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Gli "alieni" nei parchi: ecco le specie che minacciano la nostra biodiversità

Gli “alieni” nei parchi: ecco le specie che minacciano la nostra biodiversità

5 Maggio 2015

Cobite di stagno orientale, gamberi della Luisiana, scoiattoli grigi e tartarughe, sono solo alcune delle “specie aliene” introdotte nel parco del Rio Vallone.

Il consorzio del parco del Rio Vallone, finanziato dalla Fondazione Cariplo, ha monitorato in questi mesi il corridoio ecologico chiamato “Sistema Verde V’Arco Villoresi”. La porzione su cui si è andati ad intervenire è quella compresa entro i confini del Parco del Rio Vallone e quella tra quest’ultimo e il Parco del Molgora.

Nell’ultima fase del progetto sono state monitorate le specie animali presenti all’interno dei propri confini: un lavoro certosino, con foto-trappole, appostamenti, che ha portato alla scoperta di decine di specie arrivate da oltre confine. La colpa di questo va come sempre addebitata agli uomini che forse senza troppo pensarci, o pensando di fare qualcosa di giusto, hanno liberato all’interno del parco animali non autoctoni e molto spesso dannosi per l’ecosistema naturale:

Lo scoiattolo grigio (foto Studio Faunaviva nell'ambito del Progetto V'Arco Villoresi)

Lo scoiattolo grigio (foto Studio Faunaviva nell’ambito del Progetto V’Arco Villoresi)

“Fra i luoghi monitorati, ci sono anche le Foppe di Cavenago e di Masate – ci spiega Massimo Merati, direttore tecnico del parco del Rio Vallone – al suo interno abbiamo trovato, tartarughe, pesci rossi e altri pesci particolarmente voraci che hanno “sterminato” le specie naturalmente presenti. Abbiamo tentato anche di reintrodurre le specie inserendo larve e uova, ma sono state mangiate in poco tempo da quelle presenti.”

Anche la possibilità di prosciugare le aree umide per togliere le specie esotiche non è una soluzione totalmente efficacie: “Abbiamo trovato fra i pesci anche una particolare specie proveniente dal sud est asiatico, il Cobite di stagno orientale, capace di muovirsi anche nel fango e percorrere decine di metri fuori dall’acqua per raggiungere un nuovo specchio d’acqua – ci spiega Merati – Non capiamo come questo pesce sia potuto arrivare qui da noi, dato che si tratta di un pesce non da acquario”.

La volpe (foto Studio Faunaviva nell'ambito del Progetto V'Arco Villoresi)

La volpe (foto Studio Faunaviva nell’ambito del Progetto V’Arco Villoresi)

Un’altra minaccia presente nel parco, in particolar modo a Masate, è lo scoiattolo grigio americano: scappato probabilmente da qualche abitazione, o lasciato in libertà, lo scoiattolo grigio è grande il doppio di quello rosso europeo e ovviamente entra in competizione anche per il cibo. Lo scoiattolo grigio è anche portatore sano di un particolare fungo che risulta letale per quello rosso.

“Un altro grande possibile problema arriva dal gambero rosso della Luisiana – continua Merati – introdotto nel parco, è più grande rispetto al gambero europeo presente nel parco del Curone, dove si trova il secondo nucleo più grande della Lombardia. Il rischio è che il gambero rosso, presente oggi nell’area del Villoresi, possa arrivare fino al parco del Curone e far scomparire quello europeo: il gambero americano è in grado di percorrere diverse decine di metri anche fuori dall’acqua ed arrivare a chilometri di distanza passando da un’acquitrino all’altro.”

Queste minacce consentono nonostante tutto al parco di avere una varietà di specie di rilievo: “Ci sono sei diverse specie di pipistrelli nell’area di Masate, 64 specie di lepidotteri e una nutrita presenza della volpe – conclude Merati – se pensiamo che ci troviamo in un’area fortemente urbanizzata e percorsa da decine di strade e autostrade, possiamo dirci soddisfatti di questi risultati.”

Due le giornate in cui verranno presentati gli “alieni” ai cittadini: la prima giovedì sera alle ore 21 presso la sala consiliare di Masate. Domenica 10 alle 17 si visiteranno invece le foppe di Masate per vedere quali sono i danni causati da queste specie non autoctone: la visita partirà da via Matteotti.

Il cobite dello stagno orientale (foto Studio Faunaviva nell'ambito del Progetto V'Arco Villoresi)

Il cobite di stagno orientale (foto Studio Faunaviva nell’ambito del Progetto V’Arco Villoresi)

 

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Lorenzo Giglio
Classe 1981, giornalista pubblicista, ho sempre cercato la verità bella o brutta che sia in tutto ciò che mi circonda. Amante dell'arte, della fotografia e soprattutto del rock, non mi tiro mai indietro se devo guardare una bella partita di calcio. Non mi piacciono gli schemi prestabiliti e trovo troppo strette le appartenenze di partito, anche perchè come dicevano i Queen: "Anyway the wind blows doesn't really matter to me".


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