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Massimo Ponzoni "aiutato" da un uomo del 'Ndrangheta: parola del boss banchiere

Massimo Ponzoni “aiutato” da un uomo del ‘Ndrangheta: parola del boss banchiere

5 Marzo 2014

C’è il nome di Massimo Ponzoni nelle intercettazioni tra il boss banchiere della Ndrangheta della locale di Desio Giuseppe Pensabene e un suo sottoposto. A pagina 112 dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Milano il 4 marzo scorso nei confronti degli ultimi 33 esponenti della Locale di Desio rimasti fuori dalla maxi inchiesta Infinito, Pensabene nel 2010 alla vigilia delle operazioni Crimine e Infinito parla in auto con l’amico. L’argomento è Tino Zema, arrestato nel 2000 dai Ros di Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta sulla cosca di Melito Porto Salvo degli Iamonte. Zema ai tempi era stato assessore all’Urbanistica di Cesano Maderno. Poi aveva lasciato la politica per darsi alle costruzioni edili ma ultimamente, dopo il carcere, aveva iniziato ad avere un declino politico e finanziario. Pensabene spiega così la vicenda. Scardino chiede: «Ma è in difficoltà Tino Zema?» Pensabene risponde: «Ti racconto brevemente la vita di Zema. Lui era una persona importante in zona, ma l’hanno bruciato, la magistratura siccome i parenti, quello là, il suocero era il capo qui di Desio…». «A livello di costruzioni?» «No, a livello di tutto, i fratelli sono i Moscato, parenti degli Iamonte. Insomma l’hanno arrestato e l’hanno bruciato. eppure lui ha portato una persona al vertice, uno che è oggi al vertice qua e si chiama…questo qua è il braccio destro di Formigoni…aspetta Ponzoni Ponzoni si chiama Massimo Ponzoni…lo ha appoggiato forte Zema, tutte le amicizie sue, i voti suoi, glieli ha dati tutti a questo Ponzoni, poi hanno litigato e…». Una circostanza che nella prima indagine Infinito era stata richiamata in altre intercettazioni che, tuttavia, a livello processuale non hanno avuto seguito. Nel resto dell’ordinanza, comunque, si comprende bene come i “sopravvissuti” ad Infinito nella zona di Desio, Pensabene in testa, abbiano continuato ad operare in traffici meno vicini alla politica, e più sofisticati. Primo tra tutti il prestito del denaro ad usura agli imprenditori in difficoltà con la ormai famosa “banca” del nero organizzata a Seveso e di cui Pensabene era il “presidente”.

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Laura Marinaro
Giornalista dalla punta dei capelli a quella dei piedi. Nella vita di cronista e di comunicatore a 360 gradi ho fatto di tutto. Gli inizi a La Notte, ultimo quotidiano del pomeriggio, e poi i viaggi per il mondo. Il ritorno alla cronaca è stato a Monza dove attualmente faccio base ma per espandermi nel milanese e in Lombardia. Amo indagare soprattutto sui fenomeni di corruzione. Ho pubblicato due libri, uno sui papà separati e uno sulla Corruzione e ora sono impegnata nel sociale con CosaPubblica. Passioni? Oltre il lavoro la mia splendida Martina;)


Commenti

  1. Massimo Lucchetti dice:

    ma quanta coca si tirava questo mafioso?

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