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I giovani scelgono l'estero. E i brianzoli? L'inchiesta a puntate di MB News

I giovani scelgono l’estero. E i brianzoli? L’inchiesta a puntate di MB News

29 Novembre 2013

Cervelli in fuga o ‘semplici’ braccia in cerca di lavoro. Le statistiche dell’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero) dicono che è in aumento il numero dei nostri connazionali che decide di partire: nel 2012 sono stati 78.941 gli italiani che hanno spostato la loro residenza all’estero, il 30,1% in più rispetto al 2011. Sono più uomini che donne (il 56% contro il 44%), e per lo più trentenni: i dati riferiti alla fascia tra i 20 e i 40 anni sono in crescita (35.435, +28,3% rispetto al 2011), ma di questi i 30-40enni sono più dei 20-30enni (20.650 espatri contro 14.758).

Le destinazioni preferite dalla fascia giovane (che in Italia va dai 20 ai 40 anni) sono per lo più europee, ma nella top ten entrano, forse a sorpresa, anche Paesi del Sud America: in cima al podio ci sono le destinazioni ‘classiche’, Germania (5.137 gli under 40 che vi si sono trasferiti nel 2012), Gran Bretagna (4.688) e Svizzera (4.103); seguono Francia (2.946), Stati Uniti (2.192), Spagna (2.081), Argentina (2.058), Brasile (1.768) e Belgio (1.012). La Lombardia è la regione che maggiormente alimenta l’emigrazione (13.156 nel 2012), seguita, ma di molto, dal Veneto (7.456) e dalla Sicilia (7.003); fonte: La fuga dei talenti.

I dati dell’Aire, però, sono solo parziali, perché registrano solo chi vi si è iscritto e ha spostato la propria residenza all’estero: per avvicinarci a quantificare il numero reale di persone che ogni anno si spostano, dovremmo almeno raddoppiarli.

I giovani italiani fanno le valige per via della crisi, certo, ma la mancanza di lavoro incontra spesso altre motivazioni: il desiderio di emancipazione, la volontà di mettersi alla prova, la curiosità di conoscere nuovi mondi. Senza contare che in Italia andare a vivere da soli non è facile: è di qualche giorno fa il dato, emerso dalla presentazione del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo illustrato presso la Camera di Commercio di Monza e Brianza, secondo cui 4 giovani italiani su 5 (in Lombardia, 2 su 3) sarebbero tornati a vivere con i genitori: il lavoro non c’è, o paga troppo poco, e mamma e papà restano i migliori ammortizzatori sociali. La politica, comunque, non aiuta: come riportato da Il Fatto Quotidiano e Internazionale, infatti, all’inizio di novembre il ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni, a Londra per discutere di larghe intese, instabilità politica, Europa, regime fiscale e legge di stabilità, aveva dichiarato: «moltissimi ragazzi vengono qui nel Regno Unito a cercare un lavoro. Ed è per questo che stiamo pensando a programmi delle ambasciate per aiutare i giovani». A restare in Italia? No, all’estero: «Il mercato del lavoro è più fluido del nostro, offre molte più possibilità».

MB News ha raccolto per voi alcune testimonianze di giovani brianzoli che ora vivono e lavorano all’estero (e che, almeno per il momento, non pensano di tornare). Dagli Stati Uniti fino all’Australia, passando per l’Europa, abbiamo parlato con un gruppo di ventenni molto diversi tra loro. Tutti, però, sono partiti per inseguire un sogno, o vincere una sfida; di certo, nessuno di loro è un “bamboccione”. Potete già leggere la prima intervista qui (ne pubblicheremo una alla settimana): oggi Alice Molteni, biologa, ci spiega perché per fare ricerca è andata in California.

by G.S.

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Commenti

  1. Avete fatto caso a quanti articoli vengono dedicati dalla stampa al “fenomeno dei giovani che trovano lavoro all’estero” ? Non è che – per caso – lo facciano per invogliare anche altri a farlo ? a far sorgere una specie di moda ? Mi domando proprio, poi, se all’estero le cose siano davvero così “rose e fiori” come ci vogliono fare credere …

    • Diego Della Valle dice:

      Che commento assurdo è?! Uno va all’estero, lasci i propri cari, il proprio PAese e abitudini, per moda? O per aver letto qualche articolo? Ma ti pare.
      E’ che qui in Italia quelli che hanno rubato hanno tolto il futuro ai giovani, ai nostri figli e loro cercano fortuna all’estero e fanno bene!!!

      • Darkkest dice:

        Sì ma non stare nemmeno a perdere tempo a spiegare cose ovvie a chi non vuole capirle, per molti il non poter mettere su famiglie e/o avere una vita decente senza dipendere dai genitori non è un problema. Buon per loro, ma non per altri che con sacrificio decidono di spostarsi.
        Ovvio che anche all’estero non è tutto rose e fiori, ma alla gente perbene basta anche solo la percezione di potersi costruire qualcosa e vedere un minimo di futuro, cosa che qui non puoi più fare se non nasci con la camicia.

        • Andare all’estero non è sinonimo automatico di successo.Se uno è un’eccellenza, emerge anche in Italia( e può decidere di andare all’estero.) se invece è un impiegato, anche se va all’estero rimane un impiegato, con in più la lontananza da casa e affetti. Oltretutto,non è che se uno prende e va a Londra o a Berlino son la che appena esci dalla stazione ti offrono lavoro..Te lo dice uno che ha un fratello in Australia e le difficoltà che aveva qua le trova pure la( con in più lo scoglio della lingua diversa..)

          • Oggi un giovane laureato fa molta fatica a trovare un lavoro con una retribuzione adeguata, quindi decide di andare lontano da casa dove le possibilità di trovare lavoro sono maggiori, le retribuzioni migliori e la qualità della vita pure.
            Se poi il giovane si è pure laureato bene e quindi trova subito lavoro si scontra per poter fare un po’ di carriera con i colleghi raccomandati perché conoscenti di qualcuno o parenti di qualcun altro.
            Parliamo invece delle eccellenze come i ricercatori dei quali parlate nelle vostre interviste, questi sono costretti ad andare all’estero perché in Italia dovrebbero lavorare quasi gratis……….E allora……. questo è il nostro futuro che se ne va dal nostro povero paese.

          • Darkkest dice:

            Non è affatto una questione di “eccellenze”, sarebbe ora di piantarla con questa che è diventata la parola del momento. Non esistono solo i laureatoni e non sono loro che da soli mandano avanti un paese, esiste un esercito di gente con istruzione media che vale tanto quanto gli altri ed ha gli stessi diritti di vivere una vita dignitosa. La laurea ha un senso se viene sfruttata realmente per dare un valore aggiunto al proprio lavoro, non se intesa come il pezzo di carta che ti apre le porte, che è quello che succede spesso in questo paese del terzo mondo.
            Come dire che l’informatico diplomato, con competenze sul campo che un laureato se le sogna, che va all’estero non lo fa perchè qui è costretto a lavorare quasi gratis, no no possono farlo solo le “eccellenze” dei ricercatori.
            Io sono il futuro di questo paese tanto quanto un ricercatore, e come lo ancora di più l’agricoltore che fa il vino e produce le arance.

          • Già hai ragione ma come mai nessuno vuole più fare l’ operaio, l’agricoltore, il ciabattino, l’ artigiano, il raccoglitore di pomodori o mele o ecc. ecc e dobbiamo far lavorare in quasi totale schiavitù chi viene da fuori l’ Italia? Quelli citati sono tutti lavori onorevoli, ma non occorre avere una laurea, io che mi sono fatto un c…o così voglio che la mia laurea dia i suoi frutti o meglio o studiato per avere qualcosa in più e ti assicuro che all’ estero siamo ancora considerati se si lavora seriamente!! SI TU SEI IL FUTURO MA SE NON HAI STUDIATO potrai raccogliere solo arance.

          • Darkkest dice:

            Non voglio sminuire il valore di una laurea, però permettimi di farti notare che oltre lo “studiare” è necessaria anche una esperienza sul campo, e ribadisco che non è che perchè tu hai una laurea hai più diritti di uno che non ce l’ha ma all’atto pratico sa molto più di te. Sai quanti “laureati a vita” conosco ma poi non imparano una fava dopo il pezzo di carta…

            E poi, giusto per chiarire, io parlavo di chi le arance “le fa”, non chi le raccoglie. E chi il vino “lo fa”, non chi se lo beve!
            E per concludere, visto che parlavo della massa con istruzione media, fa specie che tu abbia condensato quello che ho scritto prima con il “SE NON HAI STUDIATO potrai raccogliere solo arance”, come se il fatto di non avere una laurea significhi non aver intrapreso in assoluto alcun percorso didattico. Chiamalo lapsus freudiano, chiamalo come vuoi, ma mi sembra una posizione un po’ estrema e anche leggermente altezzosa.

          • Forse mi sono spiegata male, ma il concetto è che se vuoi un lavoro devi aver un pezzo di carta anche solo per accedere a quel lavoro e se non “accedi” non potrai imparare, non potrai crescere. Il vecchio preverbio che “serve più la pratica che la grammatica” oggi non vale più oggi serve prima la grammatica poi la pratica è la legge del mercato del lavoro. Prima si studia poi si fa pratica. Non mi riferivo certamente a te come persona, parlavo in generale.

          • Darkkest dice:

            Ovvio che non è scontato che “estero=ho risolto i miei problemi”. Ma al mondo non esistono solo londra berlino e australia, ci sono anche altri paesi in cui la qualità della vita è superiore a quella infima che offre l’italia. E non c’è bisogno di essere delle “eccellenze” per vedersi riconosciuti dei diritti fondamentali come una retribuzione adeguata al costo della vita, servizi che funzionano, tempo per i propri cari, attenzione per l’ambiente e via dicendo.

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