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Al Bosco delle Querce tra diossina e Pedemontana, cercando risposte che non arrivano

Al Bosco delle Querce tra diossina e Pedemontana, cercando risposte che non arrivano

11 Luglio 2014

Da una parte, il ricordo di una catastrofe lontana 38 anni, ma non per questo meno dolorosa: il 10 luglio 1976 un incidente causa la fuoriuscita di una nube tossica di Tcdd dall’Icmesa, la fabbrica di Meda del gruppo Givaudan-Roche, legando per sempre il nome di Seveso a quello della diossina e del disastro ambientale. Dall’altra, la minaccia di Pedemontana, l’autostrada che dovrebbe attraversare proprio la ex zona di rispetto, tuttora inquinata, smuovendo la terra contaminata. A rischio la popolazione di Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio, che, secondo uno studio del 2003 coordinato dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente, potrebbe nei casi peggiori assorbire diossina fino al doppio del livello consentito.

Tra il pubblico, sindaci e assessori, ma anche ambientalisti e comuni cittadini

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Se ne è voluto parlare proprio al Bosco delle Querce, nato nel 1983 sopra la zona A, monito a non dimenticare quel “caldo sabato di luglio” dell’incidente: un incontro che è stato una sorta di “aperitivo della memoria“, come lo ha definito Emma Beretta, portavoce di Insieme in rete. «C’è un parallelismo tra il passato e l’oggi – ha ammonito il sindaco di Seveso Paolo Butti -. Negli archivi ci sono le tracce delle denunce fatte negli anni 1946 e 1953, alle quali erano sempre seguite generiche e banali rassicurazioni da pare dell’Icmesa. Proprio come oggi ci sono le denunce dei Comuni sulla pericolosità di Pedemontana: e anche queste non ricevono mai risposte chiare». Come se le istituzioni avessero la tendenza a passare sopra al territorio, senza coinvolgerlo nelle scelte e nelle riflessioni necessarie. «Una comunità non cresce se non fa i conti con il proprio passato – afferma Massimiliano Fratter, direttore del Bosco delle Querce, ricordando il valore simbolico del 10 luglio per i sevesini -. La storia è un dialogo senza fine tra passato e presente: e nell’affrontare un problema, nell’intervenire su un territorio, la storia non può essere ignorata – continua -. Pedemontana invece non ci ha mai ascoltato, nemmeno all’inizio del progetto, quando dicevano “noi ci occupiamo di calcestruzzo”. Ma anche “occuparsi di calcestruzzo” può essere fatto al meglio solo conoscendo le situazioni». E l’assenza di risposte si è sommata al silenzio: «38 anni fa ci volle una settimana perché si parlasse dell’incidente – ricorda amaramente Alberto Colombo, di Insieme in rete -, oggi il periodo è ben più lungo. Tutti aspettiamo delle risposte che non arrivano».

«In merito a Pedemontana, il territorio e la Provincia hanno mantenuto una posizione coesa – sostiene il primo cittadino di Seveso -. Nonostante le diverse sfaccettature, tutti concordano sulla non realizzazione». Intanto, però, la Pedemontana avanza: «Come sindaco mi trovo a vivere un momento schizofrenico – ribatte Rosella Rivolta, sindaco di Lentate sul Seveso (in piedi nella foto di apertura, ndr) -. Tutti diciamo le stesse cose, esponiamo dubbi e perplessità, ma intanto la Pedemontana avanza: hanno aperto un campo base vicino a Lentate, senza che nemmeno l’amministrazione ne sapesse nulla. Un consulto legale è necessario». Una diffida, firmata il 13 gennaio 2014 dai sindaci e da Insieme in rete, in realtà, c’era già stata. Ma apparentemente non è servita a nulla: «Ad agosto cominceranno i primi lavori sulla superstrada, all’uscita di Meda – avvisa Gianni Del Pero di Insieme in rete -, ma nessuno lo dice e, di conseguenza, nessuno lo sa».

L’unico rappresentante regionale (M5S) presente, Gianmarco Corbetta, si mostra ottimista: «La Pedemontana qui non arriverà mai, economicamente è un progetto disastrato: lo sanno tutti, anche Maroni, ma non lo vuole ammettere. Anzi, insiste con la defiscalizzazione dell’opera: nel togliere, cioè, le tasse ai costruttori, cosa che a me non sembra né giusta né giustificabile -. E pronostica -: Si rimanderà fino a quando non si costruirà una striscia di collegamento alla Milano-Meda». Conclusione per niente rassicurante: «Certo, ci fa piacere perché evitiamo il problema diossina – esordisce ironico Butti -, un po’ meno per tutta la cascata di problemi conseguenti. La Regione non dirà mai “non si finisce” – dichiara tornando serio -, perché non si prenderanno mai questa responsabilità. La sfida è metterli nelle condizioni di rispondere alle nostre domande sui loro piani».

Amministrazioni, ambientalisti e comuni cittadini chiedono risposte in difesa del loro territorio da quella che potrebbe essere l’ennesima e fatale ferita ambientale. Ma ancora non è chiaro a chi debbano rivolgersi per ottenerle.

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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