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Ambra Redaelli, sì all'aggregazione con Assolombarda. Ecco perchè

Ambra Redaelli, sì all’aggregazione con Assolombarda. Ecco perchè

13 Aprile 2015

Tra quelli che vorrebbero l’aggregazione tra Confindustria Monza e Brianza e Assolombarda (leggi qui per maggiori dettagli) c’è Ambra Redaelli, past president regionale Piccola Industria e membro giunta nazionale di Confindustria.

Ecco il testo integrale della sua lettera.

“Egregio Direttore,

Le ragioni che mi portano a dire sì al processo di aggregazione tra Confindustria Monza e Brianza ed Assolombarda sono perchè sono convinta che sia un’opportunità per le piccole imprese della Brianza.

Confindustria ha voluto, prima di altri, con la Riforma Pesenti, dare un segnale di profondo rinnovamento di se stessa per privilegiare le proprie associate e modernizzare un sistema che troppo spesso si è identificato in modo sbilanciato con i suoi rappresentanti a svantaggio dei rappresentati.
Al centro della Pesenti c’è la visione della cultura dello sviluppo, della crescita e della legalità perché ciò che serve al nostro paese è un sistema innovativo, internazionalizzato e sostenibile.
Per realizzare tutto ciò bisogna uscire da dimensioni locali ed arrivare ad ambiti più ampi, che coincidano il più possibile con i perimetri regionali. Il mondo confindustriale in tutta Italia si sta muovendo in questo senso.
Ma Confindustria è stata solo un precursore con il suo statuto, perché molte altre componenti stanno cambiando ed andando verso ambiti aggregati. Solo per citare gli ultimi, sono le banche popolari, le camere di commercio, i confidi.

Confindustria Monza e Brianza ha voluto cogliere questa sfida all’interno della Lombardia, una delle regioni che per dimensioni e numero di territoriali vede più complesso il processo aggregativo verso una unica rappresentanza regionale.

La scelta naturale è andata sulla territoriale più vicina, più forte e con la quale condividiamo imprese sul territorio e rappresentanza in alcune istituzioni locali, senza contare i comuni interessi sulle infrastrutture (grandi arterie, aeroporti, centri di interscambio, treni e metropolitane), sulle università e su tutto ciò che compone, oggi, un’area metropolitana vasta. All’interno di quest’ultima, piaccia o non piaccia, ci siamo già ma, oggi, senza nessun potere.
In un contesto come quello che può offrire la nuova associazione Assolombarda-Confindustria Monza e Brianza, la piccola impresa brianzola può esprimere la forza del suo modello, studiato in tutto il mondo, coniugando l’opportunità di una realtà che ha messo al centro delle sue priorità l’innovazione, il capitale, l’internazionalizzazione, la semplificazione ma, soprattutto, la logica della filiera.

Le piccole imprese hanno sempre rappresentato un grande valore all’interno di Confindustria perché la logica della loro azione non è mai stata quella di volere leggi e misure a tutela della propria dimensione ma di richiedere politiche ed opportunità di crescita e sviluppo. Il contesto allargato che unirà le imprese di Monza e di Milano moltiplicherà per tutti le possibilità di interrelazione e collaborazione, che consentiranno di sviluppare nuovi progetti condivisi, di innalzare il livello complessivo del know-how, di affacciarsi su nuovi mercati e accedere a tecnologie più avanzate.

Assolombarda ha già dimostrato di comprendere la forza del modello brianzolo con due atti concreti. Il primo è la dimensione delle piccole imprese che è stata già adeguata a quella di Monza, abbassandola da 250 addetti a 100. In secondo luogo, è stato valorizzato il modello di servizi creato in questi ultimi anni dalla nostra territoriale ed è stata data piena delega ad implementarlo a Milano. Si tratta di due atti che indicano che saranno proprio le PMI ad avere il più grande vantaggio da questa unione.

La crisi ha profondamente cambiato il DNA delle nostre imprese ma siamo forti di un’associazione che negli ultimi anni – con la presidenza e la strategia del presidente Dell’Orto e il lavoro del direttore Manelli – è cresciuta per dimensione e qualità dei servizi; ciò rende possibile affrontare il percorso aggregativo più ambizioso. L’80% delle imprese della Brianza ha votato il protocollo esecutivo convinto che si debba andare avanti su questa strada.
La rappresentanza del territorio, che crescerà e si rafforzerà con l’ingresso delle 300 imprese oggi iscritte ad Assolombarda, non potrà che uscirne avvantaggiata. Le condizioni che sono state alla base della trattativa garantiscono al nostro presidio i tre pilastri previsti dalla Pesenti: rappresentanza efficace, identità organizzativa solida, efficienza dei servizi.

Restare isolati, mentre il mondo va avanti e cambia, non è politica del campanile ma della caverna. L’unione delle imprese di Monza e Milano, con un presidio territoriale forte ed autonomo di organi e budget, sarà uno straordinario strumento per le nostre piccole e medie imprese non solo per uscire dalla crisi ma per trovare i più ampi contesti di sviluppo e crescita”

Ambra Redaelli.

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Commenti

  1. Scommettiamo che questa signora la vedremo candidata alle prossime elezioni per la città metropolitana di Milano, ovviamente tra le file di Pisapia e di Enrico Brambilla?
    Quanto al nostro territorio, è vero che siamo parte di un’area metropolitana, come lo sono anche Como, Lecco e Varese. Chissà perchè a nessuno viene in mente di inglobare le rispettive Confindustrie di queste nel dinosauro milanese. E comunque non è vero che non abbiamo nessun potere: semplicemente a noi dei problemi di Rozzano o Cinisello non ce ne frega niente, vogliamo amministrare il nostro territorio, degli altri se ne occupino i rispettivi residenti. Non è questione di campanili (cosa di cui peraltro non ci sarebbe niente di male, dato che la storia d’Italia è fatta di campanili), ma di organizzazione.
    Se vogliamo aggregare la Confindustria di Monza, le uniche referenti possono essere soltanto quelle delle province limitrofe, con le quali si parlerebbe, per l’appunto, di AGGREGAZIONE, non di INCORPORAZIONE, come avverrebbe invece fondendosi con Milano. A meno che Assolombarda, come dice il nome, non vada in tempi ragionevoli ad incorporare TUTTE le confindustrie provinciali, nel qual caso allora ci sarebbe par condicio e quindi andrebbe bene.

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