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Giovani e territorio: Silvia Morelato si laurea con l'app “Sport nel Parco”

Giovani e territorio: Silvia Morelato si laurea con l’app “Sport nel Parco”

21 Luglio 2014

Un’app per fare sport al Parco di Monza: è l’idea di Silvia Morelato, 26enne di Villasanta. «Quando è arrivato il momento di scegliere l’argomento della tesi non sapevo da dove cominciare – racconta Silvia, che con questo progetto si è laureata da poco al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione -. Così ho deciso di lavorare su qualcosa che mi piaceva e che in qualche modo faceva parte della mia vita: il Parco di Monza è a due passi da casa mia e lo frequento da sempre, come tutti gli abitanti della zona. Mi sono accorta, però, che non è sfruttato appieno per le sue possibilità e che pochi ne conoscono la storia: da qui la voglia di fare qualcosa in proposito. E dato che dalle ricerche è emerso che uno dei suoi tratti distintivi è proprio lo sport, ho pensato di dare agli sportivi uno strumento per sfruttarlo appieno e spingerli verso nuove attività».

L'app: home

L’app: home

In cosa consiste il tuo progetto? «Si tratta di un prodotto multi e transmediale, volto a creare una maggiore consapevolezza negli utenti, rendendo il Parco di Monza un luogo di aggregazione e condivisione. Il Consorzio della Valle del Lambro , in collaborazione con alcune società sportive dei dintorni, ha ideato “Sport nel Parco”, che offre agli utenti del Parco di Monza la possibilità di seguire lezioni di diversi sport, gratuitamente e all’interno del territorio del Parco». «È un’iniziativa ormai storica – conferma Lorenzo Lamperti, direttore generale del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza -. La organizziamo da anni insieme al Comune».

Fino a questo momento, però, nessuno aveva ancora pensato a un’app che coordinasse le diverse attività: «Non solo – continua Silvia, che per oltre 14 anni ha praticato ginnastica artistica – questo progetto è poco sponsorizzato, e, di conseguenza, anche poco conosciuto, quando invece lo sport potrebbe diventare un tratto distintivo del Parco, trasformandolo in una palestra gratuita per tutti. Quello che ho proposto nella mia tesi di laurea è l’idea di un’applicazione mobile che supporti la pratica sportiva, sfruttando le risorse già presenti».

L’applicazione è stata immaginata fin nei dettagli: contiene una calendario di eventi e informazioni generali, una cartina geolocalizzata su cui è possibile individuare la propria posizione e quella di siti storici, sportivi e ricreativi, e una serie di video tutorial in cui si mostrano le basi dei diversi sport, e che si possono trovare sul canale YouTube SPORTnelPARCO. «Ogni serie di tutorial è composta da un video di presentazione dello sport, con nozioni utili quali abbigliamento e indicazioni per intraprendere l’attività, e un numero variabile di video in cui si approfondisce tale sport – chiarisce la neolaureata -. Nello specifico ho realizzato la serie di tutorial relativa ai percorsi vita».

Sport nel Parco: il cartaceo

Sport nel Parco: il cartaceo

“Sport nel Parco” è solo un progetto teorico, ma non sono stati trascurati i dettagli tecnici volti ad una eventuale realizzazione pratica: qualora dovesse diventare realtà, “Sport nel Parco” sfrutterebbe in un primo momento le varie società sportive che già collaborano con il Consorzio per la realizzazione dei primi video, mentre la seconda fase del progetto prevede che siano gli utenti stessi a proporre i propri tutorial alla redazione responsabile dell’applicazione. Il sistema vivrebbe così grazie alla condivisione di contenuti da parte degli utenti, con un database video in continua espansione e aggiornamento. L’applicazione, infatti, prevede di appoggiarsi a YouTube per il caricamento dei video, ma anche a Facebook per la condivisione tra utenti di esperienze e opinioni.

Hai dovuto prendere contatti con il Consorzio, o accordarti per ottenere dei permessi particolari? «Il Consorzio sapeva che stavo portando avanti un progetto di tesi sul Parco, anche se non conosceva l’argomento nello specifico – spiega l’ormai ex studentessa -. Per l’utilizzo dei loghi nei casi di progetti universitari, e quindi di proposte puramente teoriche, di norma non si devono richiedere permessi, dato che si tratta solo di esercitazioni».

«L’ostacolo maggiore – continua a raccontare Silvia – è stato decidere il funzionamento, cosa inserire nell’app e cosa no: avevo tante idee e non riuscivo a decidere quali fossero indispensabili e quali potessero essere scartate per non appesantire il risultato finale. È stato difficile anche scrivere la sceneggiatura dei tutorial, per il linguaggio da usare, la terminologia tecnica, il modo in cui mostrare gli esercizi da svolgere… e soprattutto far imparare i testi a memoria a mio fratello! Ha accettato di farmi da attore, e nonostante i suoi impegni universitari si è impegnato per aiutarmi nella realizzazione. La soddisfazione più grande, invece…  il 110! – scherza -. In realtà, la cosa più bella è vedere l’interesse che crea il mio progetto nelle persone con cui ne parlo: molti mi hanno aiutato dandomi consigli per la realizzazione quando ero ancora agli inizi, e questo mi ha fatto sentire che il mio lavoro poteva essere qualcosa di veramente utile e di apprezzabile».

È bello anche vedere che la creatività in Brianza è giovane e attiva, e che trova nuovi modi per legarsi al territorio. Chissà se il direttore Lamperti approverebbe l’idea di un’app per aiutare a fare sport all’interno del “suo” Parco.

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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