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Giussano, ha un infarto e il Pronto Soccorso è chiuso. Muore in corsia

Giussano, ha un infarto e il Pronto Soccorso è chiuso. Muore in corsia

29 Novembre 2013

Sono le 7 di mattina di giovedì 28 novembre, un uomo si sente male, avverte un forte dolore al petto, è in macchina, guida fino all’ospedale di Giussano, trova chiuse le porte del pronto soccorso, percorre un corridoio per raggiungere gli ascensori e il quarto piano del nosocomio, il reparto di Cardiologia, dove è in cura, perde i sensi e si accascia al suolo, sopraggiunge un’infermiera che comincia il massaggio cardiaco, arrivano i medici del reparto, un defibrillatore, non c’è nulla da fare, circa un’ora più tardi viene constatato il decesso.

Questa incredibile e drammatica storia è la cronaca per sommi capi di quanto avvenuto ieri a Giussano e della morte di LR, imprenditore residente in città, che capisce di avere un infarto mentre è in macchina e si sta recando sul proprio posto di lavoro e con lucidità devia la rotta e cerca di proseguire per l’ospedale cittadino. Si adopera perché non sia “troppo tardi”. Ma, drammaticamente, diventa “troppo presto”. Dal mese di agosto, infatti, il pronto soccorso del Borella risponde a orari diurni e apre dalle 8 alle 20, un ridimensionamento che non ha mancato di destare polemiche, in relazione al futuro della struttura sanitaria giussanese, ormai da tempo un’incognita.

I medici e le infermiere del reparto di Cardiologia sono giunti immediatamente in aiuto dell’uomo, anche con un defibrillatore e le manovre di rianimazione, come specifica lo stesso ospedale, attraverso una nota stampa, «non sono mai state interrotte».

L’ospedale fa sapere che «Emerge chiaramente dalla dinamica dei fatti che nell’episodio occorso non è di nessuna rilevanza la chiusura del Pronto Soccorso, trattandosi questo di un episodio di arresto cardiaco in paziente cardiopatico che è stato trattato nell’immediatezza degli eventi, visto che l’arresto è avvenuto proprio davanti all’infermiera che lo ha soccorso».

Le parole del sindaco di Giussano, Gian Paolo Riva: «Prima di tutto esprimo condoglianze alla famiglia. In secondo luogo mi appello alla Regione affinché prenda una decisione sul futuro dell’ospedale. Come sindaco, chiaramente, mi auguro il mantenimento del presidio ospedaliero. Ma che parlino chiaro e in fretta, sono ormai quattro anni che assistiamo a questo balletto. La chiusura del pronto soccorso? In certe situazioni anche dieci o venti secondi sono vitali».

 

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Andrea Meregalli
Ho sempre sognato di scrivere una biografia in terza persona singolare, ma ora mi vergogno. E allora Andrea Meregalli, classe 1984, vivo con Isabella e Arturo Bandini, giornalista pubblicista e lettore professionista con una passionaccia [cit.] per la letteratura latinoamericana del novecento, faccio alcune cose male tra cui giocare a backgammon e suonare l'ukulele, mi piacciono il jazz e il calcio, il poker e la mitologia norrena, i whisky e la filosofia greca antica. Soprattutto mi piacciono i libri, cartacei come digitali. Mi trovate su Twitter, su Facebook (poco) e su Finzioni Magazine.


Commenti

  1. L’enfasi del titolo non informa ma sembra creare la solita gratuita polemica, ogni giornalista deve poter sfoggiare il richiamo alla malasanita’. I pronto soccorso per essere validi devono poter fornire una serie adeguata di prestazioni e casistica, come i reparti ostetrici, altrimenti e’ piu sicuro chiuderli. Se e’ vero il resto, l’uomo e’ stato trattato in un reparto di cardiologia come sarebbe stato trattato se l’evento si fosse verificato in pronto soccorso. E al di la’ delle parte auliche, manca la parte educativa: con un dolore toracico rilevante non si guida per andare in ps, e’ meglio chiamare il 112(118) e il pronto soccorso viene da te, sull’automedica ce’ tutto il personale e materiale che serve per stabilizzare e trasportare nel posto giusto.

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