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Violenza sulle donne: consapevolezza ed educazione per non avere più vittime

Violenza sulle donne: consapevolezza ed educazione per non avere più vittime

25 Novembre 2013

Antonia è morta  perché non amava più. G. è stata perseguitata per mesi e minacciata per aver accettato un invito dal suo professore di ginnastica. M. è stata picchiata dal marito mentre era incinta e C. perseguitata per mesi da un uomo che si è invaghito di lei dopo aver comperato un articolo nel suo negozio. Oggi, nella giornata ufficiale contro la violenza sulle donne, ricordiamo chi non ce l’ha fatta, chi ha lottato per superare un abuso e una violenza. Questo però non basta. E’ importante ricordare anche le donne che aiutano le altre donne e quegli uomini (e ci sono), che apprezzano il cambiamento delle dinamiche relazionali e lottano contro i violenti, gli incapaci di rapportarsi all’universo femminile, i vigliacchi.

Un drappo rosso esposto ai balconi, un laccio al polso, piazze che vivono delle testimonianze di migliaia di donne (e anche uomini) che, uniti alle associazioni, scendono oggi in campo per dire basta alla violenza sulle donne. Nella Provincia di Monza e Brianza, negli ultimi anni, si è registrato un crescendo esponenziale di aggressioni su ex mogli e fidanzate, fenomeni di stalking e violenze. Questo perché si denuncia di più, da un lato, perché l’informazione porta le vittime a non restare nell’ombra ma a chiedere Giustizia. Rispetto al passato la normativa è cambiata. Oggi una querela per atti persecutori non si può più ritirare. Un bene per coloro che la subiscono e uno scacco a chi spesso ha trovato il modo di far cambiare idea alla vittima, sotto nuove minacce.

Ma la Giustizia, funziona? Certamente può migliorare, ma nonostante ciò è fondamentale denunciare. Lo si deve a quelle donne che purtroppo non hanno avuto il tempo o la facoltà di farlo, e quelle che invece hanno trovato la forza per denunciare. Antonia Stanghellini, madre di due splendidi bambini avuti dall’ex marito Moustafà, è stata uccisa nemmeno un anno fa, a Bernareggio. Aveva lasciato il marito che la soffocava, che stava cercando di farle cambiare stile di vita secondo i suoi dictat. Lui l’ha massacrata con un coltello da cucina perché Antonia non voleva tornare con lui. G., giovanissima studentessa sedotta da un professore, è divenuta oggetto della sua follia persecutoria per due anni. E’ uscita con lui una volta sola, poi il rifiuto e il professore si è trasformato in stalker contro la ragazza e tutta la sua famiglia. M., camerunense, è stata massacrata di botte dal marito mentre era incinta. E’ andata a chiedere aiuto in Municipio. C., lissonese, ha dovuto assumere un bodyguard per farsi scortare al lavoro, dove ha avuto la sfortuna di incontrare un uomo che, da un incontro avvenuto nel negozio della donna, ha deciso che lei sarebbe dovuta diventare la sua compagna.

Quattro storie a cui sarebbero necessarie pagine e pagine di racconti, per poterle riferire e ricordare tutte. Quattro terribili esempi di come l’uomo non sappia essere tale, ma voglia conservare l’istinto bestiale del possesso su un altro essere umano: la donna. Non ci saranno mai pene abbastanza severe, per cancellare alle vittime il ricordo di uno stupro, delle percosse o delle notti insonni trascorse nell’ansia di sentire il telefono suonare. Non ci saranno mai pene abbastanza severe per sanare le ferite degli orfani di femminicidio. Ciò che possiamo e dobbiamo fare, è lavorare sulla prevenzione, sui giovani. Le nuove donne devono sapere quanto sia grande il loro valore, tale per cui non siano messe in condizione di finire nelle mani di uomini violenti, che non le rispettano. Le nuove donne devono sapere che nessun uomo, padre o credo, deve e può influire sulla loro libertà personale, in un paese civile. I nuovi uomini devono sapere che la coppia è formata da due elementi, differenti ma complementari, dove la compagna non è la mamma chioccia che aspetta a casa in silenzio, subisce decisioni e che perdona tutto, e il compagno non è solo e sempre la parte forte e deputata a tenere le redini della vita a due. Uomo e donna sono molto e più di questo, lo possono davvero essere, insieme.

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Valentina Rigano
Nata a Milano nel '78', cresciuta in provincia di Monza e Brianza, sangue siculo-austro-serbo-toscano nelle vene, mi sento cittadina del mondo grazie alla passione per i viaggi passatami dai miei genitori. Studente irrequieta, ho scoperto la meraviglia del ricercare la verità degli accadimenti nel 2001. Grazie a un coraggioso direttore, ho iniziato dalla "cronaca di un marciapiede rotto", per arrivare a nera e giudiziaria passando dallo sport in tv, approdando alla famiglia MB News oltre che a collaborazioni con un'agenzia di stampa ed un quotidiano nazionali. Scrivere è la mia passione, un lavoro e anche un po' una missione:). Amo tutte le forme di sport e nel tempo libero mi rilasso in lunghi giri in auto cantando Ligabue a squarciagola o leggendo un buon libro spaparanzata in qualche parte del mondo, meglio se ci arrivo su un'auto senza finestrini o facendo l'auto stop! Mi direi "cronicamente combattiva, femminista progressista che rovescia le tazze di caffè e inciampa costantemente nei gradini e che sogna un faro circondato dal mare in tempesta dove scrivere libri...Un sacco di gradini per cadere"!!


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