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"Monza è sempre a rischio di finire sott'acqua". Vi ricordate le alluvioni "storiche"?

“Monza è sempre a rischio di finire sott’acqua”. Vi ricordate le alluvioni “storiche”?

5 Gennaio 2014

“Odi et amo”, questo il legame che unisce il monzese al Lambro. La manutenzione del Cavo Diotti, che si svolgerà nei prossimi 12 mesi, sta tenendo in ansia la stragrande maggioranza dei cittadini, e assieme alle abbondanti precipitazioni degli ultimi giorni la piena  fa rievocare i disastri provocati dal fiume negli ultimi 50 anni. Due su tutti i momenti che tornano alla mente: quello del 1976 e quella del 2002.

La grave alluvione che risale al 1976 ha due apici ad ottobre e poi a novembre. Per due lunghi mesi quasi cento famiglie furono sfollate dalle loro abitazioni e trasferite nelle strutture scolastiche. Tantissime le aziende distrutte, le cantine allagate e le strade impraticabili. In alcuni punti della città il livello dell’acqua superò il metro di altezza. Ma non solo: tre pozzi d’acqua furono chiusi per rischio inquinamento e le linee telefoniche vennero completamente danneggiate.

Durante la seconda esondazione, invece, il Lambro causò non solo ingenti danni alla città, ma tolse la vita a Walter Ros, cittadino monzese travolto dalla sua furia delle acque. A quel tempo però la prevenzione riguardo questo problema era ancora in fase di sviluppo. Basti pensare che non vi erano sufficienti sacchi di sabbia per tutti e che il Lambro riuscì a inondare 200 ettari (su 710 complessivi) del Parco di Monza e che i campi attorno alla “Cascinazza” si accorparono formando un’unica grande distesa d’acqua.

A partire da quest’ultimo episodio la protezione civile ampliò il numero dei suoi volontari e vennero organizzate esercitazioni per evitare che il Lambro causi ulteriori danni alla città di Teodolinda. L’ultima imponente si è svolta durante il week end del 26 e del 27 novembre, proprio in vista dei lavori che verranno fatti al Cavo Diotti. Il timore, esplicitato anche dalle autorità  è che i lunghi periodi di pioggia ininterrotta non ingrossino la portata del corso d’acqua a dismisura e che Monza non debba prepararsi a una nuova emergenza.

E voi avete vissuto in prima persona quegli attimi di paura? Quali ricordi avete? Che cosa avete provato?

Inviateci le vostre foto, i vostri filmati e o anche solo la vostra preziose testimonianze!

Foto gentilmente concesse da Fabrizio Redaelli.

 

 

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Commenti

  1. MassimoC dice:

    Ricordo benissimo sia quella del ’76 che quella del ’02. La prima, secondo me notevolmente superiore a quella più recente, mi colpì molto per la portata d’acqua, peraltro vista dagli occhi di un bambino di 7 anni mi sembrò come vedere un oceano in città. Questo grazie a mio padre che ebbe l’arguzia di portarmi in giro per le zone alluvionate, sempre tenendomi a debita distanza.
    Partendo dal parco, fu spettacolare l’abbattimento del muro di cinta c/o la porticina delle Grazie, stessa sorte per una pozione di muro sul Lambretto, all’altezza di via Villa, che fu sostituito, visibile ancor oggi, da una lamiera di ferro. Poi il centro, dove Lambro e Lambretto riversavano le loro acque; via Mentana, dove il Lambro straripava da una roggia, oggi interrata, che passava dove oggi c’è il bar La Cantina.
    E infine la parte che da lì in poi susciterà in me una gran curiosità, quella che oggi chiamiamo Oasi del wwf, nella zona di piazza Castello. All’epoca infatti la zona era del tutto inaccessibile, e soltanto arrampicandomi sul cancellone in ferro, ancor oggi esistente, potei vedere l’impressionante mole d’acqua che scendeva dalla cascata a gradini, nei periodi normali sempre asciutta. Soltanto vent’anni dopo potei capire il percorso dei 2 rami del fiume, approfittando di una visita guidata nell’oasi.
    Quanto all’alluvione del 2002, in quei giorni lavoravo, e potei vedere lo spettacolo della natura soltanto in serata, quando ormai l’onda di piena stava calando. Per quanto inferiore a quella del 1976, fu molto mediatica, le moderne tecnologie e il meteo molto più preciso consentirono di affrontare l’evento in modo assai più mirato: il sindaco Colombo che s’alzò nel cuore della notte precedente per andare a rompere l’argine nel parco, e la protezione civile che trasformò via Aliprandi in una roggia del fiume. Poi l’argine puntellato in spalto Piodo, e la via Annoni dove i cordoli dei marciapiedi costituivano l’argine del fiume.
    Insomma, spiace sempre per chi subisce danni e ancor più per la vittima, ma vedere la natura che di tanto in tanto s’incazza è uno spettacolo.

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