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Ospedale di Vimercate: la musicoterapia entra in corsia con ottimi risultati

Ospedale di Vimercate: la musicoterapia entra in corsia con ottimi risultati

6 Febbraio 2014

“La musicoterapia è una disciplina paramedica che usa il suono, la musica e il movimento per produrre effetti regressivi e per aprire canali di comunicazione.” È da questo punto di partenza che i volontari di Avolvi e l’associazione Mutar, insieme ai medici del reparto psichiatria dell’ospedale di Vimercate hanno iniziato questo nuovo progetto per aiutare chi si trova in cura.

vimercate-musicoterapia2Partito ai primi di gennaio, l’appuntamento della musicoterapia all’interno del reparto di psichiatria è diventato un momento atteso con entusiasmo dalla maggior parte dei degenti: “Nel nostro padiglione ospitiamo un massimo di diciassette persone, e ogni martedì, quasi una decina di loro vuole partecipare – spiega Franca Zavatto, caposala del reparto –. Grazie ai volontari di Avolvi siamo riusciti ad avere un appuntamento settimanale che andrà avanti fino a maggio”.

Rosario Galbusera, responsabile dei volontari Avolvi che donano il proprio tempo nel reparto spiega come i propri volontari siano stati preparati con corsi di formazione per affrontare situazioni a volte non semplici.

A braccetto con Avolvi opera l’associazione Mutar che si occupa dal 2009 di musicoterapia e di sostegno ai pazienti con problemi psichiatrici: “Suonare aiuta i malati ad esprimere le proprie emozioni e attraverso il confronto con gli altri pazienti riescono ad avere una visione anche “esterna” di se stessi – racconta Cinzia Giannini di Mutar, responsabile e conduttrice del progetto –, nell’ultima seduta un paziente con una patologia molto pesante è riuscito a trovare una calma sia interiore che esteriore quasi sorprendente.

Ivimercate-musicoterapia3l progetto è aperto a tutti i pazienti, ma nessuno è obbligato a partecipare: “Questi incontri non fanno bene solo a loro ma anche a noi medici che riusciamo ad avere un rapporto meno “teso” con loro che spesso ci vedono come chi li obbliga a prendere medicine o fare esami – spiega Franca Zavatto – Insieme a loro suoniamo e li aiutiamo ad esprimersi al meglio.”

Gli strumenti presenti vanno dalle classiche percussioni, Arpa celtica e triangolo a strumenti più complessi e con suoni affascinanti come il Metallofono, lo Steel Drum o l’Ocean Drum. Lo stesso cantare è parte della terapia, ugualmente utile ai pazienti per accrescere la propria autostima e grande aiuto per riallacciare rapporti sociali.

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Lorenzo Giglio
Classe 1981, giornalista pubblicista, ho sempre cercato la verità bella o brutta che sia in tutto ciò che mi circonda. Amante dell'arte, della fotografia e soprattutto del rock, non mi tiro mai indietro se devo guardare una bella partita di calcio. Non mi piacciono gli schemi prestabiliti e trovo troppo strette le appartenenze di partito, anche perchè come dicevano i Queen: "Anyway the wind blows doesn't really matter to me".


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