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Monza, largo Mazzini, parte la rivoluzione di Primavera

Monza, largo Mazzini, parte la rivoluzione di Primavera

23 Aprile 2014

Rivoluzione viabilistica per largo Mazzini. La giunta municipale ha dato via libera al progetto di risistemazione di uno dei punti più delicati di tutta la viabilità locale. Oramai era da mesi che se ne parlava.

A più riprse l’assessore alla Mobilità, Paolo Confalonieri, ne aveva anticipato alcuni dei passaggi più importanti come la chiusura di via Gramsci, la revisione dei tempi di attesa dei semafori e, soprattutto, la realizzazione di un nuovo sistema di aiuole. L’amministrazione ha approvato il progetto defintivo e i lavori, per i quali è stata prevista una spesa complessiva di oltre 200 mila euro, dovrebbero iniziare la prossima estate.

Inzialmente, l’assessore aveva ipotizzato di suddivvedere il progetto in due fasi: prima la sistemazione dei semafori, poi le opere murarie. A conti fatti, invece, per evitare di creare eccessivi disagi alla viabilità, è stato progettato un unico intervento.

Le fasi principali prevedono la chiusura di via Gramsci, attualmente a senso unico in direzione di largo Mazzini, che diverrà a fondo cieco a doppio senso di circolazione per tutta la sua estensione; la conseguente rimozione delle lanterne semaforiche esistenti e l’installazione di un nuovo impianto semaforico con relativa riprogrammazione del ciclo semaforico di largo Mazzini; la riprogrammazione del ciclo semaforico relativo all’intersezione tra corso Milano, via Marsala e via Arosio; la realizzazione di spire per il rilevamento veicolare; la revisione e l’adeguamento della segnaletica orizzontale e verticale; l’istituzione del senso unico su via XX Settembre e tra p.zza Indipendenza e via Marsala verso quest’ultima; l’inversione del senso unico su via Magenta fra via Volturno e via Palestro, realizzando il verso di percorrenza verso via Palestro; la demolizione delle attuali isole di spartitraffico di largo Mazzini con la realizzazione di nuove isole spartitraffico.

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Riccardo Rosa
Monzese di nascita, ma sogno California. Amo le serie tv americane e lo streaming (legale) oltre ad un'insana passione per la cara vecchia Inter. Ho 47 anni, ma nell'animo mi sento un 18enne, sempre alla ricerca di nuove esperienze con la mia nuova bicicletta fiammante. Ah già, dimenticavo: da anni sono un giornalista e con le lettere e il punto e virgola ho un rapporto viscerale. Cosa mi manca? Un biglietto aereo sempre pronto per i mari del Sud.


Commenti

  1. maurizio dice:

    200mila euro dei cittadini buttati nel cesso. Purtroppo questa giunta dimostra di non capire nulla di mobilità rifiutandosi di convertire Monza a città delle biciclette e dei pedoni, così come stanno facendo tuttenle più importanti città europee. Che tristezza!

  2. Visto il disegno, in realtà non cambia niente. Soltanto che chi va a prendere qualcuno alla stazione, poi deve svoltare per forza verso il Binario 7. Che bella roba inutile.

  3. Aurelio dice:

    Non si capisce cosa risolveranno con la chiusura di via Gramsci. Chi la percorre lo fa per andare in via Azzone Visconti e in via Mentana, dopo che giro faranno? Allungheranno la strada verso la stazione per poi girare in via A. Visconti e via Mentana? Che beneficio si potrà avere da questa “rivoluzione” di largo Mazzini?
    Per i ciclisti che beneficio ci sarà? Qui non se ne parla.

  4. Ecco un’altra serie di commenti fatti da MEGA ESPERTI di Mobilità urbana e flussi di traffico!!!

    Per chi non lo sapesse, nella precedente Giunta Mariani è stato fatto uno studio sui flussi di traffico lungo queste direttrici. Oltre agli studi teorici e “su carta”, sono stati per mesi contati i passaggi veicolari, suddivisi per tipologia.
    Questo studio portò a formulare alcune soluzioni per Largo Mazzini, dalla più complessa (ma forse più efficace) che prevedeva anche l’allargamento del ponte sulla ferrovia, alla “media” (doppia rotonda), a quella più semplice, ovvero l’attuale. Non sta a me scegliere quale sia la migliore (anche se penso che la soluzione con rotonda fosse migliore, seppur più costosa), sta di fatto che piuttosto che lasciare le cose come stanno, ben venga anche la versione “light”.
    L’unico modo per ridurre i tempi semaforici era chiudere uno o più ingressi a largo Mazzini, non ci vuole un genio per capirlo. Via Gramsci rappresenta la scelta più logica (non l’ottimo assoluto, ma l’ottimo relativo rispetto alla chiusura di altri accessi). Se vi ricordate, una quindicina di anni fa (prima Giunta Mariani se non ricordo male) è stato chiuso l’ingresso da Via Manzoni (salvo mezzi pubblici).
    Consideriamo anche che lo studio dei flussi non è una scienza esatta, per tanto meglio sperimentare la soluzione soft e poi, eventualmente, intervenire con alcuni correttivi a istanza di qualche mese.
    Per la cronaca, mi rendo conto che 200.000 euro suonino come tanti soldi. E lo certamente per una singola persona, ma nella spesa pubblica sono veramente poca roba (in proporzione al bilancio complessivo di una città come Monza, si intende), quindi cercare di migliorare uno dei principali nodi viabilistici della città con una cifra del genere non sembra affatto una spesa eccessiva.
    Sono notoriamente leghista, non appoggio questa amministrazione, ma ritengo giusto appoggiare scelte corrette per la nostra città, indipendentemente dal colore politico. Se poi la soluzione non sarà l’ottimale, cercheremo tutti (con “raziocinio”) di migliorare la cosa, magari prendendo in considerazione le altre soluzioni dello studio fatto dalla Giunta Precedente.
    Riguardo le bici, parlando da ciclista: per prima cosa in molte vie NON c’è lo spazio materiale per fare una ciclabile, quindi basta rompere le scatole con questa storia. Pedaliamo bene sulla destra, luce accesa e non ci succederà nulla. Inoltre in zona, dove c’è lo spazio, esistono già strutture adatte: la ciclabile di via Visconti, il tratto sul ponte, il tratto sino alla stazione.
    Per la cronaca: la maggior parte del traffico che passa da largo Mazzini è il cosiddetto “traffico di transito”, ovvero di NON residenti, che quindi non potrebbero certo andare a piedi o in bicicletta. Giusto rendere le città a misura di pedone e bici (in centro) ma pensare di eliminare le macchine, citando un noto “filosofo” dei nostri tempi, è una cagata pazzesca!

  5. MassimoC dice:

    Non cambierà niente, la coperta è corta: chiudi una via, intasi quell’altra, non c’è soluzione.
    L’unica via percorribile è inculcare a questo popolo barbaro che sono gli itagliani ad usare la bici e i mezzi pubblici, il che può avvenire (ad esempio) sia con l’insegnamento alle nuove generazioni fin dall’asilo, sia facendo mobbing sull’uso dell’auto: tasse, tasse e ancora tasse, fino a far venire la nausea all’itagliano di comprarsi una macchina di colore diverso per ogni giorno della settimana. Perchè tale è ormai diventata l’auto: un bene di consumo. Che però ha effetti disastrosi sull’ambiente e sulla salute dell’uomo: quindi deve essere considerata un lusso, e come lusso va trattata.

    • maurizio dice:

      Massimo, condivido in pieno il tuo commento, anche in risposta al “mega esperto” Luca, al quale vorrei dire che gli studi statistici sul passaggio delle auto non servono a nulla, perché sono le scelte a monte che determinano le possibili soluzioni. Se per esempio si dovesse seguire la proposta di Massimo, mi sai dire che cosa ne faremmo dei mega studi dei tuoi esperti?

  6. Sono in pieno disaccordo con i commenti di Massimo e Maurizio.
    Comunque grazie per il “Mega Esperto”; in effetti, per quanto riguarda il “funzionamento” della pubblica amministrazione, lo sono.
    Con una lettura più attenta del mio commento, si può notare che classifico il traffico per largo mazzini come “di transito” e non cittadino. Come per altro una gran parte del traffico delle principali direttrici cittadine, quali ad esempio Viale Libertà. Chi usa la macchina per lavoro, si sposta 3,4, 5, 6 volte al giorno, magari fa il rappresentante e si porta dietro il campionario o magari abita in luoghi non serviti da mezzi pubblici, di certo non può usare la bicicletta.
    “Contare” e “classificare” i veicoli, e la loro frequenza, è indispensabile proprio per prendere le decisioni. Ad esempio, un alto numero di furgoni è indice di traffico di transito. Per altro i “conteggi / classificazioni” a monte si effettuano anche in molti altri ambiti, informatevi.
    Comunque lo studio sul traffico è in Comune, a disposizione di chi ne faccia richiesta. Basta leggerlo e si capiranno molte cose, oltre a comprenderne la metodologia. Approccio scientifico Vs. critica a tutti i costi. Io preferisco il primo.
    Si può pensare di ridurre il traffico, ma non di classificare l’auto come l’origine di tutti i mali. Moltissimi lavoratori non hanno scelta, devono spostarsi in macchina. E “tassare sino alla nausea”, come dice Massimo, un povero cristiano che per guadagnare due lire è COSTRETTO a prendere l’auto non mi sembra l’approccio migliore!
    Ultima osservazione: gli studi sui flussi del traffico e le relative migliorie stradali possono avere effetti notevoli. Pensate solo al Rondò dei Pini. Vi ricordate la coda quando c’erano i semafori? E le due rotonde di viale libertà, prima della ferrovia?
    Per chi non lo sapesse, Largo Mazzini, qualche annetto fa, è GIA’ stato oggetto di un intervento di miglioria viabilistica. I tempi di attesa sono circa la metà rispetto a quelli di una ventina di anni fa.

  7. Le visioni di alcuni fanno rabbrividire. Le auto si tolgono dalla strada offrendo servizi non tassando (come uccidere un settore). Non si deve scoraggiare il possesso dell’auto, ma l’utilizzo nei trasferimenti brevi…queso lo si ottiene con mezzi pubblici efficaci ed efficienti. È vero che l’incrocio e complesso, ma basterebbe imporre che via Manzoni sia raggiungibile solo da Azzone Visconti e che via caduti del lavoro si possa prendere a senso unico solo da corso Milano- via arosio (come in tutte le grandi stazioni la via che vi passa e a senso unico). Chi arriva da corso Milano può andare solo in turati o Gramsci/pavoni. Ognuna di queste arterie (perdendo opzioni di svolta) perderebbe carico di veicoli e avrebbe necessità semaforiche ridotte. Chi deve prendere le direzioni non più permesse dirotterà su altri tragitti separando così i flussi.

    • MassimoC dice:

      – Le auto si tolgono dalla strada offrendo servizi non tassando (come uccidere un settore) –
      Anche le sigarette sono un settore.
      Questo non vuol dire che bisogni tutelare a tutti i costi un settore che manda nella tomba milioni di persone.
      Anche le macchine uccidono, solo in modo più subdolo. E’ giusto tassare ciò che causa danno alla collettività. Col ricavato costruire trasporti su ferro o mezzi di trasporto pubblici.
      Il “poveraccio” che usa la macchina per lavoro? Se parli di rappresentanti ecc. hanno già i costi detraibili, quindi è un falso problema. Chi invece la usa per andare al lavoro… su dài, siamo in Lombardia, mica in Basilicata.

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