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Pedemontana, Legambiente ricorre ai magistrati per la B1

Pedemontana, Legambiente ricorre ai magistrati per la B1

12 Gennaio 2015

La tratta B1 della Pedemontana (da Lomazzo a Lentate sul Seveso) è «un ecomostro che ha già divorato centinaia di ettari di foreste e aree agricole della pianura comasca». A dirlo è Legambiente Lombardia in un comunicato stampa diffuso sul sito internet dell’associazione a partire da giovedì 8 gennaio.  La tratta in questione, lunga 7,5 km di doppia carreggiata quasi tutta “in trincea”, dovrebbe poi incanalare il traffico sull’attuale e già congestionata superstrada Milano-Meda. Non solo, ma, secondo Legambiente, metterebbe a rischio anche la sicurezza idrogeologica: la trincea stradale, infatti, interferisce sul deflusso delle acque, che vengono deviate nel torrente Lura. 

«Dopo aver chiesto, per mesi, di aver accesso al progetto della grande opera pubblica e ricevendo solo dinieghi, neanche troppo garbati, da Cal (la Concessionaria Autostradale Lombarda, una spa interamente pubblica controllata da Regione Lombardia e Anas), Legambiente ha preso carta e penna per esporre i fatti alla Pretura di Como, chiedendo all’autorità giudiziaria di svolgere accertamenti – spiega l’associazione nel comunicato stampa. E precisa -: Legambiente ha segnalato il caso alla magistratura dopo essere riuscita ad intercettare, dalla direzione Valutazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente, una corposa comunicazione ufficiale indirizzata a Cal in cui, nel mese di settembre 2014, quindi molti mesi dopo l’apertura dei cantieri tra Lomazzo e Lentate, gli uffici ministeriali intimavano di provvedere all’adempimento delle prescrizioni Cipe e a fornirne documentazione prima dell’inizio dei lavori della tratta B1».  Ma come potevano i cantieri essere già attivi a marzo, si chiede Legambiente, se il Ministero vigilante stava verificando le prescrizioni disposte dal Cipe ancora a settembre? Forse con la motivazione che Pedemontana sarebbe un’opera indispensabile per Expo? 

«Non ci stupiamo se le classifiche internazionali collocano l’Italia in coda quanto a livello di trasparenza delle istituzioni pubbliche: Pedemontana è un caso da manuale di opacità amministrativa – commenta Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia -. Eppure è un’opera che, ormai è chiaro, potrà procedere solo con pesanti iniezioni di denaro pubblico e con smisurati benefici fiscali. Cosa vuole nascondere la concessionaria che opera a nome di Regione Lombardia, impedendo di conoscere i progetti di opere pubbliche? Forse il più grande abuso edilizio mai realizzato? Ci auguriamo che la magistratura effettui i necessari accertamenti verificando la correttezza delle procedure che hanno consentito di radere al suolo centinaia di ettari di foreste in assenza di fondamentali atti autorizzativi e che, se riscontrasse abusi, intervenga in modo deciso».

In apertura: cantiere a Lentate sul Seveso

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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