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Giovani brianzoli all'estero /2. Intervista a Valerio Bassan, giornalista

Giovani brianzoli all’estero /2. Intervista a Valerio Bassan, giornalista

6 Dicembre 2013

Oggi parliamo con Valerio Bassan, 27 anni, nato e cresciuto a Cesano Maderno.

Raccontaci in breve chi sei e cosa fai. «Giornalista professionista, vivo a Berlino, ho fondato e dirigo Il Mitte – Quotidiano di Berlino per italofoni, sono corrispondente dalla Germania per Linkiesta.it e TgCom24. Ho scritto un ebook sul futuro del giornalismo (“Tutta un’altra notizia”) e girato un documentario nei balcani, Kosovo Versus Kosovo. Questo a grandi linee, per dettagli c’è valeriobassan.com».

Perché hai deciso di partire? «In primo luogo perché volevo misurarmi in un contesto estero e crescere professionalmente all’interno di un ambiente internazionale. In Italia il giornalismo è diventato causa crisi un circolo molto ristretto e limitato. Poi, perché volevo imparare a conoscere una cultura diversa da quella in cui sono cresciuto, in una città che dal punto di vista culturale offrisse più stimoli rispetto a Milano».

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a scegliere la città dove ti trovi ora? Da quanto tempo ci vivi? «Di Berlino mi hanno ispirato il fermento musicale e artistico, l’immagine di città multiculturale in continua evoluzione, e senz’altro i prezzi bassi degli affitti (per questa ragione, Londra o New York sarebbero state fuori budget). Ci vivo da un anno e mezzo, sono arrivato qui a marzo 2012».

Pensi che il mercato del lavoro estero offra più possibilità rispetto all’Italia? Perché? «Sì e no, la domanda è un po’ generica. Nel caso specifico di Berlino, la risposta è no: la disoccupazione è alta, quasi come in Italia, e la concorrenza spietata. Da giornalista sono riuscito a ritagliarmi i miei spazi, ma non è stato semplice. La capitale tedesca ha pochissimi soldi e stipendi inferiori alla media tedesca. Berlino, tuttavia, offre diverse opportunità a chi si occupa di tecnologia e startup».

Secondo te, cosa manca in Italia? «Tante cose, prima di tutto di una rivoluzione culturale che permetta la nascita di una classe politica consapevole dei problemi del Paese e seriamente intenzionata a porvi rimedio. Incentivi per i piccoli imprenditori, alleggerimento della burocrazia, riduzione dell’imposizione fiscale».

Avevi già vissuto all’estero in passato? «No».

Pensi che tornerai in Italia prima o poi? «Penso di sì, ma al momento non saprei dire quando. Forse, prima di un ritorno, ci sarà un’esperienza altrove».

Una domanda provocatoria: andare via non equivale forse a scappare? È una soluzione di comodo? «Dipende sempre dal contesto, io non sono un particolare del sostenitore del concetto di patria e, in questo senso, avendo lasciato l’Italia non sento di avere tradito qualcosa a cui appartenevo. Ogni uomo è libero di spostarsi sul pianeta e di vivere dove meglio crede, nell’intento di raggiungere felicità e ambizioni personali. Poi certo, c’è un legame affettivo innegabile con la propria nazione d’origine; questo legame svanisce nel momento in cui manca il rispetto per il lavoro dei professionisti. Questo, in Italia, oggi manca».

Sei iscritto all’AIRE, l’Anagrafe Italiani Residenti Estero? «Non ancora, anche se so che dovrei già esserlo…»

Raccontaci qualcosa di negativo e qualcosa di positivo che ti è successo nella tua “nuova” vita. «Positivo: mi sono trovato faccia a faccia con molti dei miei limiti professionali ed ho imparato a superarli, grazie anche ad un contesto lavorativo fluido e stimolante. Negativo: scoprire che non è facile trovare qualcuno disposto ad aiutarti, spesso c’è (anche tra connazionali) una certa diffidenza reciproca».

Hai incontrato molti italiani e/o altri immigrati? Che rapporto si instaura tra voi stranieri e la gente del posto? «Non è facile trovare un berlinese a Berlino, oggi. Gli immigrati sono ovunque e formano comunità diverse, eterogenee e non. Il Multi-Kulti è uno degli aspetti più interessanti della città, ma dà vita a forti contrasti sociali, come quello derivato dal processo di gentrificazione».

Che consiglio daresti a chi vorrebbe partire (e magari non sa se farlo)? «Di partire con decisione e consapevolezza: nessuna città, tanto meno Berlino con i suoi problemi economici, ti regala nulla. Abbi un piano chiaro in mente e procurati tutti gli strumenti per realizzarlo. Poi compra il biglietto aereo».

by G.S.

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Commenti

  1. cari miei… dopo il primo colloquio in Belgio, mia figlia mi ha detto: “piuttosto che tornare a lavorare in Italia, resto qua a fare la donna di servizio!”.
    E’ successo circa 10 anni fa. E’ rimasta laggiu’ e fa l’architetto…

    • Mi Lambda dice:

      io sinceramente non ci riuscirei mai a stare cos’ lontano dalla mia famiglia.

  2. Franca Beretta dice:

    Complimenti per gli articoli sui giovani all’estero, e alla giornalista che utilizza termini alquanto raffinati come: gentrificazione del quale spero le persone ne conoscano il significato.

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