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Monza, viaggio nelle scuole "2.0". Lo "Zucchi", liceo classico e musicale

Monza, viaggio nelle scuole “2.0”. Lo “Zucchi”, liceo classico e musicale

5 Febbraio 2014

Vincenzo Di Rienzo, dirigente dello storico liceo classico monzese “Bartolomeo Zucchi” dal 2003, lo chiarisce fin da subito: «Può trovare tutte le informazioni di cui ha bisogno qui, sul sito internet della scuola: è  aggiornato quotidianamente. Grazie a questo sistema abbiamo praticamente azzerato le telefonate che provengono dall’esterno: tutte le informazioni necessarie possono essere agevolmente individuate. E – prosegue il dottor Di Rienzo – solo stamattina abbiamo registrato 288 accessi al sito: segnale, questo, di un sistema che funziona».

Lo Zucchi è un liceo “2.0”?
La scuola è completamente cablata da otto anni: abbiamo 93 punti rete. Tutto il primo piano è collegato via cavo, mentre il secondo sfrutta il wireless: all’epoca siamo stati dei precursori. Pensi che negli anni 2004 e 2005 la scuola ha partecipato a un progetto sponsorizzato da Microsoft, volto al raggiungimento dell’obiettivo “paperless”, che prevedeva il totale abbattimento del consumo di carta per le comunicazioni interne. Da allora tutti i docenti hanno avuto il proprio account di posta elettronica: le circolari da noi girano così, via e-mail. Allo stesso modo lavoriamo sulle relazioni e sui programmi, anche con gli studenti.

monza-liceo-zucchi-studenti-mbQuali sono le dotazioni presenti nelle classi?
Sono 31 le classi dello Zucchi, e ognuna ha il proprio pc e un videoproiettore. Abbiamo aderito a diversi bandi di Regione Lombardia, grazie ai quali abbiamo ottenuto finanziamenti per implementare le strutture informatiche a nostra disposizione. Grazie all’ultimo finanziamento di circa 8mila euro abbiamo potenziato il wireless e reso i sei access point più potenti.

Le nuove tecnologie stanno indubbiamente cambiando la didattica. Come gestite questo passaggio?
Beh, le nuove tecnologie sono solo dei mezzi, non sostituiscono né il docente, il cui ruolo è centrale, né il rapporto umano che si crea tra alunno e insegnante. I mezzi, di per sé, non sono un male, anzi. Rendono la didattica più fruibile. Ma la differenza la deve fare l’insegnante. Quello che è certo, è che non possiamo fare a meno delle nuove tecnologie. Altrimenti, sarebbe come se, ad esempio, i chirurghi continuassero a operare con metodi e strumenti obsoleti.

Il mondo di internet può nascondere però anche aspetti oscuri e pericolosi…
Certo, è per questo che i ragazzi devono essere educati a un uso consapevole. Nel corso delle ore di lezione è vietato l’accesso a internet con gli smartphone, e sono aumentati gli incontri realizzati con la collaborazione delle forze dell’ordine. I nostri docenti sono aggiornati e pronti a svolgere con passione quello che il loro ruolo richiede: insegnare, diventare un punto di riferimento nelle vite dei loro ragazzi.

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Federica Fenaroli
Cultura, cucina e animali sono il mio pane quotidiano - beh, gli animali solo in senso metaforico, sono vegetariana da una vita. Quando non scrivo leggo tutto quello che mi capita tra le mani, sforno dolci (al cioccolato) o curo le mie rose (rosse). Scrivo per MB News dal 2012.


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