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Ceriano Laghetto, «Piazzale Martiri di Odessa c’è» (Il prefetto aveva detto no) #Video #Fotogallery

Il freddo di ieri non ha fermato Ceriano Laghetto: nonostante il parere negativo del prefetto è stata intitolata la piazza delle poste ai Martiri di Odessa.

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Nonostante anche il prefetto avesse espresso un parere negativo (la normativa vigente vuole che si facciano passare almeno dieci anni prima che la storia contemporanea entri nella toponomastica), l’inaugurazione è avvenuta ugualmente. «Non ci faremo mettere i piedi in testa da nessuno»: è una promessa quella del sindaco di Ceriano Laghetto Dante Cattaneo. Insieme a lui, altri due importanti personaggi della Lega Nord: l’onorevole Paolo Grimoldi e l’assessore provinciale Andrea Monti.

«Non mi interessano le schermaglie politiche – aveva chiarito prima della cerimonia il sindaco Cattaneo, anticipando le domande sulle polemiche legate al “Piazzale Martiri di Odessa”, un nome che ricorda lo sterminio di 100mila ebrei nel 1941, ma anche una pagina recente dell’oscuro conflitto russo-ucraino -. Siamo qui per celebrare la giornata della memoria e quella del ricordo». In realtà nel pomeriggio di sabato 14 febbraio è stato ricordata soprattutto la strage di Odessa dello scorso maggio, quando, a seguito di scontri fra autonomisti e sostenitori del governo di Kiev, 38 manifestanti filorussi, rifugiatisi nel Palazzo del Sindacato ad Odessa, sono morti nell’incendio appiccato da una folla di estremisti di destra anti-secessionisti. Tra i presenti, poco più di una trentina, i toni restano comunque moderati, anche se spesso la commozione è evidente: «Il riferimento all’attualità non deve passare sotto silenzio – esclamano due ragazze ucraine -. Si dice che gli ucraini combattano i soldati russi ma non è vero. Abbiamo amici e parenti lì, noi vogliamo solo difenderci».

«Questa piazza ci sarà sempre, a costo di fare una delibera al giorno finché non sarà trovata la formula che piace a qualcuno per avere l’autorizzazione – ha dichiarato il primo cittadino di Ceriano Laghetto, rivolgendosi, almeno idealmente, all’ambasciatore ucraino e al prefetto Giovanna Vilasi -. Migliaia di persone ci hanno fatto sentire la loro vicinanza da tutto il mondo, persino da Sidney. Non abbiamo paura di nessuno».

«Dobbiamo stare con chi rivendica il diritto di vivere e il diritto alla propria libertà – ha commentato l’assessore provinciale Andrea Monti -. Stiamo con gli amici di Odessa, così come stiamo con gli amici catalani, i baschi, gli scozzesi… e stiamo anche con noi – conclude, accomunando i lombardi ai popoli che combattono per la libertà -: È un messaggio così forte che ha dato fastidio a molti: magari qualcuno dopo di me giudicherà il comportamento dello Stato italiano, con il prefetto che si è piegato ai voleri di uno Stato estero».

«A ottobre il nostro Paese ha deciso di fornire 90 mezzi militari a una delle due parti – ha ricordato l’onorevole Paolo Grimoldi -. Io non entro nel merito, ma quello di cui c’è bisogno è il dialogo: invece che dare le armi bisognava cercare di fare tutti gli sforzi possibili per trovare le soluzioni».

«È un passo importante da parte di un piccolo comune lombardo – ha concludo Nicolai Lilin, scrittore russo naturalizzato italiano (Educazione siberiana), presente all’omaggio di sabato insieme a Gianmatteo Ferrari, presidente dell’associazione Lombardia-Russia -. Quelle persone sono morte perché appartenevano a una particolare etnia, perché volevano esprimere la propria opinione e perché credevano nella libertà. La politica internazionale deve cambiare, e il cambiamento parte da qui: siamo ancora pochi, ma un giorno saremo orgogliosi di essere stati presenti».

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