entrambi i libri sacri. La leggenda vuole che il corpo di Daniele dopo la morte cresce continuamente di mezzo pollice all’anno e che la sua tomba debba essere continuamente allungata per contenere il suo corpo. In effetti la tomba è una lunghissima bara che misurerà ad occhio e croce venti metri! E’ completamente ricoperta da un drappo nero dove sono riportare parole arabe scritte in caratteri dorati. Vicino alla tomba assisto ad una scena curiosa: un uomo di circa sessant’anni incomincia a cantare una nenia in arabo tipo quella che si sente cantare dal muezzin quando richiama i fedeli alla moschea per la preghiera. Il canto dura in tutto due-tre minuti alla fine dei quali le persone che gli stanno attorno gli danno dei soldi; dopo pochi minuti arrivano altri turisti locali che gli danno dei soldi e lui ricomincia a cantare ancora! La scenetta penso che si
ripeta ogni volta che qualcuno si avvicina a lui e gli chieda di cantare quello che può essere un “canto di purificazione”……che ne so!? Quello che è certo è che cantando per ogni tizio che passa di li il vecchietto si fa un bel gruzzoletto a fine giornata. Passo poi al secondo sito che ho deciso di visitare oggi che è l’ormai distrutto osservatorio astronomico di Ulugh-Beg; ovviamente non conoscevo questo nome ma a quanto pare è un personaggio molto conosciuto nel mondo dell’astronomia ed è stato un grandissimo uomo di scienza che ha posto le basi per la moderna cartografia e astronomia. I suoi studi scientifici andavano contro la religione musulmana, una storia simile a quella che capitò al nostro Galileo, solamente che nel suo caso gli andò peggio e fu decapitato e tutto il suo materiale scientifico distrutto. L’osservatorio era composto da una costruzione formata da tre cerchi l’uno incastrato nell’altro e da un sestante alto 55 metri! Pazzesco! Con questi strumenti riuscì a calcolare la durata di un anno solare con la precisione di 20 secondi! Insomma questo scienziato è stato un uomo eccezionale e anche un cratere lunare è stato chiamato Ulugh-Beg in sua memoria.
Sono l’unico ospite dell’ostello che non ha internet, non ha la lavatrice e dove la doccia è solamente tiepida. Comunque non mi lamento e anzi mi fa piacere ogni tanto avere un periodo di totale isolamento dove il mio spirito di lupo solitario viene fuori e posso stare da solo con me stesso senza nessuno accanto.18 SettembreVia-della-Seta-Filippo-Perabo26 (1)Primo giorno a Tashkent oggi dove starò solamente un giorno; devo comunque tornare in questa città per prendere il mio volo per l’Iran e quindi domani mi trasferirò a Samarcanda dove starò per tre giorni. Esco di buon’ora la mattina e mi avvio verso la metropolitana che, un pò come tutta la città, è presidiata dalla polizia. Appena entro nella metro il poliziotto mi chiede di aprire la borsa per controlarne il contenuto e mi chiede di mostrargli il passaporto; incomincia quindi un interrogatorio di dieci minuti dove mi chiede come mi chiamo, qual è il mio lavoro, se sono sposato, dove si trova mia moglie, come sono arrivato nella nazione, perchè mi trovo in Uzbekistan, quali città voglio visitare e una caterva di altre domande. Quando dopo dieci minuti non ce la faccio più gli chiedo cortesemente “E’ tutto ok? Posso andare?” mi lascia quindi andare a prendere la mia metropolitana. Spero vivamente che questa scenetta non si ripeta perchè trovo veramente ridicolo che venga fatto un terzo grado ad un semplice turista che passa di li per caso. Mi dirigo verso il centro città e scopro che è pieno di parchi molto ben curati e non c’è molta gente in giro, il traffico è intenso ma non troppo e generalmente ho l’idea di un posto tranquillo e rilassato.Via-della-Seta-Filippo-Perabo26 (4)Ci sono molti palazzi governativi, musei, teatri che risalgono all’età sovietica: possenti blocchi di cemento bianco che sembrano indistruttibili. Ci sono spesso fontane e i parchi sono molto ben curati, l’unica cosa un pò strana è che non si trovano ristoranti in giro e devo camminare un bel pò per imbattermi per puro caso in un posto dove posso mangiare qualcosa. Le persone qui hanno dei visi decisamente più medio-orientali di quelli che ho visto in Kyrgystan anche se posso vedere che anche in questa nazione c’è una gran commistione di razze differenti: molte persone hanno una grande somiglianza con le facce dei russi mentre altri potrebbero essere benissimo Uyghur, il popolo che vive nello Xinjang in Cina.Durante il vagabondare nel centro città vengo fermato numerose volte da locali che sono molto desiderosi di fare conversazione quando invece io vorrei veramente girarmi la città da solo e starmene per i fatti miei. Mi si avvicina anche un locale che avrà sui sessant’annni che parla solamente russo e tenta disperatamente di instaurare una conversazione! Ho avuto solo una breve occhiata alla capitale che per il momento sembra una grande città con trasporti obsoleti ma efficienti e con la polizia che controlla ogni passo e ogni movimento dei cittadini, turisti inclusi.17 SettembreOggi mi sono alzato di buon’ora per dirigermi al confine con l’Uzbekistan. Leggendo da report online e chiedendo anche all’ostello non è ben chiaro quale autobus devo prendere per arrivare al confine, però non dovrebbe essere troppo difficile trovare quello giusto; dovrebbe essere il 127 o il 107 oppure il 107/A. Come soluzione più facile al problema, fermo tutte le mashrutka che passano e gli chiedo se vanno al confine che raggiungo in 20 minuti. Il ragazzo francese sta in un altro ostello e ci siamo dati appuntamento verso le 09:00 al confine e quando arrivo è già li. Questo confine non è come quello cinese dove ho dovuto passare cinque checkpoint in un tragitto lunghissimo ma c’è un singolo checkpoint dove però ispezionano minuziosamente il bagaglio: mi chiedono di tirare fuori tutte le medicine che ho, i libri, gli apparecchi elettronici. Vogliono controllare se porto con me medicine proibite, immagini pornografiche o libri proibiti. Nonostante l’ispezione minuziosa i militari uzbeki sono molto cordiali e sorridenti e tutta la pratica finisce in una decine di minuti. Sono invece molto più  severi con i locali dove il bagaglio viene controllato molto più a fondo e rivoltato da cima a fondo. Una volta entrati in Uzbekistan ci sono molti tassisti pronti a riceverci e contrattiamo per il viaggio a Tashkent per 20 dollari americani: in questa nazione per qualche strano motivo si usa sia la valuta locale, il som, che i dollari americani. Il taglio massimo della valuta locale è la banconota da 1,000 som che vale più o meno 0.2 euro. Di conseguenza un ammontare di soli 100 euro scambiati in som risulta essere un malloppo gigantesco di carta di almeno 10 centimetri di spessore! Partiamo quindi per un lungo viaggio che in sei ore ci porterà alla capitale Tashkent. Durante il tragitto dobbiamo fermarci numerose volte per far controllare i nostri passaporti dagli agenti di polizia che in questa parte della nazione controllano tutte le macchine severamente. Mi accorgerò presto che anche in Tashkent la polizia è ovunque e il mio passaporto verrà controllato frequentemente. Dopo circa tre ore di viaggio dove passiamo per campagne coltivate a cotone ci fermiamo per una pausa pranzo insieme al tassista e poi riprendiamo subito il viaggio e arriviamo senza problemi al nostro ostello alle cinque del pomeriggio. Non c’è tempo oggi per andare a visitare la città e comunque avrò molti giorni a disposizione in Uzbekistan per vedere tutto con calma e quindi mi rilasso in ostello.Impressioni KyrgystanVia-della-Seta-Filippo-Perabo-22 (11)Oggi è il mio ultimo giorno in Kyrgystan e purtroppo ci sono restato solamente quindici giorni. Dico purtroppo perchè è un paese con dei posti veramente belli da visitare e ce ne sarebbero stati molti altri ancora da vedere se avessi avuto più tempo. I paesaggi di montagna sono molto belli e tutto il paese è costellato di laghi alpini azzurrissimi che con la loro bellezza ripagano ampiamente lo sforzo che si è fatto per arrivare a quelle altitudini. A me piacciono molto gli spazi aperti e quindi non posso che essere favorevolmente impressionato da questa nazione; grandi praterie dove pascolano cavalli, mucche e pecore, si alzano all’improvviso a quote oltre i 3,000 metri per poi aprirsi di nuovo e lasciare spazio allo sguardo fin dove l’occhio può guardare. Frequenti fiumi più o meno grandi accompagnano le escursioni sulle montagne per poi finire in grandi laghi dove gli animali si abbeverano. Sono molto contento di visitare questi incantevoli paesaggi. Ho fatto esattamente la vacanza che avevo in mente facendo percorsi di trekking e andando a cavallo e ho superato brillantemente tutte e due le prove sebbene non sia un esperto montanaro ne tanto meno un cavallerizzo provetto. La popolazione è molto amichevole e gentile e non appena vedono che sei straniero vogliono subito scambiare due chiacchiere per esercitarsi a parlare inglese o magari soltanto per il gusto di parlare con uno straniero. Il Kyrgystan è una nazione generalmente povera dove la maggior parte della popolazione ancora vive di pastorizia però non è una povertà che si “sente” in maniera particolare: le strade sono generalmente pulite, i trasporti sono tutto sommato efficienti e veloci e non ho mai avuto l’impressione di essere in una nazione povera. Le persone che girano per le strade hanno dei fisici molto robusti e sembra che siano forti come tori il che fa chiaramente capire che si sono fatti i muscoli lavorando nelle campagne. Incomincia a fare freschino qua in Kyrgystan e domani mi appresto a passare il confine per andare in Uzbekistan dove mi aspettano una città dalla storia millenaria come Samarcanda e Bukhara. Non vedo l’ora di proseguire il mio viaggio lungo la via della seta.
14 settembreE’ passata una settimana esatta da quando ho scritto l’ultima pagina del diario! Non ho veramente avuto il tempo materiale di scrivere fino ad oggi dove sono ritornato ancora una volta a Bishkek e posso rilassarmi nell’ostello che e’ fra i piu’ confortevoli nei quali abbia soggiornato. La scorsa settimana appena tornato dall’escursione sulle montagne a Karakol mi sono recato di martedi all’ambasciata iraniana per richiedere il visto e, dopo aver pagato la somma dovuta e compilato i moduli necessari, ho lasciato il passaporto all’ambasciata dato che richiedono due giorni lavorativi per rilasciare il visto. Il giorno successivo ho di nuovo fatto armi e bagagli per recarmi nella seconda zona della nazione che mi ero prefissato di visitare: e’ una parte della nazione attorno al lago Song-Kol che e’ particolarmente attrattiva per la possibilità di passare diversi giorni a cavallo fra Kyrgystanle vallate e dormire nelle “yurt” che sono le tende tipiche della popolazione kyrgyza dove questo popolo nomade ancora vive. Per arrivare nella zona si deve prima arrivare ad un minuscolo villaggio di campagna chiamato Kochkor prendendo un autobus locale (mashrutka) oppure un taxi che si condivide con i locali; qui, infatti, il taxi non lo si prende mai da soli ma cercano sempre di occupare la vettura con piu’ persone possibile in modo da massimizzare l’introito. Insieme quindi ad una famiglia kyrgyza arrivo dopo due ore e mezza a Kochkor che si rivela un minuscolo villaggio di campagna formato da una singola strada dove minimarket, piccoli ristoranti e agenzie turistiche sono concentrate nello spazio di pochi metri. Ovviamente l’arrivo di uno straniero suscita sempre la curiosita’ generale e, come d’altronde e’ sempre capitato durante il mio viaggio, sono oggetto degli sguardi dei locali che mi fissano senza sosta. Mi reco direttamente alle agenzie di viaggi presenti per chiedere quali tour sono disponibili e mi propongono un tour di tre giorni e due notti a cavallo nelle vallate. Fortuna vuole che proprio in quell’istante entra nell’agenzia un turista americano anche lui in cerca di un tour simile e di buon grado accettiamo insieme questo pacchetto dato che il costo del tour viene diviso a meta’ fra me e lui. Cavalcheremo quindi per tre giorni nelle vallate vicino al lago Song-Kol e dormiremo due notti nelle yurt; compriamo anche una bottiglia di vodka che intendiamo consumare nella yurt insieme ai locali e alle guide che ci accompagneranno. Una vota arrivati in ostello pero’ incontriamo altri tre ragazzi israeliani e passiamo la serata Kyrgystan2insieme a loro a chiacchierare e la donna che gestische l’ostello ci offre pane, marmellata fatta in casa e the a non finire. E’ la perfetta occasione per consumare la bottiglia di vodka fra noi cinque e la serata scorre via piacevole insieme agli israeliani che stanno anche loro facenndo un viaggio molto lungo per tutta l’Asia centrale. Arriva il mattino e una macchina ci viene a prendere all’ostello alle 9:30 per portarci, dopo due ore di viaggio su strade sterrate, ad un altro villaggio sperduto nelle vallate dove prendiamo possesso delle nostre cavalcature. I cavalli kyrgyzy sono piuttosto piccoli, molto diversi da quelli che normalmente vediamo in Europa, e’ facile montarci sopra e sono molto facili da cavalcare, rispondendo  docilmente ai comandi. Non saremo solo io e l’americano a fare questo viaggio nelle vallate ma scopro che altri quattro turisti francesi verranno con noi: due verranno assieme a noi a cavallo e altri due invece faranno l’intero percorso a piedi. Ci sono due guide con noi anche loro a cavallo ed un altro cavallo e’ caricato con i nostri zaini. Andiamo al passo andando su e giu’ per le vallate che sono ormai di un colore giallo dato che il sole dell’estate ha ormai scolorito l’erba rendendola secca, guadiamo diversi fiumiciattoli e proviamo ad andare al trotto quando il terreno si fa piu’ pianeggiante. Ci sentiamo abbastanza sicuri per provare ad andare al galoppo e, appena il terreno si fa pianeggiante ed adatto, lanciamo i nostri cavalli con calci e urla tentando di farli galoppare. Non abbiamo il nerbo con noi e non e’ un’impresa facile convincere il cavallo a galoppare pero’ dopo un po’ di sforzi ce la facciamo ed e’ davvero fantastico! Non riesco a tenere l’equilibrio sostenendomi solo con le gambe e devo per forza appoggiarmi con le mani sulla sella e bilanciarmi in questo modo; un paio di volte tento di sotenermi solo con le gambe ma sto quasi per cadere e quindi evito di riprovare. E’ veramente bello sentire il cavallo sotto di te che corre e senti tutta la potenza dell’animale che ti porta avanti: e’ anche abbastanza faticoso fisicamente pero’ e  il pezzo di cuoio che lega la staffa alla sella mi preme forte contro la gamba e la sfrega di continuo. Dopo una trentina di secondi di galoppata devo chiedere al cavallo di proseguire al passo ma sono molto contento dell’esperienza e numerose altre volte durante l’escursione andiamo al galoppo non appena il terreno ce lo consente. Stiamo cavalcano infatti in un terreno che e’ tutto ondulato dolcemente, colline e montagne si alternano nel paesaggio e dopo cinque ore di cavalcata arriviamo finalmente alla nostra yurt dove passeremo la notte. Le yurt sono delle tende circolari di colore bianco e molto ampie all’interno; hanno un soffito circolare che puo’ essere chiuso e all’interno l’impalcatura che le mantiene in piedi e’ di legno dipinto di rosso e tutti gli altri oggetti all’interno sono coloratissimi. Il pavimento e’ ricoperto di tappeti e i nostri giacigli sono gia’ pronti con dei materassi abbastanza spessi e coperte pesanti; si sta molto bene all’interno della yurt ed e’ una piacevole atmosfera. I locali che possiedono la yurt preparano la cena che si rivelerà molto magra e consiste in un po di riso con verdure. Quello che pero’ abbonda e sembra essere il piatto nazionale e’ il pane con la marmellata fatta in casa il tutto accompagnato con the nero. Ci riempiamo quindi gli stomaci con un sacco di pane e marmellata e passiamo la serata insieme ai francesi che sono delle persone molto simpatiche. La notte nella montagna ha un fantastico cielo stellato dove si puo’ facilmente vedere anche la via lattea; mi discosto dal gruppetto di persone e mi rilasso nell’erba alla vista delle stelle dove sto per una buona mezz’ora. Il giorno dopo riprendiamo a cavalcare e saliamo molto di quota arrivando ad un passo a 3,400 metri dove possiamo godere di un bellissimo panorama e finalmente possiamo avvistare il lago Song-Kol, vicino al quale passeremo la notte nella yurt. Anche in questa giornata per lo più proseguiamo al passo dato che siamo andati sempre in salita ma non appena finisce la discesa lanciamo ancora i nostri cavalli al galoppo fino alle yurt dove passeremo la notte.
Via-della-Seta-Filippo-Perabo-22 (5)Questo complesso di yurt e’ piu’ grande del precedente e ci sono quattro yurt in tutto dove, oltre ai locali, sono presenti altri turisti anche loro francesi! Continuo ad incontrare francesi e israeliani ovunque in Kyrgystan. Qui siamo piu’ alti in quota e la notte e’ un po piu’ fredda; quando la cena e’ pronta pero’ all’interno della yurt c’e’ una stufa che scalda piacevolmente l’aria e rende l’ambiente molto confortevole. Il combustibile della stufa ovviamente non e’ legna dato che in queste vallate gli alberi non sono numerosi ma e’ composto da escrementi essiccati di animali! Gli escrementi vengono raccolti, compressi e utilizzati come combustibile per fare fuoco. Quando vedo il ragazzo che riempie la stufa di cacca di mucca spero che non siano le stesse mani a cuocere i nostri pasti. Anche qua la cena e’ molto magra e dobbiamo riempirci gli stomaci con un sacco di pane. In questo complesso di yurt vicine al lago ci viene anche fatta provare una bevanda tipica di questi posti che e’ il latte di cavallo fermentato. Non ho ben capito quale sia il processo di fermentazione e riesco a bere solo un sorso di questa bevanda immonda: sa di latte acido andato a male tre mesi fa. L’americano invece se ne beve attorno al mezzo litro e quando gli chiedo se davvero gli piace questa robaccia mi risponde che non gli piace ma non vuole perdere l’occasione di bere questa cosa unica e speciale……contento lui! La seconda notte e’ piu’ fredda della precedente e la coperta non e’ sufficiente a tenermi al  caldo percio’ devo usare il sacco a pelo. L’ultimo giorno mi sveglio con il sedere che gia’ mi duole: tutto quel trotto e il galoppare si fanno sentire ma quello che mi fa piu’ male e’ l’interno dello stinco dove quel pezzo di cuoio mi sta spellando la gamba. Dobbiamo risalire una’ltra montagna a 3,500 metri e durante la discesa accade l’imprevisto: un’altra comitiva di turisti a cavallo sta arrivando di fronte a me e prima della fila e’ una ragazza bionda con uno scialle marrone sulle spalle; io sono il primo della mia fila e per qualche motivo il cavallo appena vede l’altra cavalcatura di fronte a se prende paura e si imbizzarrisce. Scarta sulla destra e comincia a galoppare discendendo la collina a forte velocita’; per fortuna ho i piedi saldi nelle staffe e le redini ben ferme nelle mani e riesco a farlo virare ancora piu’ a destra risalendo quindi la collina e dimunendo la velocita’ fino a quando si ferma completamente. La guida dice che e’ stato il colore dello scialle della ragazza a far spaventare il cavallo ma comunque io sono contento di essermela cavata bene e di essere riuscito a far fronte all’imprevisto; la guida mi racconta di un episodio recente quando, durante un’escursione simile, il cavallo di un turista si e’ spaventato di fronte ad una mucca che si era alzata repentinamente di fronte a lui e il ragazzo che lo cavalcava ha perso le staffe ed e’ caduto a terra facendosi trascinare per una ventina di metri dal cavallo! Verso la fine della cavalcata il sedere duole veramente molto ma comunque ci lanciamo per un’ultima galoppata quando arriviamo alla pianura vicina alla fattoria dei cavalli. Giusto il tempo di lasciare il cavallo e salutare gli amici che hanno condiviso con me questa bella esperienza che e’ il tempo di salire sulla macchina che mi riporta al villaggio di Kochkor in un paio d’ore, torno  all’ostello a raccogliere il bagaglio che avevo lasciato li, prendo un altro taxi che mi riporta alla capitale Bishkek dove arrivo alle 20:00; faccio il check-in  nell’ostello, vado a cena, doccia e pronti per una nuova giornata! Oggi mi sono recato all’ambasciata iraniana per vedere se nel frattempo mi hanno rilasciato il visto o se oppure ci sono stati dei problemi: arrivo verso le 11 del mattino e mi viene dato il visto senza problemi, perfetto! Nel pomeriggio vado a fare un massaggio per recuperare dalla tre giorni a cavallo e domani mi aspetta un’alzataccia per prendere l’aereo che mi riportera’ ad Osh nel sud del Kyrgystan. Da li passero’ il confine mercoledi o giovedi e andro’ in Uzbekistan e sono ancora in contatto con il ragazzo francese con il quale ho passato il confine Cina-Kyrgystan: anche lui sta andando in Uzbekistan e passeremo insieme il confine ancora una volta, perfetto!

7 Settembre

Oggi sono di ritorno dalla 3 giorni sulle montagne ed è stata un’esperienza unica, sia per la bellezza dei paesaggi visitati sia perchè si è dimostrata la prova fisicamente più dura che abbia mai dovuto superare. Il primo giorno comincia bene e, dopo essere salito su un taxi che è un residuato di guerra, arrivo alla fattoria dei cavalli dove mi viene assegnata la cavalcatura per il mio viaggio. Adoro i cavalli e uno degli obiettivi di questa escursione era appunto di cavalcare in mezzo alle montagne. La guida che mi accompagnerà per il percorso di trekking sale su una macchina e la incontrerò dopo alla fine della cavalcata per proseguire il percorso insieme.

Via-della-seta-Filippo-Perabo-20 (2)Cavalco quindi al passo con davanti a me il fattore che possiede gli animali e percorriamo numerosi chilometri fra vallate verdeggianti e costeggiando un fiume di montagna che scorre veloce alla nostra sinistra. Le vallate sono ricoperte di foreste di conifere e di tanto in tanto guadiamo piccoli fiumiciattoli godendo del paesaggio da “la casa nella prateria”. Non sono un esperto cavallerizzo, ho cavalcato solamente altre due volte nella mia vita ma mi sento molto sicuro. Si prosegue molto lentamente e numerose volte cerco di aumentare l’andatura del cavallo scalciando e scalciando ma per qualche motivo questo non si muove e continua ad andare al passo.

Dopo una mezz’ora di scalciate continue abbandono l’intento e semplicemente seguo il cavallo che si trova di fronte a me. Il tempo scorre piacevole e, anche se la staffa è troppo corta e mi fanno male i polpacci, sono veramente contento di attraversare queste vallate. Il tutto dura circa un tre d’ore dopo di che ci ricongiungiamo con la guida e scendo da cavallo; la mia guida è un ragazzo di nome Ramel, è molto magro e alto quanto me e si porterà con se quasi tutto l’equipaggiamento e il cibo che ci servirà nei giorni a venire. Ha uno zaino enorme che peserà sui 25 chili e, come d’accordo, mettiamo nel mio zaino una parte del cibo ed equipaggiamento sino ad arrivare ad un peso di 15 chili.

Via-della-seta-Filippo-Perabo-20 (5)L’ascesa ha inizio e scoprirò subito che non sono così in forma come avevo pensato; il punto di inizio si trova più o meno a 2,200 metri e da li comincia una salita ripidissima che non mi aspettavo. Dopo pochi minuti il fiato si fa cortissimo e devo respirare frequentemente facendo una fatica immane; il naso mi cola continuamente e devo mettere tutte le mie energie nelle gambe per salire la montagna mentre invece la guida, che ha molti chili più di me sulle spalle, va su tranquillamente senza nessun problema. Non so se è per l’altitudine o perchè non sono abbastanza in forma ma devo chiedergli di fermarci a riprendere fiato perchè ho davvero bisogno di fare una pausa e riprendiamo quando il mio respiro ritorna normale. Dopo poco devo chiedergli di fermarci ancora e poi ancora una volta: mosso a compassione la guida si riprende nel suo zaino più o meno 5-6 chili di equipaggiamento che avevo io e continuiamo l’ascesa.

All’ennesima fermata per riprendere le energie mi offre una barretta di cioccolato che per un pò fa il suo effetto e riesco a non fermarmi per un periodo di tempo un po più lungo. Devo fermarmi ancora e sono quasi sul punto di chiedere alla guida se possiamo tornare indietro: non ho forza nelle gambe e so che domani sarà un giorno ancora piu’ duro di questo. Ricaccio indietro questo pensiero e mi concentro solamente sul mettere un passo davanti all’altro senza pensare a nient’altro. Dopo tre interminabili ore di continue fermante arriviamo finalmente a destinazione a quota 2,900 metri e, nello spazio aperto dove ci troviamo, ci sono due tende già montate dove campeggiano una coppia di svizzeri e due ragazze della Repubblica Ceca; ovviamente loro sono freschi come delle rose mentre li saluto con fare stanco e faccio conoscenza. Tutte e due le coppie di campeggiatori sono già da diversi giorni in giro per le montagne della zona e, essendo esperti montanari, non hanno bisogno di nessuna guida per le scalate; scopro con grande stupore che le ragazze si portano dietro un equipaggiamento di 45 chili in due!!

Aiuto la guida a montare la tenda e quando la vedo spero che non piova di notte percheè è davvero in pessime condizioni e temo che possa piovere dentro; per la cena pensa a tutto lui e prepare il the ed il cibo che mi ricarica un pò le batterie dopo l’estenuante salita. Di sera la guida va in giro a raccogliere della legna che ci permetterà, con l’arrivo del buio, di accendere un bel fuoco poco lontano dalle tende e invitiamo anche le due ragazze a scaldarsi: è veramente suggestivo starsene di fianco al fuoco a fare due chiacchiere con il cielo stellato sopra di noi; la fatica dell’ascesa ora si fa sentire di meno e sono pronto per il trekking di domani che mi porterà ad una cima a 4,000 metri.

Via-della-seta-Filippo-Perabo-20 (6)La mattina aprendo la tenda scopro che è tutto ghiacciato fuori e la guida pensa che la temperatura sia andata giù sui -5 gradi e sono contento che ho comprato un sacco a pelo per queste condizioni e sono riuscito a dormire senza sentire il freddo. L’ascesa comincia e la stessa situazione di ieri si ripresenta: fiato cortissimo, respirazione frequentissima, respiro a bocca spalancata, naso che mi cola costantemente e devo chiedere  alla guida numerose volte di fermarci; anche in questa prima ascesa ad un certo punto mi balena il pensiero di chiedergli di tornare indietro dato che sento che non ho energia nelle gambe e devo ancora fare 3 ore di scalata. Ricaccio indietro ancora questo pensiero e penso solo ad andare avanti; a quota 3,500 ci fermiamo sopra al lago di montagna Al-Akul: è bellissimo e dopo tutta la fatica fatta posso godere di una vista fantastica e guardare le acque azzurrissime del lago che riflettono il sole.

Respirare per 2 ore a bocca aperta mi ha reso la gola secchissima e ho molta sete però purtroppo non abbiamo acqua con noi dato che di solito beviamo acqua solamente nelle soste di pranzo e cena dove possiamo attingere al fiume di montagna vicino e fare del the. La dea fortuna ancora guarda dalla mia parte e due ragazzi israeliani arrivano poco dopo di noi e, dopo aver scambiato due chiacchiere, gli chiedo se hanno dell’acqua. Condividono con me la loro acqua e mi danno poi la bottiglia vuota e delle pasticche per purificare l’acqua; mi dirigo quindi verso il lago che è sotto di me e riempio la bottiglia mettendoci dentro questa pastiglietta microscopica. Dopo qualche minuto bevo l’acqua “purificata” che sa di ammoniaca! Non è certo un buon sapore ma almeno so che sto bevendo qualcosa di purificato.

Via-della-seta-Filippo-Perabo-20 (9)L’ultima parte dell’ascesa ha inizio e si rivelerà la più dura e ripida delle due precedenti: anche qui mi fermo numerose volte e aspettare di riprendere un respiro normale e che il battito cardiaco si abbassi a livelli normali. A metà salita stramazzo al suolo e non so come fare a salire ancora: devo pensare a qualcosa di positivo, di bello qualcosa che mi dia la forza per andare avanti. Devo avere il mio pensiero felice che mi aiuti a conquistare la vetta. Vi ricordate il film “Peter Pan” con Robin Williams? In quel film Robin Williams adulto si e’ scordato che da bambino era Peter Pan e non riesce più a tornare sull’Isola Che Non C’è e avere i suoi poteri; gli altri bambini allora gli dicono che per tornare ad essere Peter Pan deve aggrapparsi ad un pensiero felice e lasciarsi portare da quello: dopo molti sforzi finalmente trova il suo pensiero felice e può tornare a volare ed essere di nuovo Peter Pan. Così succede anche a me: nel momento più buio trovo il mio pensiero felice, sorrido, il cuore mi si apre, mi alzo, e dovessi sputare sangue so che arriverò in cima. E così passo dopo passo arrivo sulla vetta Al-Akul a 4,000 metri di quota con il cuore che batte all’impazzata e senza più energie: mi sento un Dio e sono veramente fiero di me stesso.

Via-della-seta-Filippo-Perabo-20 (3)Da qui è tutta discesa e dobbiamo camminare per altre tre ore: dopo una mezz’ora circa cominciano a scendere dei finissimi granelli di ghiaccio e sono grato che siamo ad una quota così alta perchè se fosse stata pioggia ci saremmo inzuppati fino alle mutande. La grandinata si fa più intensa e insieme ad essa arriva un vento forte e gelido; fa molto freddo e anche quando ci fermiamo per fare del the il mio corpo non si scalda molto e non riesco a mangiare gran che. Dopo questa sosta per il the continuiamo a camminare per un periodo di tempo che mi sembra senza fine e arriviamo a destinazione a quota 2,200 metri che il sole è già tramontato. Montiamo subito la tenda e dopo 10 minuti comincia a diluviare; la guida fa da mangiare in tenda e io sono così esausto e senza energie che non ho nemmeno fame; mangio molto poco e mi metto nel sacco a pelo sentendomi malaticcio e sperando che la tenda regga e non filtri acqua all’interno. Temo molto per il giorno successivo dove dobbiamo camminare per quattro ore e se il tempo dovesse essere brutto come stasera sarà un calvario; temo anche per il mio fisico: chiaramente ho fatto uno sforzo superiore ai miei limiti e non so come mi sentirò domani mattina.

Per fortuna la mattina arriva e i timori del giorno precedente svaniscono: mi accoglie una splendida giornata di sole, la schiena fa male ma solo un poco, le gambe sono un pò doloranti ma tutto sommato non sono messo male; scoprò però che diverse cose lasciate fuori durante la notte sono tutte bagnate. Dopo lo sforzo di ieri camminare per 25 chilometri in discesa è una passeggiata e non sento minimamente lo sforzo; sono stato anche fortunato nell’aver scalato quella vetta ieri perchè con la pioggia di ieri notte la guida mi dice che li ora ci saranno sicuramente 30 centrimetri di neve!

Prendiamo l’autobus che mi riporta all’ostello e la prima cosa che faccio è una doccia dove sto per una buona mezz’ora e subito dopo mi metto a letto dove finalmente posso godere di una giaciglio normale e confortevole.

4 settembre

In questi giorni sono stato a Bishek, la capitale del Kyrgystan. Ho utilizzato questo tempi per rilassarmi totalmente in preparazione del trekking che mi aspetta nei prossimi giorni. Dopo essere stato per un mese in Cina, dove prendevo sempre treni ad orari folli, seta filippo 2dormivo in letti scomodi, saltavo il pasto o la cena, avevo veramente bisognodi prendermi 3 giorni di totale relax. E Bishkek è il posto ideale per farlo. E’ una cittadina molto piccola, forse anche più piccola della nostra Monza e la gente sembra molto rilassata e tranquilla. Nel centro della città si vedono ancora dei palazzi governativi o musei in tipico stile sovietico, sono dei parallelepipedi bianchi massicci che danno veramente un’idea di possanza e robustezza. Il francese mi dice che durante la seconda guerra mondiale delle bombe sono cadute su un palazzo governativo che qui chiama “casa bianca” e non sono riusciti a distruggerlo anche se, ad essere sincero, dubito molto di questa versione dei fatti.Qui la gente ha una fisionomia davvero strana: alcuni sono decisamente russi con la pelle chiara, occhi azzurri e biondi, altri sono
più cinesi, altri ancora sono un mix che, scoprirò più tardi, chiamarsi Dungan i quali sono una razza che deriva dall’unione di cinesi e arabici, altri ancora sono uzbeki. Insomma qui e’ un gran calderone di razze e facce diverse che si mescolano l’una con l’altra.Esistono delle moschee ma i musulmani sono pochissimi in giro e generalmente non sembra che ci sia alcuna religione particolare. seta filippo 1E’ difficile descrivere le facce di queste persone a parole e perciò un giorno faccio finta di andare in giro a fare foto ai monumenti quando in realtà sto facendo foto ai passanti. D’altronde anche volendo non c’è molto da fare e da vedere a Bishkek e mi devo fermare per ottenere il visto per l’Uzbekistan e per l’Iran.
Fortunatamente il visto per l’Uzbekistan è stata una pratica velocissima e senza problemi; dopo aver preso appuntamento con l’ambasciata, mi sono presentato con tutti i documenti richiesti e in 5 minuti mi hanno rilasciato il visto, fantastico! Il ragazzo francese con il quale ho passato il confine è anche lui venuto qui nell’ostello e sono contento che ci sia dato che è un ragazzo simpatico e con cui mi trovo bene. Purtroppo in Kyrgystan è fine stagione, dato che la maggior parte della gente viene
a fare le vacanze qui a luglio-agosto e non l’ostello è quasi del tutto vuoto.Sono arrivato oggi a Karakol che è una città molto ad est rispetto alla capitale e ci sono arrivato dopo 6 ore di macchina. Durante il viaggio in macchina faccio conoscenza con un turco il quale si rivela essere una persona molto cordiale e simpatica; facciamo due seta filippo 4chiacchiere e quando gli dico che una delle mie prossime tappe è visitare la Turchia mi invita senza indugio a visitarlo ad Antalya e si offre di farmida cicerone per visitare la città e mostrarmi i ristoranti dove mangiare. Penso proprio che coglierò questo invito al volo dato che Antalya è proprio sull’itinerario che mi ero prefisso di fare in Turchia. Una volta arrivato a Karakol ho giusto il tempo di andare a mangiare qualcosa e via subito a spasso per la città per trovare delle agenzie di viaggi che organizzino delle escursioni nelle montagne: a tempo di record trovo un’agenzia a buon prezzo che organizza il tour seduta stante per domani. Starò 3 giorni sulle montagne e il primo giorno lo farò a cavallo; dormirò a quota 3,000 e il secondo giorno pernotto in un posto vicino a dei bagni termali, non male come itinerario! Speriamo che la schiena regga specialmente dopo il primo giorno tutto sul cavallo; è un po’ un azzardo fare il viaggio in cavallo dato il problema muscolare che persiste ma è una cosa che desidero assolutamente fare e vale la pena correre il rischio.
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31 agosto

Oggi è stato il giorno dove ho passato il confine tra la Cina e il Kyrgystan e, stando a quanto dice l’ostello, dovrebbe essere un processo molto facile ed economico. Scoprirò presto l’incredibile ammontare di fortuna e coincidenze casuali che hanno fatto si che tutto andasse come doveva. Ho notato questa cosa in molte altre occasioni in questo viaggio: normalmente durante la vita di tutti i giorni dove le azioni si ripetono in modo routinario, niente di particolarmente inusuale o “fortunato” accade nelle nostre vite.

Da quando invece ho cominciato a fare questo viaggio e ogni giorno faccio cose nuove, conosco persone diverse, è come se il destino ti aiutasse affinchè riesca a fare ciò che mi sono prefissato: una persona che ti da una mano a trovare un posto sulla mappa, sconosciuti che ti offrono cibo e bevande, il taxi che passa esattamente dove sei tu mentre ti trovi in una zona sperduta, e così via. E’ un susseguirsi di colpi di fortuna di cui continuo a sorprendermi e che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che se vuoi davvero fare qualcosa esiste una forza superiore che ti aiuta e sta sempre vicino a te; il nostro antico adagio “aiutati che dio t’aiuta” definisce propriamente questa sensazione.

Il primo colpo di fortuna avviene fin da subito quando prendo il taxi per andare alla stazione degli autobus: ho l’indirizzo scritto dal personale dell’ostello in cinese ma, come temevo, il tassista è Uyghur e non sa leggere ne capire il cinese. Per puro caso nel taxi è presente anche un militare cinese che quindi riesce a leggere l’indirizzo e lo comunica al tassista! Arrivato alla stazione degli autobus faccio per acquistare il biglietto ma la persona che vende ripete due o tre frasi in uyghur che ovviamente non capisco e mi ricaccia indietro; una persona dietro di me mi spiega che la macchina per portarmi al confine non è ancora pronta e che quindi devo aspettare qualche minuto: è probabilmente l’unico cinese in tutta Kashgar che parla inglese ed è esattamente dietro di me in fila!

Parto per il confine assieme ad un francese che ho incontrato alla stazione degli autobus e arriviamo al primo checkpoint dove controllano i nostri passaporti e dopo una trentina di minuti organizzano il trasporto per tutti coloro che devono passare il confine. Noi due faremo il viaggio in un minivan assieme ad altri 6 kyrgyzi dove ho un uomo corpulento alla mia destra con un vocione pazzesco e non smette di parlare per tutto il viaggio distruggendomi il timpano.

Arriviamo al secondo checkpoint dove ricontrollano i nostri passaporti e ci fanno passare dopo pochi minuti; terzo checkpoint dove avviene un altro controllo passaporti…..in tutto saranno cinque i checkpoint dove dobbiamo fermarci, scendere dalla macchina e far controllare i nostri passaporti dai militari. Al terzo checkpoint una ragazza kyrgyza mi si avvicina e mi saluta e iniziamo a fare conversazione: si chiama Aksanat e sta tornando dalla Cina insieme alla famiglia dove è stata per una breve vacanza, vive in Germania dove è sposata con un tedesco ed è molto cordiale.

Al quarto checkpoint le chiedo un favore: io e il francese una volta arrivati al confine Kyrgyzo non abbiamo un mezzo di trasporto e dobbiamo trovare una macchina che ci porti alla città di Osh che dista 300 chilometri dal confine e chiedo ad Aksanat se nella sua macchina ha due posti liberi e se ci può dare un passaggio. Non solo acconsente, ma la fortuna vuole che anche loro siano diretti ad Osh!

Dopo il quinto checkpoint, camminiamo un centinaio di metri per arrivare al chekpoint kyrgyzo dove il militare ci saluta “Welcome to Kyrgystan” e ci stringe la mano: i kyrgyzi mi stanno già molto simpatici. Il padre di Aksanat arriva al checkpoint con la sua macchina e il viaggio ha inizio. Il confine tra Cina e Kyrgystan avviene su un passo chiamato Irkhestam e si trova a 4.800 metri di altitudine; da li la strada scende progressivamente ma per circa tre quarti d’ora viaggiamo su una strada completamente deserta e costantemente sopra i 4,000 metri di quota. Il paeasggio è bellissimo ma purtroppo non posso fermarmi a scattare foto dato che abbiamo un lungo viaggio davanti a noi; le montagne cambiano continuamente colore: sono dapprima di un colore giallo ocra per poi passare ad un rosso brunastro, per poi andare su un marrone più intenso e coprirsi di bianco sulla cima in prossimità dei ghiacciai perenni che mi ricordano l’elevata altitudine alla quale ci troviamo.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo20 (2)Le nuvole sono molto basse ma sono rade e il sole splende forte nel cielo colorando le verdi praterie che si estendono a perdita d’occhio a destra e sinistra con sullo sfondo le montagne, prima basse e ondulate poi, più indietro, alte e innevate. Un piccolo fiume scorre alla nostra destra e nelle praterie di fianco a noi pascolano greggi di pecore, mucche, mandrie di cavalli, è davvero uno spettacolo molto bello e spesso dobbiamo rallentare dato che gli animali occupano la strada.

Arrivati più o meno a metà strada ci fermiamo in un negozietto nelle montagne dove la famigliola compra una bottiglia di vodka che gentilmente condividono con noi e io compro dei biscotti che si rivelano ottimi: è un grande inizio di giornata e sono molto contento. Una volta giunti ad Osh, dopo quattro ore di macchina, io e il francese ovviamente chiediamo di ripagare il favore fattoci e ci offriamo di pagare la benzina del viaggio e Aksanat ci dice che l’ammontare sarebbe di 1,500 som a testa (circa 20 euro). Io e il francese ci guardiamo un pò straniti perchè 1,500 som è la cifra che un taxi avrebbe chiesto per fare lo stesso percorso (l’avevamo letto nella guida turistica) ma comunque sganciamo la somma richiesta.

Lasciamo quindi la famiglia kyrgyza ringraziandola molto ma un pò con l’amaro in bocca per un finale che non ci aspettavamo. Osh è una cittadina molto piccola, anche se è la seconda città più grande del Kyrgystan e mi fermerò qui solamente per una notte dato che domani prenderò un aereo per la capitale Bishkek. Devo andare all’ambasciata Uzbeka e Iraniana per ottenere i visti per visitare le due nazioni e desidero sbrigare questa pratica il prima possibile.

La Via della Seta in realtà passava per Osh per andare poi direttamente nell’odierno Uzbekistan ma io ovviamente sfrutterò il mio soggiorno in Kyrgystan per visitare la nazione per un totale di 12-14 giorni. In Kyrgystan la maggior attrattiva consiste nei percorsi di trekking sulle numerose montagne presenti dato che l’altitudine media sul livello del mare è di 3,000 metri! E’ famoso anche per la pastorizia che è la principale fonte di sostentamento della maggior parte del popolo kyrgyzo che si dice impari prima ad andare a cavallo che a camminare; il cavallo è il mezzo di locomozione maggiormente usato e sicuramente farò nei prossimi giorni un percorso turistico che prevede anche una cavalcata. Non vedo l’ora immergermi in mezzo a queste verdi praterie contornate da montagne e attorniato da mandrie di cavalli!

Il mio commento sulla Cina

Il viaggio in Cina è finito dopo quasi un mese ed è tempo di fermarsi a pensare all’impressione ricevuta da questa nazione. E’ una nazione dalla lunghissima storia e dalla grande cultura che ha influenzato tutta l’Asia negli ultimi millenni e tuttavia credo che questa cultura millenaria si sia persa per strada e il cinese di oggi ha ereditato poco o nulla dell’enorme patrimonio culturale di questa nazione.

Viaggio-Via-della-Seta-by-Filippò-Perabò (1)Credo che molto abbia a che vedere con la rivoluzione culturale iniziata da Mao dove l’imperativo era distruggere e dimenticare. Distruggere e dimenticare per creare un nuovo popolo e una nuova Cina; non si contano le migliaia e migliaia di testimonianze del passato che vennero distrutte e le persone che vennero imprigionate per colpa di “rappresentare” la vecchia cultura. Sicuramente Mao è riuscito nel suo intento di far sviluppare il paese e potarlo fuori da una situazione di estrema povertà e la Cina ora è un paese nuovo e diverso, diversissimo da quello che ci si aspetterebbe da una cultura tanto antica.

Un paese con un’economia ancora galoppante (anche se in rallentamento) che ha portato ricchezza ad una grande fetta  della popolazione e consentirà molto presto alla nazione di diventare la prima economia mondiale; tutto questo però a che prezzo?
Inquinamento: questa è la prima parola che mi viene in mente pensando alla Cina. Inquinamento sonoro, dell’aria, del suolo, del cibo; recentemente la Cina ha rilasciato per la prima volta nella storia recente i dati relativi all’inquinamento e un terzo del suolo cinese produce cibo che è già avvelenato e che finisce direttamente nella catena alimentare. In tutta la Cina è perennemente presente uan cortina grigia all’orizzonte che limita il campo visivo a 4-5 chilometri e in un giorno di pioggia diminuisce ulteriormente a 2-3 chilometri. Le città sono per lo più sporche, rumorosissime e con centinaia di persone e macchine che si muovono senza sosta.

La sovrappopolazione è un problema che si tocca con mano in ogni parte delle città: code chilometriche per prendere il biglietto del treno, code per entrare in metropolitana, marciapiedi affollatissimi di persone. Tutti e cinque i sensi sono costantemente stimolati ed è uno stile di vita molto frenetico e caotico che non mi piace. I cinesi sono una popolazione che, presi singolarmente, risultano cordiali e quasi “normali”; però generalmente la sensazione che ho avuto è di persone molto rozze, non educate, inclini a venerare il dio denaro come unico fattore importante nella vita e come unico misuratore di successo sociale.

Viaggio-Via-della-Seta-by-Filippò-Perabò (4)Non viene considerato importante fare un lavoro che piace ma fare un lavoro che ti fa guadagnare tanti soldi. Non è importante avere una vita felice e soddisfacente che ti faccia stare bene con la tua famiglia ma avere una vita che ti fa fare un sacco di soldi. Questo è ciò che ho visto in questo mese di viaggio. Era questo l’intento di Mao? Creare un popolo che cancella completamente il suo passato per venerare il dio denaro a scapito della vita e della felicità? Creare una società dove nulla ha importanza se non il denaro e tutto è giustificato in funzione di esso? Oppure la sua visione era diversa e la storia ad un certo punto ha preso un’altra strada differente da quella precedentemente segnata dai padri della patria?

Le testimonianze del passato sono li a confermare quanto grande e importante è stato questo popolo e quali bellezze è stato in grado di produrre nel corso dei millenni ma quando si volge lo sguardo lontano dalle bellezze del passato e si guarda alla Cina di oggi non ne ho una buona impressione. Forse colpa di uno stato di polizia che controlla e vigila sulla popolazione non lasciandola libera di agire e pensare.

L’informazione come tutti sappiamo è limitata in Cina. Limitare la conoscenza di un popolo significa tenerlo costantemente all’oscuro di dati, fatti ed eventi. Avere polizia ovunque che controlla ogni mossa che fai e sapere che se soltanto ti limiti a parlare del governo puoi essere imprigionato mostra com’è oggi la Cina oggi e non posso che avere una cattiva opinione.

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30 Agosto

Ieri non ho avuto tempo di scrivere nulla dopo una giornata molto lunga ed estenuante. Sono partito alla mattina per andare a vedere il lago alpino Karakol che si trova molto distante da Kashgar. Vale la pena andarci sostanzialmente per due motivi: per l’immensa bellezza delle montagne innevate che lo circondano e perchè si trova sulla famosa Karakorum highway, l‘autostrada più alta del mondo che connette la Cina al Pakistan e che si inoltra per le montagne del Pamir dove regnano ghiacciai perenni e paesaggi mozzafiato. Io non percorrerò tutta la Karakorum fino al Pakistan ma mi fermerò a metà strada appunto per visitare il lago.

Parto alle 9.30 del mattino assieme a due indiani con i quali condivido il taxi privato. Sappiamo che il viaggio sarà di 5 ore e mezza per arrivare a destinazione e nonostante questo l’indiano più giovane chiede continuamente al tassista di fermarsi per fare fotografie; dopo un’ora che siamo partiti chiede al taxi di fermarsi, dopo altri 30 minuti di nuovo e poi ancora. Sia io che il tassista gli avevamo fatto intendere che non ci si può fermare troppo spesso, però lui imperterrito chiede un’altra sosta al che perdo la pazienza e gliene dico quattro perchè ho pagato anche io per il viaggio e non si può fare solo i suoi comodi. Dopo una litigata con l’indiano schizofrenico (come spiegherò poi) mi calmo e il viaggio prosegue senza altre interruzioni. La strada asfaltata purtroppo finisce dopo 1 ora e mezza e per altri 200 chilometri dovremo guidare sullo sterrato; macchine e camion provenienti dalla parte opposta alzano ovviamente un polverone ogni volta che li incrociamo e ho dimenticato la sciarpa a casa per cui non ho niente per ripararmi il naso e respirerò chili di polvere durante il viaggio. Si passa però per paesaggi molto belli dove ad un certo punto si incontrano montagne che sono di un rosso ocra intensissimo: un pò lo stesso effetto che avevo visto precedentemente a Zhangye ma qui il colore molto più intenso e ricopre l’intera montagna, non solamente una parte di essa. Passiamo attraverso due checkpoint dove controllano i nostri passaporti ma è un controllo molto veloce, le montagne innevate ci circondano sia a destra che a sinistra ed è ben visibile ad un certo punto il rivolo d’acqua che scende direttamente dal ghiacciaio e che forma il fiume Kashgar. La strada è piena di buche e il taxi non puà procedere troppo veloce. Arriviamo finalmente dopo sei ore e mezza a destinazione ed il lago è meraviglioso: una distesa d’acqua di blu intenso dove vicino pascolano degli yak e capre; il vento è molto forte e freddo e io ho solamente una misera felpa per coprirmi.

via della seta perabo3Camminando lungo il lago mi imbatto per caso in una festa di matrimonio Uyghur! Gli uomini indossano degli strani cappelli bianchi dalla forma ogivale, rastremata verso l’alto e ballano a tempo di musica anche se non sembrano troppo entusiasti di farlo. In pochi minuti i balli finiscono e ognuno se ne va per conto suo…..non mi è sembrata in generale una grande festa! Quando il vento è meno forte il sole finalmente mi scalda e godo della vista del lago che offre uno spettacolo unico.

Al ritorno l’indiano, che nel frattempo avrà scattato dalle 700 alle 900 fotografie, muove continuamente il collo avanti e indietro, su e giù, respira tappandosi alternativamente una narice poi l’altra, poi si copre le orecchie con i pollici e gli occhi con il palmo delle mani e sta in questa posizione per circa 30 minuti, prende continuamente appunti su non so che cosa e durante il viaggio riempie qualcosa tipo 2 pagine di appunti per un viaggio dove devi solamente andare dal punto A al punto B e fare foto alle montagne, nel frattempo riguarda e modifica le 900 fotografie fatte prima…..insomma un totale schizofrenico iperattivo e anche maleducato. Cosa vado a scoprire? Che questo personaggio è un console!! E’ console indiano a Hong-Kong! Glielo chiedo di nuovo per conferma e sembra un pò risentito quando gli richiedo se è console o se solamente lavora al consolato perchè veramente non ci posso credere.

Comunque sia torniamo con il taxi verso Kashgar dove arriviamo alle 21:30 e andiamo a mangiare insieme in un ristorante dove spendo un sacco di soldi ed è l’unico posto in tutta la Cina dove, dopo aver mangiato, soffro di mal di stomaco. Arrivo all’ostello stanchissimo alle 23:30 dove prendo la pastiglietta magica per il mal di stomaco che funziona divinamente!

via della seta perabo1Questa mattina è domenica e sono stato a vedere i due principali mercati della domenica: uno è il bazar e il secondo è il mercato degli animali. Arrivo al bazar verso le undici del mattino ma evidentemente è troppo presto perchè non c’è molta gente in giro e mi accorgo che molti dei negozianti hanno appena aperto. Tutto sommato meglio così perchè posso girare in lungo e in largo per il bazar senza stare in mezzo ad un andirivieni di centinaia di persone. Tutto è coloratissimo e vendono principalmente stoffe e vestiti, scarpe, cappelli, tappeti e molti altri articoli. Sono come sempre attratto dai cappelli, qui vendono i tipici cappelli uyghur pesanti per l’inverno e sono tentato di acquistarne uno da aggiungere alla mia collezione: hanno una foggia veramente particolare e devono tenere molto caldo d’inverno però alla fine lascio stare e ne compro solamente uno per mia moglie che il tizio dice di essere fatto con pelle di coniglio, cosa che ovviamente non credo. Non c’è molto vociare e non so se essere felice o meno del fatto che non ho colto il bazaar nel momento topico di massimo affollamento quando forse l’atmosfera sarebbe stata diversa.

Dopo un’oretta circa mi dirigo al mercato degli animali che ha luogo solamente la domenica dove c’è un viavai continuo di gente che arriva e viene con il loro carico di pecore, yak, mucche, cammelli. Gli animali più frequenti sono però le pecore seguite dalle mucche e c’è solamente un cammello in vendita. E’ pieno di allevatori che spingono di qui e di la i loro animali alcuni portandoli in un camioncino, altri sono a piedi e tengono le pecore al guinzaglio, mentre le mucche ovviamente possono essere trasportate solamente su camioncini un po’ grossi. Diversi animali non ne vogliono sapere di muoversi e si vede continuamente gente spingerli e scalciarli e batterli con bastoni per farli andare verso il luogo delle compravendite. Ci sono anche diversi chioschi dove vendono da mangiare con la carne in esposizione e ovviamente questo è un ambiente che  pulula di escrementi di animale, mosche e vespe le quali girano sempre attorno al cibo in vendita.

via della seta peraboI carretti vanno e vengono senza sosta e l’uso del clacson è quasi costante assieme al ripetuto lamentarsi degli animali e alle urla dei venditori ambulanti. Si cammina su un terreno sabbioso cosparso di escrementi di animale che tento di evitare meglio che posso. Il tutto insieme mi da l’impressione che mi aspettavo e devo dire che dopo una trentina di minuti mi lascio alle spalle il mercato che, anche se speciale nel suo genere, non rappresenta di certo un ambiente dei migliori.

Domani sarà un altro lungo giorno dove passerò il confine e mi dirigerò in Kyrgystan; chiedendo consiglio all’ostello dovrebbe essere un processo facile e non costoso anche se i report online sono spesso non chiari e non so bene cosa aspettarmi. Spero di arrivare alla città che mi sono prefisso, Osh, entro la giornata, altrimenti se le cose dovessero dilungarsi dovrò passare una notte nella città di Sary Tash che è molto vicina al confine.

28 Agosto

Lungo spostamento in treno ieri da Urumqi a Kashgar dove ho dovuto stare per 21 ore costeggiando il deserto del Gobi dalla parte nord. Le carovane che percorrevano la via della seta una volta arrivate al deserto del Gobi avevano la possibilità di costeggiarlo a sud oppure a nord, andando incontro ad un lungo viaggio in mezzo a lande brulle e spoglie dove spesso trovavano la morte per la mancanza di cibo e acqua, per terremoti che facevano franare le sempre presenti montagne o per l’incontro con predoni che ben conoscevano le vie percorse dai mercanti.

Per fortuna con i mezzi di trasporto odierni è tutto molto più semplice e ho potuto osservare il tutto standomene comodamente seduto sul treno che però costeggia il deserto solo in minima parte dato che per la maggior parte del viaggio vedo filari di campi coltivati e greggi di pecore; saltuariamente costeggiamo anche parti di vero deserto e una landa sterminata brulla e inospitale con dei cespuglietti molto piccoli che crescono ovunque.

Anche qui incontro una persona che è desiderosissima di fare conversazione però in questo caso risulta essere molto difficile: non riesco a capire cosa dice e non parla una parola di inglese. Nonostante l’evidente impossibilità di comunicare non demorde e cerca costantemente di intavolare un discorso in cinese. Quello che più o meno capisco è che ha un anno in più di me anche se ne dimostra quindici in più e ha una panza enorme. Mi mostra le foto della moglie e io per cortesia gli dico che ha una bella moglie anche se in realtà è bruttissima; fermati poi in una stazione intermedia per circa 20 minuti, scende dal convoglio e compra delle pere dolcissime che mi offre. Per tutto il viaggio mi offrirà cibo no-stop.

Nello scompartimento del treno si verifica un piccolo inconveniente e i filtri dell’aria condizionata sono pieni di sabbia, il risultato è che piove sabbia nello scompartimento e dopo circa 30 minuti la cuccetta è piena di sabbia! Riescono a sistemare la situazione dopo 5-6 ore.

La mattina arrivo in Medio Oriente…..oh pardon, a Kashgar, Cina. Questo è almeno ciò che c’è scritto sulla mappa ma qui di Cina non ce n’è nemmeno l’ombra: di cinesi in giro non se ne vede neanche uno, tutte le scritte dei negozi sono in arabo, sono tutti uyghur ed è divertente vedere che la gente mangia cibo musulmano con le bacchette! Il mio ostello si trova nella città vecchia e un po’ tutte le costruzioni sono arabeggianti, con gli archi a punta tipici dei luoghi arabi e minuscole e numerosissime decorazioni sulle pareti. Sono ovviamente tutti musulmani e i cinesi che si vedono in giro sono turisti anche loro in questa che, di fatto, è una colonia cinese in territorio straniero.

Le strade che meritano di essere visitate sono quelle della città vecchia dove è presente un mercato permanente dove vendono di tutto: strumenti musicali, frutta e verdura, ortaggi, miele, pane, vestiti, tappeti, materiale in ottone e molte altre cose. La gente e un pò tutta la città non pare particolarmente benestante, in giro c’è molto sporco, molte case sono diroccate, le persone non si vestono bene e in generale c’è un senso di “povertà”. Ne parlo con mia moglie, che c’è già stata, e mi conferma che in tutto il Medio Oriente esiste sempre questa sensazione di povertà e trasandatezza e quindi so già cosa aspettarmi nel prosieguo del mio viaggio. La gente locale è poco abituata a vedere turisti e sono tutti molto desiderosi di parlare e fare conoscenza: arrivato in un ristorante ordino un piatto a caso dal menu dato che non leggo ne il cinese ne l’arabo e dopo pochi secondi una persona che era anche lei li a mangiare mi chiede che cosa ho ordinato: io a gesti e parole gli faccio capire che ho ordinato un piatto a caso e gli chiedo se è buono. Mi fa cenno di no e chiama il cameriere per cambiare la mia ordinazione e farmi mangiare un altro piatto consigliato da lui! La stessa fortuna non mi assiste invece a pranzo dove vado in un altro ristorante e ordino indicando la foto sul menu. Dopo 5 minuti arriva un piattone enorme che scopro essere fegato: io odio il fegato!!

La coppia musulmana di fronte a me vede la mia disperazione e ci mettiamo a ridere tutti e due; comunque il fegato non è poi così male anche se non riesco a finirlo tutto.

26 Agosto

Oggi è rivelata una giornata particolare dove sono successe cose molto curiose. Mi sono prefisso di andare a visitare gli ultimi due siti che meritano di essere visitati. Uno è una città anch’essa ormai semidistrutta e in rovina come quella che ho visitato ieri ma che dovrebbe avere molte più costruzioni ancora in piedi ed essere molto più bella, e il secondo è un insieme di pozzi sotterranei che sono stati costruiti molti anni fa dal popolo uyghur per garantire la sopravvivenza.

La-Via-della-Seta-Filippo-Perabo19 (2)Questa è una terra molto inospitale, il terreno è montagnoso da una parte e molto arido dall’altra dove ci sono queste pianure sterminate bruciate dal sole che si estendono per chilometri. Le montagne fiammeggianti, con il loro colore brunastro alla base e via via sempre più rosso andando verso la cima, stanno sempre li a ricordarci quanto siano alte le temperature in queste zone e però si vedono dietro a queste, più in lontananza, delle cime più alte dove è ancora presente qualche spruzzo di neve. Arrivando con l’aereo due giorni fa le avevo viste bene ed è proprio da queste montagne dove sono presenti i ghiacciai perenni che arriva l’acqua fino a valle; acqua che ha permesso al popolo Uyghur di sopravvivere in queste condizioni di estrema secchezza e aridità. L’acqua si trova in profondità e nei tempi remoti dove le attrezzature moderne non esistevano, hanno dovuto ingegnarsi per scavare centinaia di pozzi con la sola forza delle braccia e delle mucche formando un sistema di tunnel sotterranei lunghi ben 5,000 chilometri dove scorre la preziosa acqua delle montagne.

Mi sveglio quindi di buon ora per andare a vedere il primo sito dopo aver dormito su un letto dove il materasso è dello spessore di due millimetri e la mia schiena non è contenta di essere stata otto ore su un pezzo di legno. Il traffico non è molto la mattina in questa località ma riesco comunque a prendere un taxi e arrivare all’antica città di Jaohe: anche questa come la precedente che ho visitato ieri è costruita con i materiali “poveri” di cui parlavo: fanghiglia unita a sterpaglia mista a….qualcos’altro non ben definito. Moltissime costruzioni e mura sono ancora presenti e si riesce veramente ad immaginare come doveva essere questo posto 1,700 anni fa; anche questo era un punto importante per la via della seta dove carovane arrivavano e partivano costantemente portando spezie, stoffe, pietre preziose, da una parte all’altra del continente. Le strade sono polverose e si respira l’aria secca tipica di queste zone, ho sempre con me una bottiglia d’acqua alla quale mi abbevero costantemente e, durante il mio soggiorno a Turpan, consumo in media 3 litri d’acqua al giorno senza contare che mangio anche frutta e nei ristorantini dove vado offrono anche il the.

Girando per le rovine della città incontro per la terza volta il gruppo di italiani che sta viaggiando in Cina ed è veramente una coincidenza incredibile averli incontrati in 3 posti diversi in una nazione grande come questa! Faccio molte foto del posto e mi gusto il sapore di antico dei vecchi edifici godendo di una vista da una postazione sopraelevata dove non manco di restare per diversi minuti a guardare questa testimonianza.

La-Via-della-Seta-Filippo-Perabo19 (3)Avviandomi all’uscita sono consapevole che questo posto è un po’ fuori mano e quasi sicuramente non incontrerò taxi per tornare in città o per andare a visitare il secondo sito. All’uscita infatti ho trovato molte vetture e pulmini di gruppi che hanno prenotato il viaggio in anticipo e quindi mi avvio a piedi sulla via del ritorno sperando in un colpo di fortuna. Dopo 3 minuti di cammino si ferma una macchina di fianco a me: è una famiglia di cinesi che avevo incrociato un paio di volte nelle rovine di Jaohe e con la quale avevamo scambiato un saluto; mi hanno riconosciuto e si sono offerti di darmi un passaggio! Fortuna nella fortuna anche loro si stanno avviando a vedere il sistema di pozzi sotterranei e sono stra-felice di essere in macchina con loro. Passiamo per strade mantenute molto male, superando tricicli sgangherati che trasportano fieno, barili, ferraglia e altro materiale non ben definito e ci fermiamo un paio di volte a chiedere indicazioni su come arrivare. Non tutto il popolo Uyghur parla un buon cinese e un signore a cui hanno chiesto indicazioni in cinese non riesce neanche a capire che cosa hanno chiesto!

Una volta arrivati cerco di sdebitarmi offrendomi di comprare della frutta o dell’acqua ma la famigliola nega fermamente e anzi fa ancora di più: arrivati all’ingresso mostrano una tessera particolare alla biglietteria e ricevono i biglietti senza dover pagare un soldo. Mi fanno passare per uno della famiglia e prendono un biglietto in più anche per me che quindi entro gratis! Non so come ringraziarli e sono veramente grato alla dea fortuna che li ha messi sul mio cammino.

Il sito si rivela un pò una delusione: ci si inabissa sottoterra per una decina di metri e si cammina all’interno di uno di questi tunnel sotterranei. Si cammina sopra ad un camminameto di plexiglass dove si può vedere appena sotto i piedi che l’acqua continua a scorrere dalla montagna verso la valle ma il tutto è molto diverso da come appariva nelle foto che ho visto in internet. La visita si risolve in 10 minuti dove l’unica cosa da fare è guardare l’acqua che scorre sotto di te.

La-Via-della-Seta-Filippo-Perabo19 (4)Una volta uscito mi incammino per l’ostello sperando di trovare un taxi per strada e fortunatamente lo trovo dopo poco parcheggiato sulla destra: l’autista è dalla parte opposta della strada che sta comprando del pane da un baracchino e mi chiede di aspettare. Qui cuociono il pane alla maniera musulmana: ci sono dei forni a forma di cilindro dove è presente della brace sul fondo e appiccicano la pasta del pane di queste pagnotte rotonde e sottili nella parte interna del cilindro, dove si cuoce in 2-3 minuti. Il tassista è un tipico Uyghur e quando lo guardo mi ricordo che non molto tempo fa ci sono state dimostrazioni in Turchia davanti all’ambasciata cinese per problematiche relative alla repressione del popolo Uyghur e in effetti lui, e un pò tutti a Turpan, somigliano moltissimo ai turchi! Ecco scoperto da dove vengono! Dopo che le sue pagnotte sono cotte mi chiede se sono di fretta e ovviamente gli rispondo di no: deve portare il pane appena cotto alla sua famiglia e di buon grado lo accompagno col taxi.

La-Via-della-Seta-Filippo-Perabo19 (7)Arriviamo in una zona di vigneti presenti pressochè dappertutto in Turpan: uno dei prodotti tipici locali sono le uvette essiccate e l’uva dalla quale sono fatte ha gli acini molto piccoli e dolcissimi, sono davvero buonissimi. Lui con un’anguria in mano, io con il pane ci avviamo all’interno del vigneto dove trovo la sua famiglia che ovviamente è eccitatissima nel vedere uno straniero fra loro; il tassista provvede a spaccare il cocomero con un paio di cazzotti e il pasto ha inizio: mi offrono il cocomero, il pane appena sfornato e mi regalano due grappoli d’uva che peserà sui due chili! Mi porta anche a vedere il posto dove l’uva viene essiccata e non manco ovviamente di ringraziare tutta la famiglia Uyghur.

Dopo un pranzo in un ristorante musulmano, dove mangio benissimo, torno in ostello dove fa molto caldo e mi preparo a partire per la stazione. Chiamo ancora lo stesso tassista di prima il quale mi aveva lasciato il numero di telefono e lo saluto nel modo che mi ha insegnato durante le nostre conversazioni “al salaam elec” e lui ovviamente contento che ho imparato il saluto musulmano risponde con “valaam elec salaam”. Arrivato in stazione mi avvio alla biglietteria e scopro che il primo treno disponibile è fra quattro ore!! Tutti gli altri hanno i biglietti già acquistati. Mi tocca quindi stare quattro ore in stazione dove però c’è l’aria condizionata ed è meglio dei 42 gradi che ci sono fuori; vado a parlare con il capostazione fingendomi disperato e dicendo che avrei perso l’aereo se fossi partito così tardi. Non c’è verso di convincerlo a farmi salire su un treno precedente e purtroppo mi tocca aspettare fino alle 20:00 per arrivare a Urumqi dove dormirò una notte per poi trasferirmi a Kashgar, nella parte più a ovest della Cina. Qui a Urumqi dormo per la prima volta in un hotel dove ho una stanza tutta per me, un letto con un materasso, una doccia tutta mia e nessuno attorno: mi sembra di essere un re e sono contento di constatare come, ancora una volta, bastino piccole cose a renderti felice.

25 Agosto

Ieri è stata la giornata peggiore da quando sono qua: sono partito da Dunhuang alle 12:00 alla volta dell’aeroporto convinto che là avrei potuto mangiare il pranzo e aspettare comodamente il mio aereo. Volevo infatti lasciare il mio ostello e tutte le mosche al seguito il più in fretta possibile. Una volta arrivato in aeroporto però mi sono accorto con orrore che non c’era nessun posto dove mangiare!!! Ho solamente mangiato degli ‘instant noodles’ che mi hanno reso ancora più affamato di prima e sono quindi arrivato ad Urumqi alle 18:30 con l’intento di prendere il treno immediatamente per arrivare poi a Turpan.

Prima di descrivere però cosa successo ad Urumqi devo un pò parlare della regione nella quale si trova. Mi sono spostato ora a nord della Cina nella regione dello Xinjiang: questa regione è abitata dal popolo Uyghur ed è stata annessa alla Cina (non so come e perchè) attorno agli anni ’40. Il popolo Uyghur non ha nulla a che fare con quello cinese: parlano un’altra lingua, mangiano cibo diverso, sono musulmani, hanno una fisionomia diversa. Sarebbe come se l’Italia decidesse di annettersi lo Zimbabwe e cercare di “italianizzarli”.

Il popolo Uyghur ovviamente non ne vuole sapere di essere considerato cinese ed esiste un gruppo armato che ogni tanto compie azioni nello Xinjiang. Urumqi è la città più grande della provincia e qui c’è un vero e proprio stato di polizia: appena lascio l’aeroporto vedo militari e polizia un po’ ovunque, spesso posti di blocco e per entrare in stazione mi controllano 3 volte in 3 checkpoint diversi. Girando per le strade vedo finalmente questa popolazione Uyghur: sono fisiognomicamente del medio oriente, vedo facce che assomigliano a un iraniano, un’altra che potrebbe essere pakistano, molti con visi simili agli zingari, più in là ancora però vedo gente con fisionomia dei popoli mongoli con il volto molto arrotondato, un altro che potrebbe essere vietnamita  e tutto un miscuglio di razze e di facce che non ho visto da altre parti in Cina.

La-Via-della-Seta-Filippo-Perabo-18 (2)Arrivo quindi in stazione dei treni senza aver pranzato e al secondo checkpoint mi sequestrano il coltellino svizzero: cerco di protestare e mi “incazzo” perchè mi serve ma non c’è niente da fare; qua il governo ha instaurato questo stato di polizia e il mio coltellino multiuso ora verrà usato da qualche agente di polizia cinese. Quando arrivo nella sala per fare i biglietti vedo di fronte a me una marea senza fine di gente e so già come andrà a finire: mi tocca fare un’ora di coda per prendere il biglietto e salgo sul treno per Turpan alle 21:00 senza aver neanche cenato. Arrivato poi alla stazione di Turpan alle 22:30 scopro che la stazione è in realtà a 50 chilometri dalla città vecchia!!

L’ostello per motivi ignoti mi aveva consigliato di prendere il treno invece dell’autobus e scoprirò dopo che la stazione degli autobus è a 300 metri dall’ostello. Incavolato nero e senza energie mi tocca spendere altri 80 renminbi per un taxi di un truffatore locale che mi porta finalmente a destinazione alle 23:30. Entrato nell’ostello c’è però una piacevole sorpresa: il ragazzo cinese che mi aveva dato una mano a Dunhuang si trova qui anche lui per puro caso!! Mi soccorre e mi offre un pezzo di pane che costituirà il pranzo e cena della giornata. Esausto mi faccio una doccia e vado a dormire e so che domani sarà un giorno migliore perchè peggio di questo sarà difficile.

Infatti oggi è stata decisamente una giornata migliore perchè il ragazzo cinese ha qui fatto amicizia con altri due cinesi e mi ha proposto di aggregarmi al loro gruppo dato che avevano organizzato un tour nelle vicinanze per visitare le attrattive del posto. Andiamo quindi in città, che è una delle più grandi e importanti sulla “Via della Seta”, ma della quale ora restano solo le rovine. Non c’è molto da vedere in questo sito, se non da notare che il materiale con il quale hanno costruito le mura e tutti gli edifici è abbastanza curioso: i mattoni non sono costituiti del materiale a cui noi siamo abituati ma sono fatti, credo, da fanghiglia mista a sterpaglia e altro materiale “povero”. Gli edifici in rovina, infatti, sembrano come se fossero fatti di fango che si è ormai sciolto e credo che usassero questi materiali per la difficoltà di reperire nelle vicinanze materiali più adatti alla costruzione. E’ anche il motivo per il quale ad un certo punto i cinesi non hanno potuto estendere la grande muraglia più a ovest, proprio perchè non si trovavano nelle vicinanze materie prime adatte alla costruzione.
Dopo finalmente un lauto pranzo dove devo solo pensare a mangiare, dato che loro parlano cinese e ordinano anche per me, andiamo a visitare un villaggio Uyghur dove la gente vive come facevano un tempo. Beh….devo dire che questo villaggio era una baraccopoli con le case fatte dello stesso materiale fanghiglioso e poche altre costruzioni simili alla baracca di mio nonno che usa per mettere gli attrezzi per vangare nell’orto. Però sicuramente sono io che sono strano e che non percepisco il fascino del “diverso”. Questa parte della Cina per qualche motivo particolare, dato che siamo abbastanza a nord, è la parte più calda di tutta la nazione e le vicine “montagne fiammeggianti” sono famose per aver raggiunto la temperatura record di 80 gradi. In effetti il caldo è opprimente e, anche se secco, si fa molto sentire. Nella baraccopoli ci fermiamo in una specie di ristorante dove ordiniamo un’anguria che finisce a velocità supersonica. Per fortuna i ristoranti qua non mancano e riesco a fare una buona cena e recuperare le energie perse ieri. Pronto per una nuova escursione, let’s go!!

23 Agosto

Mi sono dimenticato di scrivere di una cosa curiosa riguardo al buddismo, che in Cina ebbe uno sviluppo enorme. Il ragazzo cinese con il quale ho fatto amicizia mi ha detto che in Tibet i locali sono soliti offrire i corpi dei defunti alle aquile affinchè possano essere mangiati.

Quando gli ho chiesto perchè fanno questo, mi ha solo saputo dire che per loro “è una cosa positiva per favorire una buona reincarnazione”. In sostanza i locali danno il corpo del defunto ai monaci che di mattino molto presto salgono sulle montagne e con un coltello aprono il torace del defunto in modo che le aquile possano cibarsi. Un coltello può essere usato solamente per un defunto e quindi il posto è strapieno di coltelli in ogni dove; attraggono poi le aquile facendo del fumo con della sterpaglia e quando l’aquila ha fatto il suo comodo, il monaco ritorna per sfasciare le ossa del defunto in modo che l’aquila possa finire tutta la carcassa. E’ pazzesco!! E mi ha anche detto che costa moltissimi soldi ai locali avere questo tipo di rito eseguito dai monaci. Non ho google e non posso fare una ricerca per verificare, però lui dice che ci è stato di persona e funziona così….ma pensa!

Un’altra cosa strana che ho notato riguarda il rifornimento delle macchine che avviene in un modo veramente anomalo: aprono il cofano davanti e la pompa della benzina è un tubo molto sottile che mettono da qualche parte nel cofano. Chissà a che cosa vanno le macchine in Dunhuang?!

La-Via-della-Seta-Filippo-Perabo-18 (1)Comunque per tornare ad argomenti meno macabri, oggi è il mio ultimo giorno a Dunhuang dove non ho molto da fare, questo è l’inconveniente che capita se prenoti i trasporti in anticipo: in Cina i biglietti dei treni si esauriscono in breve tempo e perciò ho dovuto pianificare tutto l’itinerario e prenotare i biglietti con largo anticipo. Così facendo però può capitare che si stia molti giorni in un posto dove magari dopo ti accorgi che saresti potuto stare anche solo 1-2 notti. Comunque non mi lamento e ne approfitto per riposare. Volendo potrei rientrare nella zona delle dune, dato che il biglietto dura tre giorni, e fare qualcuna delle attività disponibili che ci sono: passeggiata con il cammello, viaggio di minuti uno in deltaplano bimotore, viaggio di minuti due in elicottero, stare una notte nel deserto. Specialmente la passeggiata con il cammello è impressionante per la quantità di gente (e di cammelli) presenti. A partire dalle 5 del pomeriggio e fino all 21:00 c’è una fila continua e incessante di carovane di persone con il cammello che vanno su una duna, stanno li 3 minuti e poi ridiscendono. Ovviamente il tutto è come la corazzata Kotiomkin però c’è una massa infinita di cinesi dispostissimi a spendere 20 euro per fare questa cosa (da notare che lo stipendio medio in Cina è 200 euro al mese). Tutto il complesso di “divertimenti” a disposizione rende la zona abbastanza simile ad un parco giochi e si perde molto del fascino del deserto, comunque se a loro va bene cosi….contenti loro. Un inconveniente della presenza di tutti questi cammelli è anche che il mio ostello è vicinissimo alla zona delle dune e ci sono mosche ovunque, dato che le strade sono inondate da escrementi di cammello che certamente non chiede il permesso per dove fare la “cacca”, decisamente non il posto migliore dove stare. Ti volano costantemente di fronte al naso e danno un sacco di fastidio.

22 Agosto

Via-della-Seta-Filippo-Perabo17 (3)Stavo ancora scrivendo il diario del 20 agosto quando ho dovuto interromperlo per uscire con degli italiani. In Cina ho davvero incontrato un sacco di italiani e anche in questo ostello mi sono imbattuto in due milanesi che anche loro stavano visitando Dunhuang. Stavo per scrivere nella precedente pagina di diario che la seconda attrattiva del posto è rappresentata dal deserto; non mi ricordo di quale deserto si tratti e purtroppo non posso cercare in google dato che sono in Cina, ma credo che sia l’ultima lingua di deserto ad est del deserto del Gobi, che costeggerò nei prossimi giorni. Qui il deserto è sabbioso e le dune sono molto belle, peccato però che per accedere si debba pagare e tutta l’area è recintata. Questi due italiani avevano scoperto dove finisce il recinto e si poteva quindi accedere senza pagare: siamo quindi usciti alla ricerca di questo passaggio che si è rivelato molto distante da dove eravamo noi. Comunque alla fine ci siamo arrivati ed è stata un’ottima occasione per scattare foto del deserto all’imbrunire. Il tramonto mi ha lasciato molto deluso dato che il sole si è inabissato al di sotto dell’orizzonte senza dare al cielo nessun colore! E’ stato veramente strano, il solito colore rosso che accompagna tutti i tramonti qui non c’era ed è diventato semplicemente buio a poco a poco.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo17 (1)Ieri mi sono recato invece a visitare le grotte di Mogao che mi hanno lasciato un pò con l’amaro in bocca: è un complesso di grotte dove i monaci si ritiravano in meditazione con all’interno moltissime statue e dipinti risalenti all’anno 500-600. Molte sono ancora in perfetto stato dopo più di 1500 anni, però la cosa che mi ha amareggiato è che si deve per forza fare la visita guidata e ti portano a vedere solamente 8-10 grotte delle 350 disponibili. Non è possibile gironzolare da solo facendosi i fatti propri perchè ogni grotta e’ bloccata con delle porte e un lucchetto che viene aperto solo dalla guida quando il suo gruppo entra e richiusa immediatamente quando il gruppo esce. Il biglietto costava 30 euro e non ne vale così tanti; comunque quello che si deve all’interno è molto bello anche se purtroppo non è permesso fare foto.

Questa mattina invece mi sono svegliato alle 5.30 perchè volevo vedere l’alba nel deserto e qui non sono rimasto deluso: i colori sono molto più belli e, come sempre, vedere l’alba in un posto come il deserto e’ veramente speciale. Dopo l’alba ho poi proseguito per le dune scalando quella più alta disponibile dove pochissime persone vanno. Appena arrivato a Dunhuang e visto le dune mi sono detto: devo andare su quella duna là in fondo e sono molto contento che ho tenuto fede al proposito. Andando su c’erano altre due persone e una di quelle si è fatto tutto il percorso fermandosi solo un paio di volte a riprendere fiato: era un vecchietto che ho poi scoperto avere 75 anni! Mi ha fatto un pò sentire una scarso dato che io mi sono fermato 5-6 volte per ripigliarmi dalla salita sulla sabbia.

Ora mentre scrivo sono le 11:36, sono abbastanza stanco visto che stamattina mi sono alzato prestissimo e quindi andrò a farmi una dormitina.

20 Agosto

Contrariamente a quello che mi aveva detto la ragazza russa, la giornata di ieri è stata bellissima e quindi non c’era nessun motivo per visitare di fretta le montagne arcobaleno; c’era, come sempre in questi giorni, un sole che spacca le pietre e ho quindi potuto visitare con calma il secondo sito di Zhangye, un tempio buddista dove è presente il Budda dormiente uno dei più grandi al mondo.

All’interno non si potevano scattare fotografie, però la persona che controllava si è allontanata per pochi secondi e io ne ho ovviamente approfittato per fare un paio di foto. L’ostello si è rivelato alla fine una piacevole sorpresa: è sicuramente il peggior ostello della Cina, però ho fatto conoscenza con uno spagnolo pazzoide che ha intrapreso il mio stesso viaggio sulla “Via della Seta” ma venendo dall’altra direzione. Ha quindi già visitato Uzbekistan e Kyrgystan e siamo stati assieme per diverse ore dove ho potuto raccogliere un sacco di informazioni sui posti che dovrò visitare fra poche settimane, veramente un incontro fortunato.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo17 (7)Dico che è un pazzoide perchè lui ha deciso di andare anche in Afghanistan che è una scelta veramente scellerata: giusto 2 giorni dopo che se n’era andata ha detto che hanno, per l’ennesima volta, rapito uno straniero di cui ora non si ha più traccia. Comunque lui è sopravvissuto e va giustamente fiero di poter essere ancora tra noi a raccontare com’è andata in quell’angolo di mondo. Le conoscenze non sono poi finite qui: ho conosciuto un tizio cinese molto gentile con cui ho parlato tutta la sera. Mi ha dato il suo numero di telefono e, siccome tutti e due eravamo diretti a Dunhuang, mi ha detto di chiamarlo in qualsiasi momento se avessi bisogno d’aiuto. Il caso ha voluto che una volta arrivato qui avevo veramente bisogno di lui per comprare il biglietto per le grotte di Mogao, la maggiore attrazione del posto; mi ha quindi dato appuntamento in un posto della città, siamo andati insieme a comprare il biglietto e mi ha anche offerto il caffè! Staremo sicuramente in contatto e se mai verrà a Taipei lo ospiterò di sicuro.

A Dunhuang c’è stato un disguido con l’ostello e la prenotazione fatta non gli è arrivata e non hanno ricevuto i soldi che avevo già pagato online. Questo è l’unico posto in tutto il mio viaggio dove ho già pagato l’ammontare in anticipo e ovviamente proprio qui l’anticipo non viene rievuto! Come tutti sappiamo la sfiga ci vede benissimo. Domani a Dunhuang come dicevo andrò a visitare le grotte di Mogao che sono anche queste un sito UNESCO con sculture e testimonianze buddiste vecchie di secoli; il biglietto d’entrata è astronomico, attorno ai 30 euro però dovrebbe valerne la pena.

18 Agosto

Oggi sono finalmente arrivato a Zhangye dopo il treno notturno e, contrariamente alle previsioni, la ragazzina cinese si è rifatta sotto desiderosissima di fare conversazione, penso proprio che si sia invaghita di me. Mi ha chiesto come potevamo restare in contatto e mi ha chiesto il mio numero di telefono che ovviamente non le ho dato. Quando eravamo vicini alla destinazione mi ha regalato un righello cosicchè mi posso ricordare di lei! Che forte!! Le ho dato la mia email così possiamo restare in contatto e si è già auto-invitata in Italia dicendo che in futuro se avrà i soldi mi verrà a trovare. Non poteva mancare poi la scena di io che cammino lasciando il treno e lei mi saluta con un sorriso triste…..veramente una parentesi divertente.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo16 (3)Comunque sia, appena arrivato all’ostello verso le 14.00 avevo in mente di andare un pò a zonzo per la città, ma ho optato per avviarmi a vedere i due siti che mi ero prefissato l’indomani perchè in ostello ho conosciuto una ragazza russa che è qui da 2 giorni e ha detto che le previsioni del tempo per domani non sono belle. Non volevo assolutamente perdermi le montagne arcobaleno e quindi mi sono diretto alla fermata dell’autobus senza indugio; mangiando pochissimo e facendo un pò tutto di fretta sono comunque riuscito a vedere quello che volevo e veramente meritavano la visita: sono delle montagne modellate dall’erosione del vento e colorate nel corso dei secoli dall’ossidazione dei diversi strati di roccia che sono stati esposti all’aria. L’effetto risultante è davvero spettacolare e sono talmente belle che sembrano false; sembra quasi che una mano enorme abbia preso un pennello e colorato le montagne!

Interessante questa ragazza russa: vive in Svezia ed è in giro da 5 mesi in Asia solamente facendo autostop! Ha visitato Cambogia, Laos, Vietnam e Cina e speravo di rivederla stasera in ostello per fare due chiacchiere ma non l’ho vista purtroppo. Sarebbe stato interessante saperne di più sul suo viaggio e delle esperienze che ha vissuto; magari riesco a beccarla domani.

L’ostello, come da previsioni, eè il peggiore che ho visto finora; però devo dormirci solo una notte dato che domani ho un altro treno notturno che partirà da qui alle due di notte per portarmi alla prossima località.

 

17 Agosto

Oggi sono contento perchè ho mangiato seguendo una dieta sana ed equilibrata: a pranzo sono andato da Burger King e la sera ho finito in bellezza con una confezione di instant noodles. Gli instant noodles sono molto diffusi in Asia e consistono in un cilindro di cartone al cui interno ci sono degli spaghetti di riso deidratati e 3 bustine con: verdure deidratate, polverina per insaporire che non ho mai capito da cosa sia composta e olio tipo paraflu per condire. Si aggiunge poi acqua bollente, che è presente in tutti i treni, e lo si lascia per 2-3 minuti finchè gli spaghetti si ammorbidiscono. Il gusto generale poi alla fine devo dire che non è malaccio; è un po come mangiare a Mcdonald: sai che stai mangiando veleno, però il sapore non è male. Ho finito il pasto con dei bisccotti Oreo perchè ci voleva.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo15In questo giorno c’è una lunga tappa notturna da fare sul treno: sono partito alle 21.13 da Xi’an e mentre sto scrivendo siamo partiti da circa 30 minuti; arriverò poi a Zhangye domani alle 12:20. Mi fermerò in questa nuova località per due attrattive speciali: una sono le montagne arcobaleno che in foto sono davvero fantastiche e l’altra, seppur di minore importanza, è un tempio buddista. Sul treno ho fatto amicizia con questa ragazzina che ovviamente moriva dalla voglia di conoscermi dato che sono straniero: il suo inglese era peggiore del mio cinese, quindi figuratevi la conversazione com’è stata. Comunque ci siamo più o meno capiti e mi sembra di aver capito che lei sia diretta a Xi’an una volta al mese per fare ritratti alla gente e venderli, visto che nel suo paesino sperduto nel nord non ci sarebbe nessuno che comprerebbe i suoi ritratti. Conoscendo poi i costumi cinesi le ho chiesto: vuoi che ci facciamo una foto insieme? Un lampo di gioia ha attraversato il suo volto e dopo la foto, ottenuto finalmente il trofeo da mostrare a tutte le sue amiche, ha ritenuto ovviamente la conversazione finita e si è messa nella sua cuccetta a mangiucchiare. Viaggia con la nonna che ha la cuccetta in alto ed è salita su abbastanza agilmente, considerando che a occhio e croce avrà sui 75 anni. A metà della salita ha avuto un attimo di esitazione e volevo quasi proporle di scambiare cuccetta (io ho la cuccettta in basso). E’ prevalsa poi la curiosità di verificare se ce l’avrebbe fatta o se invece si fosse sfracellata al suolo e quindi non ho detto niente.

La giornata è stata abbastanza noiosa dato che sono rimasto a Xi’an per un periodo molto lungo di tempo e avevo già visitato tutto ciò che c’era da vedere e sono contento di averla lasciata per andare verso una nuova meta. A Zhangye c’è solamente un ostello e, a quanto pare dai commenti online, è fra i peggiori ostelli della Cina, allora perchè ci vado? Perchè è supereconomico e tutti gli altri alberghi nelle vicinanze costano 10-15 volte di più. Quindi resisterò per 2 notti in condizioni che spero non siano troppo ostili alla sopravvivenza e mi trasferirò successivamente alla prossima località.

15 Agosto

Oggi ho camminato a zonzo per la città senza una meta precisa ma dopo un’oretta di camminata non ce l’ho più fatta a stare in giro: era una giornata caldissima senza una nuvola in cielo con il sole che picchiava forte, il solito rumore alle stelle dovuto ai clacson incessanti, il viavai continuo di migliaia di persone. Allora ho deciso di rifugiarmi nell’unico posto di pace disponibile: ho ricomprato il biglietto per entrare nella moschea del quartiere musulmano e sono rimasto li per due ore. Davvero l’unico posto dove c’è silenzio e si può stare in santa pace per un pò.

Via-della-Seta-Filippo-Perabo13Il tardo pomeriggio poi mi sono avviato verso una parte della città famosa per una enorme pagoda di legno costruita nell’anno 600 e sede di diversi templi buddisti. Di fronte alla pagoda c’è una piazza enorme con getti d’acqua che vengono fuori dal pavimento e alla sera alle 21.00 c’è uno spettacolo con tutte queste fontane che spruzzano acqua a tempo di musica classica. Una cosa che mi sono dimenticato di dire riguardo ai costumi cinesi: moltissimi bambini hanno i pantaloni che presentano una spaccatura verticale nella parte posteriore: indovinate a che cosa serve? Non ci siete arrivati? Si vede proprio che non avete una mentalità cinese……ma è ovvio a che cosa serve! In quale altro modo risolvere il problema che si pone quando il bimbo deve fare la cacca? Non esiste ovviamente altra soluzione che prenderlo in braccio e mettergli il culetto sopra ad un bidone della spazzatura. In questo modo la spaccatura dietro c’è già e può facilmente espletare i suoi bisogni senza sporcare in giro. Che geni questi cinesi!

Comincio ad essere molto preoccupato per l’infortunio muscolare che ho e che non se ne va, anzi continua a peggiorare. E’ una vecchia contrattura a livello del gluteo che pensavo fosse risolta ma invece è tornata fuori: il gluteo fa male e per compensazione anche il muscolo dorsale della schiena ne risente. Lo stretching non aiuta e non so quanto a lungo potrò durare. Mi sono posto come obiettivo almeno di arrivare in Kyrgystan che sarà fra quindici giorni e poi li valuterò se è il  caso di continuare oppure no. Il gluteo fa davvero male e non credo che con solo un paio di giorni di riposo il dolore possa svanire.

14 Agosto

Ieri è stato il mio primo giorno a Xi’An e sono andato a vedere il famosissimo esercito di terracotta. E’ stata un’ottima giornata sia perchè l’esercito di terracotta è veramente bello, sia perchè ho effettuato la visita con un gruppetto di stranieri ed è sempre un piacere stare con altre persone e scambiarsi idee e opinioni. Il caso ha voluto che incontrassi anche una coppia di italiani, fratello e sorella, e abbiamo quindi poi passato il resto della giornata insieme. Avevo sentito diverse persone che si lamentavano del fatto che l’esercito di terracotta li aveva un pò delusi ed era molto meno di quello che si erano aspettati. Dal mio punto di vista, ho trovato esattamente quello che mi aspettavo e la visita non mi ha deluso per niente. E’ davvero un’opera eccezionale che peraltro è ben lontana dall’essere conclusa. Il sito, ritrovato circa 50 anni fa da un contadino che stava scavando un pozzo è ancora per metà e forse per molto di più ancora sotterrato e gli archeologi stanno continuando a scavare.

Via-della-Seta-by-Filippo-Perabo12 (2)Il complesso di statue che forma l’esercito è in realtà diviso in 3 differenti posti e a tutt’oggi gli archeologi non sanno quante altre statue e/o tesori sono sotterrati. La tomba alla quale dovevano fare la guardia è infatti una vera e propria collina abbastanza distante dal sito dell’esercito e nessuno ci è ancora entrato per paura di contaminare o distruggere ciò che si trova al suo interno. La parte più grande dell’esercito è appunto in una costruzione separata dalle altre 2 e non lascia certamente delusi. Quello che colpisce più di tutto, secondo me, è il lavoro certosino che gli archeologi hanno dovuto fare per ricomporlo così come lo vediamo oggi. Nei secoli passati, infatti, l’intero esercito è stato distrutto da un’armata nemica e fatto a pezzi; è stato dato anche fuoco alla costruzione, in legno, entro la quale l’esercito era contenuto. Il loro lavoro quindi oggi consiste nello scavare e recuperare migliaia e migliaia di pezzi di ceramica più o meno grandi per poi riattaccarli insieme e formare un sodato di terracotta completo! La guida ci ha spiegato che si impiega di norma dai 3 ai 4 mesi per ricomporre un singolo guerriero, davvero impressionante.

Lo stesso giorno mi sono poi recato in una parte della città che non mi aspettavo di vedere in Cina e cioè il quartiere musulmano! Non ho ben capito come sia possibile avere una moschea in Cina e come mai il governo l’ha lasciata in piedi, di sicuro fa veramente un’impressione strana vedere un cinese con il copricapo tipico dei musulmani e pregare in una moschea! E’ anche la parte migliore della città perchè per qualche motivo i suoni della città non arrivano e si può finalmente godere di un pò di silenzio; i cinesi sembrano non crucciarsi per l’inquinamento rumoroso persistente che c’è dappertutto: clacson continui, stereo che propongono musica a tutto volume, persone che urlano continuamente.

Via-della-Seta-by-Filippo-Perabo12 (6)Ho poi scoperto in che cosa consiste l’escursione al monte Huashan: è il percorso di trekking più famoso e pericoloso al mondo! E’ una via ferrata dove si cammina su delle tavole di legno larghe al massimo 50 centimetri mentre alla tua sinistra c’è il vuoto e la morte certa!! Mi sembra un ottimo motivo per cancellare questa escursione dall’itinerario e fare altro. Oggi ho comprato il supporto per la schiena e va un pò meglio: il problema ovviamente non è risolto però perlomeno aiuta grandemente ad affaticare meno il muscolo. Oggi mi sento un pò malaticcio per qualche ragione e perciò sono tornato all’ostello e stasera penso che me ne andrò a dormire presto; ho soltanto visitato le mura della città e fatto un’escursione in  un parco abbastanza lontano, per poi scoprire che il sito che dovevo visitare era già chiuso! Comunque non fa niente, ho altri 3 giorni da spendere qui a Xi’an e farò in tempo a vedere tutto con calma.

Un particolare per tutti quelli che sono timorosi di affrontare viaggi lunghi: giusto ieri è arrivata nella stanza una ragazza olandese che a occhio e croce avrà 24 anni e si e fatta la transmongolica da sola stando in giro per un mese e mezzo! C’è sicuramente da imparare.

A tutti i lettori che stanno seguendo la mia avventura: ho notato dalla email che continuo a ricevere molti messaggi in Facebook, presumibilmente da persone che leggono questa rubrica. Purtroppo essendo in Cina non posso connettermi alla pagina. Coloro che volessero scrivermi un messaggio fatelo lasciando un commento direttamente sulla pagina Facebook di MBNews in modo da potervi rispondere più facilmente.


11 Agosto

In questi giorni mi trovo a Pingyao la cui attrattiva principale è la città vecchia che è tutta cinta da mura e le cui case, negozi all’interno risalgono per la maggior parte al 1400/1500…..anzi però diciamo invece che risalgono alla dinastia Ming e Qing che suona molto più affascinante e misterioso che dire semplicemente “risalgono al 1400/1500”. Allora, dicevamo, all’interno delle mura tutte le costruzioni risalgono appunto alla dinastia Ming e Qing anche se, da una breve occhiata, ci si accorge che circa un terzo delle costruzioni è in realtà molto recente e sono state del tutto ricostruite. Comunque l’effetto complessivo è veramente suggestivo e si può avere veramente un’idea di come apparisse la Cina nel medioevo.

Via-della-Seta-by-Filippo-Perabo (8)Acquistando un biglietto d’entrata si può salire sulle mura e fare una piacevole passeggiata e si può accedere a numerose case storiche che, queste si, sono originarie del medioevo e non sono state toccate. I cinesi avevano un modo tutto particolare per costruire le loro case: gli ambienti per ciascuna attività, cucina, camera da letto, soggiorno, camera per gli ospiti, sono costruiti ognuno separatamente. Non si può accedere direttamente dalla camera da letto alla cucina o al soggiorno: si deve uscire all’aperto dalla camera da letto ed entrare in un’altra costruzione e tutte le diverse costruzioni sono distinte e separate l’una dall’altra. Gli ambienti sono poi veramente minuscoli e non superano ad occhio e croce i 10 metri quadrati. E’ un piacere passeggiare per le vie della città vecchia e gustarsi il sapore di antico che emana dalle strade.

Via-della-Seta-by-Filippo-Perabo (7)Da circa un annetto ho un problema muscolare alla schiena che pensavo si fosse risolto ma, dopo le sfacchinate che mi sono fatto a Pechino, è rispuntato fuori e mi ritrovo con un mal di schiena che mi da abbastanza fastidio. Sono un pò preoccupato perchè per tutto il periodo che sarò in giro devo camminare quasi tutti i giorni e saltuariamente dovrò anche fare del trekking; faccio stretching tutti i giorni e oggi andrò a fare un massaggio, speriamo che la situazione migliori invece di peggiorare. Oggi mi sono preso un giorno di pausa totale dove appunto farò il massaggio e sforzerò il fisico il meno possibile.

Domani lascerò Pingyao per andare a Xian dove mi aspetta la visita al famoso esercito di terracotta e altre escursioni nei dintorni. Qui nell’ostello ho conosciuto un Italiano che mi ha detto che in una di queste escursioni nei dintorni, trekking sul monte Huashan, muoiono in media 2-3 persone all’anno dato che le misure di sicurezza sono scarse, che faccio? Ci vado? Un tedesco con cui ho parlato e che ci è stato mi ha detto che ne vale la pena ed è superdivertente….a me vengono un pò i brividi a pensarci. Mi sa che sto diventando veramente vecchio per questo genere di cose.

8 agosto

Viaggio-Via-della-Seta-by-Filippò-Perabò-12 (1)Finalmente oggi è il primo giorno dove non devo camminare per decine di chilometri e dove ho mangiato regolarmente e il mio fisico mi ha detto: grazie! L’ostello è veramente bello: superpulito, grande, buon letto, ottima connessione internet. Il tizio che lo gestisce è Taiwanese, forse è per questo che è di buon livello. Oggi sono andato a visitare i due siti che mi ero prefisso: un monastero buddista costruito sul fianco di una montagna e le grotte di Yungang che sono un sito UNESCO. Tutti e due molto belli: come potete vedere dalle foto è pazzesco pensare a come hanno fatto a costruire il monastero e a farlo stare su! E’ stato costruito così in alto per evitare le ondate di piena del fiume che scorre proprio a fianco e più in basso. Una volta entrato nel monastero poi, si ha la balaustra al livello del ginocchio e oltre c’è il vuoto: io soffro leggermente di vertigini e non mi sentivo tanto tranquillo. I locali però vanno su e giù senza problemi e si portano pure i bambini in groppa che così imparano fin da piccoli a rischiare la vita. A Datong il casco per le moto non esiste e sono tutti daltonici dato che qualunque sia il colore del semaforo le macchine vanno e vengono senza sosta; una volta però che ti abitui ai costumi locali e anche tu fai lo stesso, tutto ti sembra più normale. Il secondo sito visitato sono le grotte di Yungang dove ci sono numerose statue buddiste scolpite nella roccia e tutto il complesso è un insieme di templi: anche questo molto bello e interessante. Domani per fortuna non mi devo alzare prestissimo e mi aspettano altre 7 ore di treno per arrivare a Pingyao che è una cittadina che ha conservato la sua struttura medievale, tipo una Lucca italiana; non vedo l’ora di arrivarci.

7 agosto

Viaggio-Via-della-Seta-by-Filippò-Perabò-12 (3)Oggi alzataccia mattutina per prendere il treno alle 6.40. Ieri sera ero molto stanco dopo essere stato in giro tutto il giorno e ho mangiato poco, stamattina non ho avuto tempo di fare colazione e mi aspettava un viaggio di 7 ore sul treno: morivo di fame e avevo con me solo degli snack. La provvidenza è scesa dal cielo sotto forma di un simpatico vecchietto che condivideva con me lo scompartimento: per qualche motivo mi ha preso in simpatia e ha diviso la sua colazione (abbondantissima) con me! L’ho ringraziato mille volte e ci siamo messi a chiacchierare un pò con il mio cinese stentato: sono riuscito però ad avere un qualche tipo di conversazione e sono abbastanza soddisfatto di me stesso. Poi durante il viaggio, mentre io stavo dormicchiando ha mollato due “scorreggioni” portentosi ma io ho finto di non accorgermene e non mi sono scomposto perchè era stato veramente gentile con me. Arrivo quindi a Datong dove mi fermerò un solo giorno per visitare, anche qui, un sito UNESCO, le grotte di Yungang che sono delle grotte buddiste risalenti all’anno 1,000 con centinaia di statue del Buddha; spero di avere tempo anche di visitare il secondo sito che è un monastero buddista costruito sul fianco di una montagna molto suggestivo: dista 70 chilometri dalla città ma dovrei fare in tempo a visitarlo, vedremo.

6 agosto

Giornata lunga oggi mi sono svegliato di buon mattino per andare a vedere la grande muraglia: sveglia quindi alle 7 del mattino e alle 9.30 ero già li a scalare i gradini. Fa veramente effetto stare su una delle opere più importanti dell’umanità e si ammira veramente un panorama spettacolare. Dopo però aver camminato su e giù per un’oretta mi sono detto: la muraglia prosegue per altri 50,000 chilometri; vogliamo farli tutti oppure possiamo ritenerci accontentati? Così alle 11.30 ero già di ritorno e ho tentato la fortuna andando ancora alla città proibita a vedere se oggi i biglietti erano disponibili: bingo!! Una breve pausa per il pranzo e alle 14.30 mi addentro nella Città Proibita: che meraviglia! Si fa veramente un tuffo nel passato e si ammira quella che era la dimora dell’imperatore e, anche se diverse strutture sono state distrutte da incendi nel corso degli anni, sono sempre state ricostruite esattamente nella maniera originale. Ci si ritrova all’interno a passeggiare nei paesaggi dell’Ultimo Imperatore di Bertolucci, è veramente una sensazione speciale. Il sito è immenso e dopo 2 ore e mezza di camminata mi sento veramente stanco, ma soddisfatto di aver visitato i due luoghi simbolo di questa città. Il momento più bello della giornata? Quando, dopo altri 30 minuti per raggiungere la metro e altri 30 minuti in metro mi sono fermato in un baretto a prendermi un cappuccino e una brioche: che goduria!!

Tornando ho poi notato che nella via del mio ostello c’è una donna sulla quarantina tutta truccata e vestita bene che sta seduta sul pianerottolo e aspetta……aspetta…..ma pensa! Non credevo di trovare qualcosa del genere a 20 metri da un ostello della gioventù!

Domani mi tocca un’altra alzataccia dato che ho il treno per Datong alle 6.40 del mattino, ci sentiamo presto!

5 Agosto

Viaggio-Via-della-Seta-by-Filippò-Perabò (7)Oggi è stata una giornata un pò sfortunata. Nel pomeriggio sarei dovuto andare a visitare la città proibita ma una volta arrivato mi hanno detto che hanno finito i biglietti!? Non ho mai sentito una cosa del genere ma apparentemente se ci sono più di un tot di visitatori prenotati non vendono più biglietti per la giornata. Quindi domani che è il mio ultimo giorno voglio andare a visitare la Grande Muraglia e purtroppo dovrò perdermi la città proibita, che rimarrà proibita anche per me. Inoltre la macchinetta per il biglietto della metropolitana si è mangiata i miei soldi senza darmi il biglietto (nè il resto), e in più mi sono perso sulla via del ritorno e ho dovuto camminare 40 minuti extra per trovare la metro.

Siccome però i siti da visitare non mancano, sono stato nella mattinata a visitare il tempio del paradiso e nel pomeriggio il palazzo d’estate, tutti e due siti molto belli. Entrambi erano delle residenze dell’imperatore e in special modo il secondo sito è all’interno di un parco enorme con tanto di lago e il palazzo è situato alla sommità di una collina: veramente bello. Ho notato poi oggi altre caratteristiche dei cinesi: si vedono spesso in giro persone che portano la maglietta arrotolandola fino al petto come il signor Ametrano, l’emigrante in Germania nel film “Bianco, Rosso e Verdone”, chissà se lui si è ispirato ai cinesi per il suo personaggio. Come in Taiwan poi negli spazi aperti si vedono spesso persone che tengono corsi di danza o che oppure giocano a carte, domino, majang eccetera. Mi sono poi sorpreso nel vedere che il 70% delle persone nei motorini va in giro senza casco. Parlano ad un tono di voce altissimo e fanno un rumore pazzesco, se però ci parli il più delle volte sono anche gentili e ti aiutano, sono solamente un pò rozzi, tutto qua.

4 agosto

Eccoci arrivati a Pechino, punto di partenza di questo lungo viaggio; la città e’ molto calda anche se vivendo a Taiwan sono già un po abituato ai gran caldi. Subito mi rendo conto di essere in un’altra nazione per i modi e le abitudini della gente, molto diverse da quelle che riscontro abitualmente a Taiwan. Gente che ti spinge senza riguardo in metropolitana, un po’ tutti sputano per terra, gente che per rinfrescarsi fa il bagno in un rigagnolo di fiumiciattolo solo un pò più grande del nostro fiume Molgora ma questo ha un’acqua verdastra, stagnante e maleodorante. L’apice lo si è raggiunto in una piazza dove, siccome un bambino aveva bisogno di fare pipi, il padre ha pensato che ovviamente il modo migliore di risolvere l’incombenza era calare i pantaloni del bimbo, infilargli il pisellino in una bottiglia e fargli fare il suo bisogno. Il fatto che fosse in mezzo alla piazza con attorno circa 500 persone non aveva ovviamente importanza. Ho notato alcune cose strane nella metropolitana: c’è un piedistallo a metà della fermata dove un tizio controlla la gente, chissà mai che cosa deve scoprire…..Ad ogni fermata della metropolitana c’è il metal detector e devi far passare la borsa sotto i raggi X come in aeroporto; mi sono abbastanza stupito di questa cosa; in diversi punti poi ci sono delle strettoie dove può passare solamente una persona per volta. Decisamente ti senti molto controllato.

Hanno poi inventato un nuovo metodo per fare pubblicità in metro: mentre il treno è in movimento, dal treno stesso proiettano sul muro della galleria la pubblicità e quindi se guardi fuori dal finestrino è come vedere la televisione.

Viaggio-Via-della-Seta-by-Filippò-Perabò (4)La prima visita è a la famosa piazza Tienanmen: ha delle dimensioni ciclopiche e quando mi trovo nella piazza ovviamente non posso che ripensare alla famosa rivolta di tanti anni fa che vide questa piazza come luogo centrale della manifestazione studentesca. Ora tutta la piazza è transennata e ci si può entrare solamente da 4 entrate poste nelle 4 direzioni e ovviamente solo uno per volta. Mi sposto poi a sud della piazza nei famosi “hutong” che sono dei vicoli dove la vecchia Pechino è ancora visibile.

Durante la rivoluzione culturale una quantità enorme di edifici e monumenti e decorazioni che richiamassero al vecchio sono state distrutte; nonostante ciò qui e in altre parti della città sono ancora visibili le vecchie case, le vecchie insegne, i vecchi archi, i vecchi negozi e non immagino come sarebbe potuta essere 1,000 volte più bella se non ci fosse stata la distruzione di massa di tutto ciò che richiamasse al “vecchio” e che quindi doveva essere cancellato.

 

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Commenti

  1. Mauro Bazzigaluppi dice:

    Diario di viaggio interessantissimo: complimenti per l’idea e in bocca al lupo a Filippo per la continuazione del suo viaggio 🙂

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