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Villa Reale, l'albero di Natale ecologico con le balle... di fieno

Villa Reale, l’albero di Natale ecologico con le balle… di fieno

7 Dicembre 2013

Un albero di Natale, ideato dalla società “Equazioni” e approvato dal Consorzio, realizzato con balle di fieno offerte dall’azienda agricola che lavora all’interno del Parco e dipinte da tre writer professionisti monzesi. Staziona da qualche giorno davanti alla Villa Reale e sta facendo discutere, sopratutto sui social network. «Si tratta di un’opera innovativa e simbolica, cento per cento ecologica. – commenta Lorenzo Lamperti, direttore del Consorzio Villa Reale – Una volta terminata la funzione decorativa ogni balla di fieno tornerà a foraggiare il bestiame. Nessun albero è stato reciso e nessun ornamento artificiale è stato utilizzato. Da stasera (venerdì 6 dicembre, ndr) sarà illuminata».

«Credo sia un’opera originale, che rispetta e valorizza il Parco e il contesto della Villa Reale. Un tradizionale albero di Natale, stile Central Park – continua Lamperti – sarebbe costato dai 15 ai 20 mila euro. Francamente non ci sembrava il caso. Con 2 mila euro siamo riusciti ad aprire per la prima volta al pubblico la straordinaria Natività di Buttini e a installare questo Albero di Natale del tutto sostenibile».

L’evento, ricordato da Lamperti, si inserisce nelle iniziative del Consorzio dedicate al Natale, come la prima esposizione al pubblico de “La Natività”, opera di Aldo Buttini (1898-1957), visitabile a ingresso libero fino al 19 gennaio all’interno della Cappella di Corte di Villa Reale.

Lettori di MB News, avete visto l’albero con le balle? Come vi sembra? Vi piace? Apprezzate la realizzazione “green” e il contenimento dei costi? Oppure avreste preferito qualcosa di più tradizionale? Commentate di seguito.

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Andrea Meregalli
Ho sempre sognato di scrivere una biografia in terza persona singolare, ma ora mi vergogno. E allora Andrea Meregalli, classe 1984, vivo con Isabella e Arturo Bandini, giornalista pubblicista e lettore professionista con una passionaccia [cit.] per la letteratura latinoamericana del novecento, faccio alcune cose male tra cui giocare a backgammon e suonare l'ukulele, mi piacciono il jazz e il calcio, il poker e la mitologia norrena, i whisky e la filosofia greca antica. Soprattutto mi piacciono i libri, cartacei come digitali. Mi trovate su Twitter, su Facebook (poco) e su Finzioni Magazine.


Commenti

  1. Guido Della Valle dice:

    A me non piace. In tempo di crisi ci sta anche questo, ma perchè siamo proprio in crisi… di idee e di soldi!

    • Con o senza crisi mi sembra un’ ottima idea, originale, ecologica e innovativa, ora ce ne vorrebbe un’ altra altrettanto innovativa anche in piazza Trento e Trieste. Buon Natale!

  2. Renato Ornaghi dice:

    Piaccia o non piaccia, è un’installazione che non lascia indifferenti. Fa discutere, e già questo è molto positivo. Come il dito medio in piazza affari a milano. Per quanto riguarda l’inopportunità del luogo, ricordo i casini che i parigini fecero per la piramide in vetro davanti al Louvre: andava fatta da un’altra parte, è inappropriata, sfregia un edificio antico con una pacchiana modernità, ecc. ecc. ecc.
    Andate adesso a toglierla quella piramide, e vedrete la reazione. Analogo discorso per la Tour Eiffel, prima odiatissima e ora simbolo di Parigi. Ovviamente sto facendo paragoni estremi: questa dell’albero è un’installazione più semplice, sobria, e mobile per di più. Tra un mese non ci sarà più.
    Per questo mi fa un po’ sorridere la reazione di molti, che di fronte a una novità che spariglia i “luoghi comuni” di un luogo emblematico (“grande monumento neoclassico”, il “simbolo della città”, “una reggia da non sfiorare”, eccetera) per solo pochi giorni, si chiudono a riccio a difendere lo status quo.
    L’ho già detto altrove, questa installazione può piacere o non piacere. Ma ben venga la provocazione intelligente, con dei contenuti dentro e non vacua, che serve soprattutto a far riflettere i monzesi/brianzoli e a renderli consapevoli circa quale dovrà essere il ruolo futuro di questo luogo-edificio emblematico, una volta riportato al primitivo splendore grazie al restauro in corso.
    Perchè, ricordiamocelo, esso una reggia non potrà esserlo mai più, e non basterà certo che, una volta finita Expo, ritorni ad essere solo un ingombrante e costoso soprammobile d’arredo a memoria del “buon tempo che fu”, a due passi dal cuore di Monza.

  3. Cosa ne penso ? Ah, la mia opinione è piuttosto chiara e semplice: FA PENA !!!
    Molto più dignitoso non fare nulla, piuttosto che una cavolata del genere.

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