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Villa Mirabellino al Parco di Monza: due secoli di storia, dai fasti all'abbandono

Villa Mirabellino al Parco di Monza: due secoli di storia, dai fasti all’abbandono

26 Novembre 2013

Le notizie dei giorni scorsi riguardanti la possibile concessione di Villa Mirabellino a privati, nell’ambito di un iter gestito dall’Agenzia del Demanio, ha riacceso i riflettori su questo monumento storico, meraviglioso e fatiscente, di cui non tutti conoscono la storia.

Villa Mirabellino non è semplicemente una villa nobiliare – paragonabile a tante altre splendide dimore del nostro territorio – ma nasce dalla fantasia illuminata di un grande mecenate, il cardinale Angelo Maria Durini, che, ritiratosi a vita privata nel 1776 nel Mirabello – villa di famiglia fatta edificare dal suo avo Giuseppe – decide di arricchire la proprietà con la costruzione di una villa più piccola, destinata al suo personale svago, fatto di studi, di letteratura e di musica.

Progettata da Giulio Gallori, architetto della Veneranda fabbrica del Duomo di Milano, il Mirabellino si configura come un “contrappunto architettonico” della più imponente villa Mirabello: dalla loggia porticata – che è inutile cercare da dietro il cancello: fu chiusa negli anni seguenti – lo sguardo poteva spaziare sulla campagna circostante e posarsi su villa Mirabello, cui era collegata visivamente attraverso un viale di carpini, ripristinato grazie ai lavori compiuti nel 1995.

Questo complesso “binato” di ville – l’una dirimpetto all’altra, come due specchi* – tanto piacque al cardinale, che lo fece replicare nelle ville del Balbiano e del Balbianello sul lago di Como, dove si trasferì  alla fine degli anni ottanta del Settecento. Nel 1795, un anno prima di morire, il cardinale fece dono del Mirabellino all’amata nipote Costanza Trivulzio: un gesto carico di conseguenze, poiché spezzò quel legame d’uso che aveva unito le due ville fino a quel momento, aprendo la strada alle radicali modifiche apportate negli anni seguenti per adattare la struttura a vera e propria residenza privata.

Con l’arrivo dei francesi si apre per il Mirabellino una nuova stagione di splendore: venduto dai Trivulzio al demanio regio, fu donato dal viceré Eugenio di Beauharnais alla giovane moglie Augusta Amalia di Baviera, che mostrò di preferire l’atmosfera intima e la quiete della piccola dimora alla chiassosa vita di corte della Villa Reale.

Gli interni della villa vengono così riadattati per ospitare Amalia, che vi terrà ricevimenti mondani e feste di famiglia, mentre gli splendidi giardini che già ornavano la struttura al tempo del cardinale Durini si popolano di fagiani dorati, fatti giungere dalla Cina proprio dalla viceregina, seguendo la moda esotica diffusa all’epoca.

Il ruolo del Mirabellino viene in parte ridimensionato con il ritorno degli Austriaci e soprattutto con i Savoia, che lo declassano a edificio funzionale alla grande passione del sovrano, ovvero la caccia.

La vera decadenza per questa villa comincia però nel 1919, quando Vittorio Emanuele III, in un quadro economico di grande difficoltà, riorganizza il patrimonio artistico della nazione retrocedendo alcuni beni della corona al Demanio dello Stato: il Mirabellino viene così destinato all’Opera Nazionale Pro Orfani Infanti di guerra (onpoi), un ente privo di risorse che, non essendo in grado di gestirne la struttura, inizia a praticare la via della subconcessione. Comincia così quella serie di vicissitudini che snaturarono la villa portandola all’attuale stato di fatiscenza e abbandono, e che richiederebbero un più lungo e doloroso articolo.

Noi ci fermiamo qui, nella speranza che si apra presto una nuova fase di recupero per questo gioiellino del Parco di Monza.

* così si esprime il poeta Domenico Balestrieri, nel Settecento, celebrando le due ville e il suo proprietario.

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Valeria Panzani
Adoro la mia città, lo si capisce dagli articoli che scrivo su MBnews, dal 2012? Amo leggere di storia e arte, vorrei avere più tempo per tutto. Fra le cose che mi piacciono: il tè verde, la musica folk, i Peanuts, i film d'azione, le stelle, la lingua inglese. Tormentata dal socratico "so di non sapere" e dal timore di catastrofi imminenti, mi impegno per migliorarmi, sempre.


Commenti

  1. MassimoC dice:

    Grazie Vale per questa nota storica. Su quello che spero per il Mirabellino mi sono già espresso in topic precedenti, non sto a ripetermi. Bello cmq leggere di queste vicissitudini dei nostri edifici storici. Anzi, riesci a fare la stessa cosa anche per le dimore del parco? Cascina Fontana, Mulini Asciutti e quant’altro… Ad es. di chi era la Fasanera prima di diventare il S. Georges Premier?

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