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A Lissone una via intitolata a Lea Garofalo

A Lissone una via intitolata a Lea Garofalo

7 Marzo 2015

La celebrazione della ventesima “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” avrà quest’anno a Lissone un accento particolare, grazie all’intitolazione di una via a Lea Garofalo, uccisa dalla ‘ndrangheta proprio a pochi passi dalla città stessa.

Il nuovo largo sarà inaugurato dal Sindaco Concetta Monguzzi con una celebrazione ufficiale sabato 14 marzo alle 12, a conclusione di una mattinata interamente dedicata alla sensibilizzazione alla lotta contro le mafie, rivolta in particolare agli studenti delle scuole superiori del territorio.

Un gesto di alto significato simbolico e morale, che l’Amministrazione comunale ha fortemente voluto per ricordare il proprio impegno e quello della città in favore della legalità e contro ogni forma di poteri paralleli, tanto più oggi che si fanno più preoccupanti gli allarmi sulle infiltrazioni delle mafie anche nel territorio brianzolo.

Per “Largo Lea Garofalo” è stata scelta una piazzetta centrale e appena riqualificata in via Don Minzoni (accostamento significativo con una vittima innocente della violenza fascista), presso due importanti edifici pubblici come la prossima sede Asl – in corso di ultimazione – e il plesso scolastico Croce-Dante.

La manifestazione prevede alle 10, in Palazzo Terragni, gli interventi di Ombretta Ingrascì, scrittrice ed esperta del fenomeno mafioso, e della senatrice Lucrezia Ricchiuti, membro della Commissione Nazionale Antimafia, seguiti dalle domande dagli studenti; quindi i ragazzi si trasferiranno presso Largo Lea Garofalo per assiste all’intitolazione ufficiale. E’ stata invitata a presenziare anche la giovane figlia di Lea Garofalo, che è tuttora sottoposta al programma di protezione a cura delle forze dell’ordine in quanto oggetto di minacce mafiose.

Lea Garofalo, moglie di un boss dell’ ‘ndrangheta, è stata rapita e uccisa nel novembre 2009 a Monza dopo aver pronunciato il suo personale “no” alla sottomissione e al silenzio tipico delle mafie ed essere diventata testimone di giustizia, contrastando in nome della legalità anche gli affetti familiari e mettendo a repentaglio la propria vita, nel desiderio di sottrarre la propria figlia ai legami dell’omertà e della violenza.

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