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Ac Monza, scontro tra sindaco e "dt". I Colombo trovano i soci. Intervista ad Antonelli - MBNews
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Ac Monza, scontro tra sindaco e “dt”. I Colombo trovano i soci. Intervista ad Antonelli

“Di certi personaggi in città ne facciamo volentieri a meno”. È molto dura la risposta del sindaco Roberto Scanagatti al direttore tecnico del fallito Monza Brianza 1912, Alfredo Pasini.

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“Di certi personaggi in città ne facciamo volentieri a meno”. È molto dura la risposta del sindaco Roberto Scanagatti alle dichiarazioni rilasciate dal direttore tecnico del fallito Monza Brianza 1912, Alfredo Pasini, nelle ore successive alla scomparsa del calcio professionistico in città.

Pasini, che assieme all’allenatore Fulvio Pea e ad alcuni dipendenti e collaboratori è stato colui che dallo scorso autunno ha “mandato avanti la carretta” senza un soldo permettendo alla squadra di ottenere la salvezza sul campo, subito dopo che la quinta e ultima asta per l’acquisto dell’intero complesso aziendale dell’Associazione Calcio Monza Brianza 1912 era andata deserta, cioè l’altroieri pomeriggio, aveva esternato a MbNews tutto il proprio malessere, prendendosela in particolare con le istituzioni, dunque anche col Comune, e con gli imprenditori del territorio. “È vergognoso che un territorio come la Brianza abbia lasciato morire una squadra con più di 100 anni di storia – aveva dichiarato il d.t. – Non ha mostrato alcun attaccamento a uno dei suoi simboli sportivi: è solo attratto da interessi personali. Chi ha deciso di costruire un progetto nuovo non si è reso conto che nei dilettanti c’è solo da mettere soldi perché non ne entrano minimamente. Senza contare che è difficile vincere il campionato di Serie D. È stato un anno in cui tutti hanno stretto i denti, hanno sputato sangue per ottenere comunque la salvezza sul campo. Alla fine non è servito a niente anche per colpa delle istituzioni che non ci hanno aiutato. Il Brescia aveva 35 milioni di euro di debiti, ma il sindaco della città ha preso per le orecchie gli imprenditori della locale Confindustria e li ha convinti a salvare il club, spiegando loro il valore per il territorio di una società di quel livello, che toglie comunque 300 ragazzi dalle strade. Qualche settimana fa da noi si sperava che col fallimento l’incubo sarebbe finito presto. Invece, almeno io mi sbagliavo: a Monza lo sport non interessa. Qualcuno dovrà farsi l’esame di coscienza e rispondere davanti ai cittadini del suo comportamento. Le uniche persone degne di Monza sono i tifosi, sia quelli della curva che quelli della tribuna. Si può affermare che il Calcio Monza e i suoi tifosi si sono salvati, mentre a retrocedere sono stati le istituzioni e gli imprenditori”.

calcio-monza-alfredo-pasiniSuccessivamente Pasini ha rilasciato nuove dichiarazioni, ancora più dure, ad altre testate, suscitando la reazione del primo cittadino. “Non conosco il signor Pasini e non l’ho mai incontrato – ha scritto Scanagatti sul suo profilo Facebook – Come può sapere quello che il sindaco non avrebbe tentato per impedire ciò che è accaduto risulta un mistero. Ne abbiamo viste troppe in questi mesi e adesso ci tocca anche assistere ai maldestri tentativi di chi si mette a centrocampo, saluta tutti e spera di far dimenticare la vecchia compagnia. Comunque la verità è un’altra e i diversi protagonisti della vicenda la conoscono. Sanno chi ha consentito comunque alla squadra di poter disputare le partite (compresa l’attività delle giovanili), oppure quali sforzi sono stati messi in campo per convincere sulla bontà di un serio progetto di rilancio. È vero, il risultato non è arrivato e la sconfitta brucia. Ma se quello che è accaduto porterà a rifondare il Calcio Monza su basi finalmente serie, allora anche questi giorni saranno meno amari. Per il resto, di certi personaggi in città ne facciamo volentieri a meno. Al contrario del tifo per il Monza, perché a quello non rinunceremo mai”.

Lunedì prossimo alle ore 15.30 si terrà presso il Tribunale civile di Monza un esperimento di vendita solo per i marchi e il compendio mobiliare del fallito Ac Monza Brianza 1912. Il prezzo a base d’asta sarà di 150mila euro. Il rilancio minimo sarà di 10mila euro. L’esperimento di vendita dei marchi e del compendio mobiliare sarà solo uno. Se qualcuno si aggiudicherà l’asta potrebbe partire da una posizione di vantaggio nella sorta di bando che l’Amministrazione comunale indirà per ottenere dal presidente della Figc, d’intesa con il presidente della Lega nazionale dilettanti, l’iscrizione in soprannumero di una società di Monza o alla Serie D o all’Eccellenza.

calcio-monza-kadir-mbSecondo gli ultimi “rumors” sono due i soggetti interessati a presentarsi all’asta dei “cocci”: il 52enne uomo d’affari pachistano Abdul Kadir Sheikh e i cugini Nicola e Riccardo Colombo, che fanno capo alla Cogefin di Bellusco (Nicola è il figlio di Felice, presidente del Milan dal 1977 al 1980 e sponsor del Monza a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 con i marchi Philco e Zincol Lombarda). La famiglia di imprenditori brianzoli avrebbe trovato la “quadra” nella giornata di ieri, grazie all’aiuto di due amici che avrebbero finalmente accettato di affiancarsi nell’investimento. Il colloquio col sindaco c’è già stato per rassicurarlo sulla volontà di non lasciare anche il nuovo Monza nelle mani di persone estranee al territorio, così come praticamente avvenuto dal 2009 ad oggi (considerando la famiglia Begnini, bergamasca, “de’ noantri”).

Abbiamo chiesto un commento su tutto quello che sta succedendo al morbegnese d’origine, ma lissonese d’adozione Roberto Antonelli, 62 anni, attaccante cresciuto nel Monza, dove ha militato in tre periodi della sua carriera mettendo a segno complessivamente 19 gol in 110 presenze in prima squadra e dove è tornato anche da allenatore per due volte. “Provo una grande tristezza – ha esordito “Dustin”, che tra l’altro ha il figlio Andrea collaboratore tecnico nelle giovanili biancorosse – perché Monza per me rappresenta tantissimo essendomi pure accasato in Brianza. Si può dire che ormai sono brianzolo da una vita. Monza non merita di fare questa fine. Speriamo che venga rifondato da persone serie com’erano quelle che lo gestivano fino a qualche anno fa. Il Monza era una società importante perché era guidato da gente come Aurelio Cazzaniga, Giovanni Cappelletti, Felice Colombo, Adriano Galliani e Valentino Giambelli”.
A proposito di Felice Colombo, Antonelli a Bellusco è uno di casa e col figlio dell’ex presidente del Milan, Nicola, non solo gioca a golf (naturalmente al Borgo di Camuzzago e al Brianza Country Club di proprietà del gruppo Cogefin), ma si presenta al centro sportivo Monzello a visionare i documenti contabili come avvenuto nei giorni precedenti la prima asta fallimentare. È vero che i Colombo hanno rotto gli indugi e che per lei c’è un posto nel nuovo organigramma probabilmente in qualità di direttore tecnico? “Non posso dire nulla. Io per il Monza sono sempre a disposizione per dare una mano, così come lo sono tutti quelli che hanno militato nella squadra biancorossa. Comunque non potrei essere tesserato perché ho appena finito di svolgere la mansione di osservatore per il Genoa e sono in trattativa con altre società professionistiche, per cui è certo che sarò un osservatore anche la prossima stagione”. Lunedì all’asta le targhe e i trofei storici del Monza rischiano di finire nelle mani di qualcuno che non erediterà il seguito della tifoseria, oltre alle concessioni comunali per la gestione dello stadio Brianteo e del centro sportivo Monzello: rischiamo davvero di perdere le due Coppe Italia Semiprofessionisti vinte da Antonelli, ma anche le due Coppe Italia di Serie C, la Coppa Anglo-Italiana e la Coppa delle Alpi che sono in bacheca in via Ragazzi del ’99? “Spero di no… Credo di no. Non le perderemo…”.

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