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Giussano, funerali del piccolo Thomas. 1500 persone per l'ultimo saluto

Giussano, funerali del piccolo Thomas. 1500 persone per l’ultimo saluto

17 Febbraio 2014

giussano_funerali_thomas_graziano_4«C’è sempre una via d’uscita». Parole dalla predica di don Norberto Donghi, responsabile della comunità pastorale San Paolo in Giussano, che ha officiato l’ultimo saluto al piccolo Thomas, 2 anni, ucciso dal padre Michele Graziano martedì scorso a Paina. Una via d’uscita che per Thomas e per sua sorella Elena, 8 anni, non è stata trovata. Tanta commozione e tanta, tantissima gente, circa 1500 persone, per dire addio al piccolo Thomas. La bara bianca arriva alle 14.45 presso la chiesa Santa Margherita, la stessa chiesa dove dieci mesi fa Thomas era entrato in braccio ai propri genitori per ricevere il battesimo.

La comunità si è stretta attorno a mamma Valentina, ai nonni materni, ai parenti e agli amici. Domenica sera una fiaccolata silenziosa è partita dall’abitazione di Paina e ha raggiunto la chiesa dove oggi si sono svolti i funerali. A Giussano, come a Seregno e a Cesano Maderno proclamato il lutto cittadino.

giussano_funerali_thomas_graziano«Traballano i valori cardine della Brianza: famiglia e lavoro. – ha detto durante l’omelia don Norberto – Perché Dio non ha fermato la mano che ha ucciso Thomas? Dio ci chiede fiducia. Ma è anche il momento di imparare a guardare più attentamente gli altri, in profondità. I nostri famigliari, gli amici, i vicini di casa, i colleghi. Siamo stufi di sentire dire “era una bravissima persona”. Siamo tutti responsabili nell’individuare i disagi. Prevenire è meglio che reprimere».

Tra lo strazio dei famigliari e dei presenti, all’uscita del feretro, colombe e palloncini bianchi si sono librati in un cielo freddo e cupo, prima di un applauso commosso e del trasporto presso il poco distante cimitero cittadino, dove l’amministrazione ha donato un posto per il piccolo Thomas.

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Andrea Meregalli
Ho sempre sognato di scrivere una biografia in terza persona singolare, ma ora mi vergogno. E allora Andrea Meregalli, classe 1984, vivo con Isabella e Arturo Bandini, giornalista pubblicista e lettore professionista con una passionaccia [cit.] per la letteratura latinoamericana del novecento, faccio alcune cose male tra cui giocare a backgammon e suonare l'ukulele, mi piacciono il jazz e il calcio, il poker e la mitologia norrena, i whisky e la filosofia greca antica. Soprattutto mi piacciono i libri, cartacei come digitali. Mi trovate su Twitter, su Facebook (poco) e su Finzioni Magazine.


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