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Omicidio Vivacqua, tra soldi, sesso e sangue come nemmeno in un film

Omicidio Vivacqua, tra soldi, sesso e sangue come nemmeno in un film

29 Marzo 2014

Lui, illecitamente straricco. Lei, soppiantata da una donna rumena, atterrita dall’idea di perdere quel “patrimonio” e vendicativa. L’altro, pronto ad approfittarne. E molto altro ancora: soldi, a fiumi. Sesso, intrecciato. E sangue, quello di Paolo Vivacqua. Ma anche quello di Franca Lo Jacono. C’è davvero tanto da poterne scrivere un libro o una sceneggiatura, dietro l’omicidio del fu rotamatt siciliano, freddato il 14 novembre 2011 nel suo mini ufficio di via Bramante da Urbino a Desio, con 7 colpi di pistola.

C’è tutto quello che i carabinieri di Monza e della compagnia di Desio, magistralmente comandati dal capitano Cataldo Pantaleo, hanno scoperto in due anni e mezzo di indagini. Che hanno portato all’arresto di cinque persone. I due mandanti: Germania Biondo, 48 anni, la ex moglie del Paperone di Ravanusa, e il suo nuovo compagno Diego Barba, 46, investigatore privato. Poi due esecutori: Antonino Giarrana, 31 anni, e Antonino Radaelli, 53, entrambi già in carcere per l’omicidio della consuocera di Vivacqua, Franca Lo Jacono, avvenuto nel giugno 2012, a coltellate, nel garage. Infine, l’intermediario, che aveva assoldato, con la promessa di 60mila euro, i due balordi: Salvino La Rocca, 46 anni, ex esponente della Stidda sicialiana. Adesso sono tutti dietro le sbarre, grazie all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Monza Alfredo De Lillo su richiesta del pm Donata Costa. Su di loro pende l’accusa di omicidio pluriaggravato.

Quel giorno, i due Antonino, dopo sei mesi di pedinamenti, decidono di passare alle vie di fatto. Seguono Vivacqua in moto, mentre si sta recando in ufficio. Appena è dentro, Radaelli scende, entra e spara da pochi metri, uccidendolo. Poi fugge, con il complice. I carabinieri arrivano e trovano il cadavere, con ancora mille euro in contanti e le chiavi della Bmw. Avviano le indagini a 360 gradi. La figura di Vivacqua è nota per essere immischiata in numerosi, contorti e danarosi, traffici. Ha un mare di società più o meno fittizie, prestanome, sedi e case in Svizzera. Si occupa di rifiuti, di compravendite immobiliari. Ha ville, auto di lusso, un elicottero. Preleva anche due volte a settimane, 300 mila euro a volta, dalla posta. La prima pista battuta è quella della malavita organizzata. L’ex imprenditore aveva infatti diversi contatti con mafiosi e ndranghetisti della zona, ad alcuni aveva anche prestato delle somme. Ma la strada diventa un vicolo cieco e si apre quella famigliare, sentimentale: a destare sospetti la sua situazione, con la separazione dalla moglie (da cui aveva avuto 3 figli) e la nuova compagna rumena, che gli dà il quarto. Tramite intercettazioni e altre indagini, si scopre che la Biondo teme di rimanere tagliata fuori dal tesoro dell’ex marito. Prima offre una somma al socio del nuovo compagno, entrambi investigatori privati, per scoprire dove Vivacqua tiene il suo “scrigno”. Poi – dopo che Vivacqua e due figli aggrediscono Barba in Sicilia – insieme i due amanti diabolici meditano la vendetta. Quindi, chiedono a La Rocca, che si affida ai due Antonino. Il resto è storia nota, ma che lascia ancora interrogativi aperti: dove sono finiti i 6 milioni di euro dell’operazione Bricoman di Carate che erano sui conti del rotamatt di Ravanusa, sono stati prelevati, ma non risultano da nessuna parte?

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Mirko Dado


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