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Lissone, caso Iene. Monguzzi scrive ai cittadini e rivela «reagiremo legalmente»

Lissone, caso Iene. Monguzzi scrive ai cittadini e rivela «reagiremo legalmente»

11 Febbraio 2014

Questa volta il sindaco scrive ai lissonesi. La vicenda “Ienenon si quieta e il primo cittadino Concetta Monguzzi prende carta e penna e comunica per l’ennesima volta la sua verità sul caso Linda Greco, la 33enne lissonese a cui sono stati tolti i figli dagli assistenti sociali e la cui storia è stata oggetto di un servizio mercoledì scorso del noto programma Mediaset, con tanto di incursione nel palazzo comunale. Il leit motiv di Monguzzi è riassumibile con quanto già intercettato a caldo dai nostri microfoni: servizio tagliato e immagine distorta del caso ma c’è una novità: l’amministrazione ha deciso di agire legalmente contro il danno d’immagine derivante dal servizio.

Di seguito gli stralci più importanti della lunga missiva di Monguzzi: «Come immagino sia già noto a molti di voi, lo scorso 5 febbraio la trasmissione di Italia Uno “Le Iene” si è occupata di una triste vicenda che ha coinvolto, e coinvolge ancor oggi, una nostra concittadina e i suoi bambini. In tale occasione sono stata intervistata per chiarire l’operato dei nostri assistenti sociali. Per mezz’ora ho spiegato all’intervistatore che i documenti in suo possesso raccontavano solo una parte della vicenda e che sull’altra avevo doveri di riservatezza assoluta; ma niente di tutto ciò è poi apparso nel prodotto finale. La trasmissione televisiva entrata nelle vostre abitazioni, infatti, ha offerto a tutti voi, ignari spettatori, e a tutta l’Italia un’immagine del tutto distorta, infamante e denigratoria della mia persona, del mio ruolo di donna, di madre e di Sindaco, e degli uomini e delle donne che lavorano al mio fianco, di Lissone stessa».

«Il servizio delle “Iene” ha narrato infatti una verità talmente parziale e manipolata da trasformarsi in una vera menzogna. Da un anno e mezzo seguo il caso descritto, insieme ai Servizi sociali comunali; ho visto i documenti; ho ricevuto e parlato molte volte con i protagonisti della vicenda; dopo la trasmissione tv per scrupolo ho trascorso una giornata intera rivedendo a una a una tutte le carte del dossier (molto voluminoso!) accumulato nei nostri uffici. Ebbene, mi sento di dirvi anzitutto una cosa: sono tranquilla! Sono tranquilla perché abbiamo lavorato bene, abbiamo sempre rispettato le regole e le procedure, facendo ciò che dovevamo con la massima professionalità e imparzialità possibili; i Servizi sociali comunali hanno usato un’estrema delicatezza verso tutte le persone implicate e non hanno mai dimenticato il loro primo dovere: l’interesse supremo dei bambini, loro malgrado coinvolti in questa vicenda. E per fortuna abbiamo anche i documenti per dimostrare tutto ciò, in ogni sede».

«La trasmissione delle “Iene” è stata fuorviante fin dal titolo: “Quando gli assistenti sociali ti tolgono i bambini”. Ebbene, nel caso in questione i Servizi sociali del Comune di Lissone non hanno strappato alcun bambino all’affetto della propria madre, perché non hanno mai agito di loro iniziativa e hanno sempre e solo dato seguito alle puntuali prescrizioni del Tribunale dei Minorenni di Milano, a cui compete ogni decisione in materia. È un giudice di questo Tribunale che ha la competenza e l’autorità per decidere con chi devono stare i bambini della signora che si è rivolta alle “Iene”, solo lui! E’ dal giugno 2012 che i Servizi sociali comunali, in seguito a un provvedimento del Tribunale dei Minorenni che ha disposto riguardo all’affidamento dei minori, seguono il caso in base al mandato ricevuto e si sono attenuti sempre e solo alle disposizioni di quel Tribunale, tra cui l’allontanamento temporaneo dei minori dalla madre e il loro affidamento congiuntamente al Comune di Lissone e a un altro Comune, incaricando i Servizi sociali di Lissone di regolamentare i rapporti con la madre per un determinato tempo e in uno “spazio neutro”: quello che si è visto anche nel filmato. Questo spazio non è un locale comunale e quelle che avete visto alla tv non sono dipendenti del nostro Comune, così come non lo sono le assistenti sociali mostrate mentre si allontanano dalle telecamere. Infatti, sempre per disposizione del Tribunale dei Minori, i Servizi sociali comunali hanno attivato una serie di procedimenti anche con l’intervento di enti specializzati esterni (Sert, Cps, Equipe Territoriale Integrata Minori…) per le valutazioni e gli approfondimenti richiesti. Tutte le azioni svolte sono state comunque documentate dalle relative relazioni scritte, sempre regolarmente trasmesse al Tribunale dei Minori, titolare delle decisioni relative all’affidamento dei bambini coinvolti in questa vicenda. Il procedimento giudiziario a cui continuamente si fa riferimento nel servizio televisivo, però, è relativo a un altro fascicolo, aperto questa volta dalla Procura della Repubblica di Monza (che non è il tribunale incaricato dell’affidamento dei minori). Questa seconda pratica è stata effettivamente archiviata, come documentano le immagini, in quanto non risultava che fossero stati commessi reati; ma tale procedimento non ha nulla a che vedere con il fascicolo aperto presso il Tribunale dei Minori (il quale, ricordo per l’ennesima volta, è l’unico competente a decidere sull’affidamento dei bambini!). Questo è un aspetto un po’ complesso ma fondamentale della vicenda, che non è stato in alcun modo preso in considerazione dalla presentazione giornalistica ed anzi è stato presentato in modo fuorviante: la decisione sulla genitorialità non dipende dalla conclusione della pratica di cui parlano le “Iene”! A questo fatto si collega l’accusa principale ripetuta nel video: i Servizi sociali di Lissone non avrebbero trasmesso il provvedimento di archiviazione della Procura di Monza al Tribunale dei Minori di Milano. Ma ciò è avvenuto proprio perché si tratta di due procedimenti separati, indipendenti l’uno dall’altro, e i Servizi sociali lissonesi non sono stati nemmeno informati della decisione della Procura di Monza, in quanto essa non aveva nulla a che fare con l’affidamento dei bambini. Quando gli uffici ne sono venuti informalmente a conoscenza, hanno provveduto immediatamente alla trasmissione al Tribunale dei Minori (esiste una prova che lo attesta). Capisco che queste sottigliezze sembrino difficili da comprendere a chi non mastica quotidianamente diritto e non frequenta ogni giorno aule di tribunali; però sono fondamentali almeno per intuire quale complessità di procedure ci sia dietro un atto delicatissimo come la decisione – per comprovati motivi – di revocare o sospendere la potestà genitoriale di un padre o di una madre e di affidare dei bambini ad altre persone. Invece di “dimostrare” l’incompetenza e la faciloneria degli uffici pubblici, come appare nel video, questa vicenda – se ben conosciuta – dovrebbe invece rassicurarci sulle garanzie di competenza, imparzialità ed equilibrio che vengono messe in moto dalle istituzioni quando si tratta di scelte che riguardano i bambini. Tuttora il Tribunale dei Minori non ha espresso la sua decisione definitiva, ma ha messo in atto le consultazioni multidisciplinari di esperti, necessarie ad adottarla nel modo migliore. Perché allora nel video il Comune di Lissone e io stessa facciamo – come in molti di voi mi hanno detto – una pessima figura? Anzitutto per quanto sopra vi ho esposto, cioè il travisamento dei fatti, la scelta di raccontare solo una verità molto parziale e la confusione tra due interventi giudiziari che in realtà sono nettamente separati. Sarà l’autorità giudiziaria a valutare l’operato delle “Iene”. Ciò che ho constatato di persona, invece, è che la mia trasparenza e fiducia, la decisione cioè di rispondere a viso aperto alle domande delle “Iene”, sono state completamente tradite per tutte le ragioni sopra esposte, attraverso tagli artificiosi della mia intervista e facendo apparire i nostri uffici incompetenti e indifferenti alla situazione umana di una mamma. Di questi particolari però risponderanno i responsabili, perché ho deciso di proporre alla mia Amministrazione di reagire con i mezzi messi a disposizione dalla legge al danno d’immagine gravissimo che ha colpito l’Ente di cui sono Sindaco, e di riflesso la città stessa, oltre che la mia persona. In questo caso il dovere mi impone piuttosto di difendere la verità negata e calpestata, con la fiducia che – speriamo presto – venga ristabilita per noi tutti e per Lissone».

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Andrea Meregalli
Ho sempre sognato di scrivere una biografia in terza persona singolare, ma ora mi vergogno. E allora Andrea Meregalli, classe 1984, vivo con Isabella e Arturo Bandini, giornalista pubblicista e lettore professionista con una passionaccia [cit.] per la letteratura latinoamericana del novecento, faccio alcune cose male tra cui giocare a backgammon e suonare l'ukulele, mi piacciono il jazz e il calcio, il poker e la mitologia norrena, i whisky e la filosofia greca antica. Soprattutto mi piacciono i libri, cartacei come digitali. Mi trovate su Twitter, su Facebook (poco) e su Finzioni Magazine.


Commenti

  1. il sindaco farebbe cosa più saggia, visto che scrive di essere madre, donna, ecc ecc di risolvere il caso senza far perdere altro tempo E DENARO al ricongiungimento dei bambini alla propria madre. Le carte non risolvono nulla ed in più a spese della comunità. A volte l’amor proprio crea più danni che vantaggi

    • Francesco dice:

      Si fa denuncia per ribadire che il caso è già stato ed è gestito nel modo giusto. Visto tutto il fango che è stato gettato addosso al comune di Lissone, mi sembra il minimo tutelarsi.
      Inoltre la denuncia non rallenta il procedimento in corso per la soluzione del caso. Sono due questioni distinte.
      Ho come la sensazione che qualunque mossa venga fatta dall’amministrazione Monguzzi venga criticata a prescindere.

  2. Massimo Coscelli dice:

    L’interesse dei bambini non coincide sempre con il loro allontanamento dai genitori!!!!!

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