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Monza, per Roche e Novartis disastro doloso. Ipotesi “cartello” oftalmico

Monza, per Roche e Novartis disastro doloso. Ipotesi “cartello” oftalmico

11 Marzo 2014

Si parla di disastro doloso e associazione a delinquere. Queste le ipotesi di reato abbozzate dalla Procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta che ruota attorno al medicinale Avastin e che riguarda i due colossi farmaceutici Roche e Novartis, la prima con sede legale a Monza, dopo la multa da 180 milioni di euro inflitta dall’Antitrust. Dito puntato contro due farmaci: Lucentis e Avastin. Il primo, prodotto dalla Novartis, combatte la maculopatia (difetto della vista) e il prezzo della cura in Italia oggi è di 700 euro. Il farmaco Avastin, realizzato dalla ditta Roche, è considerato da studi internazionali equivalente ma su questo farmaco meno costoso è stato gettato un allarme e gli oculisti non possono utilizzarlo perché l’Aifa non ha dato il permesso. L’Avastin costa 10 euro.

Il “cartello” anti-concorrenza secondo l’accusa stipulato dai due giganti farmaceutici ha avuto quale possibile conseguenza una maggior difficoltà nelle possibilità di cura e un aumento della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale stimata in 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri, fino a oltre 600 milioni di euro l’anno.

Roche, attraverso una nuova nota stampa, si difende: «Nel ripetere che ricorrerà al TAR del Lazio nei confronti del provvedimento dell’AGCM, a tutela della propria immagine e dei propri diritti, Roche ribadisce che Avastin (bevacizumab) e Lucentis (ranibizumab) sono farmaci diversi – per composizione, struttura e modalità di somministrazione – studiati e sviluppati per scopi terapeutici differenti: Avastin (bevacizumab) è un farmaco oncologico, mentre Lucentis (ranibizumab) è un farmaco ad uso oftalmico. A questo proposito, Roche sottolinea che l’utilizzo oftalmico di Avastin (bevacizumab) non è mai stato autorizzato da alcuna agenzia regolatoria, e pertanto non esiste alcun rapporto concorrenziale tra Avastin (bevacizumab) e Lucentis (ranibizumab), e neppure tra Roche e Novartis in ambito oftalmico. Roche rifiuta pertanto ogni addebito e precisa che i contatti con Novartis menzionati dall’Antitrust non avevano alcuna natura anti competitiva ma esprimevano la preoccupazione nel constatare che un farmaco studiato, sviluppato, registrato e utilizzato in tutto il mondo per le sue indicazioni in oncologia, potesse venire manipolato, potenzialmente contaminato e comunque impropriamente utilizzato in indicazioni prive di qualsiasi approvazione da parte delle Autorità sanitarie mondiali, con rischio per la sicurezza e la salute stessa dei pazienti».

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Andrea Meregalli
Ho sempre sognato di scrivere una biografia in terza persona singolare, ma ora mi vergogno. E allora Andrea Meregalli, classe 1984, vivo con Isabella e Arturo Bandini, giornalista pubblicista e lettore professionista con una passionaccia [cit.] per la letteratura latinoamericana del novecento, faccio alcune cose male tra cui giocare a backgammon e suonare l'ukulele, mi piacciono il jazz e il calcio, il poker e la mitologia norrena, i whisky e la filosofia greca antica. Soprattutto mi piacciono i libri, cartacei come digitali. Mi trovate su Twitter, su Facebook (poco) e su Finzioni Magazine.


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