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Culto dei morti, anche in Brianza le Case del Commiato

Culto dei morti, anche in Brianza le Case del Commiato

1 Novembre 2013

Da Halloween alle case del commiato. Sono molte le usanze statunitensi che negli ultimi anni hanno invaso l’Italia. E se della prima ormai sappiamo tutto, o quasi, della seconda soprattutto in Brianza, se ne sa molto poco. In occasione della commemorazione dei defunti abbiamo quindi deciso di raccontare come funziona e cosa è una Casa Funeraria vera o del commiato e quanto può far addirittura risparmiare i clienti.

Intanto cosa è. «Una vera e propria casa, che si sostituisce a quella della famiglia del defunto, con alcune stanze “speciali” che vengono dedicate alla salma con tutte le caratteristiche igieniche e sanitarie e adatte alla conservazione della salma, e poi con altre stanze, arredate come salotti, dotate di tutti i comfort, per l’accoglienza dei parenti – ci spiega un esperto del settore – Le costruzioni sono state progettate rispettando il contesto urbano dove inserirle e lo stile consente di “confondersi” con gli edifici vicini e passare inosservate proprio per evitare di “impressionare” la gente. Anche gli interni sono molto funzionali, sobri e con colori soft, con l’appropriata separazione delle zone di “servizio” da quelle per i pubblico in modo che i “percorsi” non si incrocino mai». Insomma un “paradiso” post mortem. Anche per i vivi. «Per quanto riguarda le reazioni della “gente”, va rilevato che, dopo un’iniziale comprensibile diffidenza per la “novità”, le Case del Commiato sono sempre più accettate e apprezzate dai famigliari in lutto che si separano così dal proprio caro in modo sereno e con il miglior ricordo (visivo) possibile», ha aggiunto l’esperto.

In Brianza, a differenza del resto della Regione dove le Case funerarie sono diventate regolari nel 2004, ne esistono soltanto due in tutto e per tutto vere a quelle americane. Una a Ceriano Laghetto e una a Limbiate. E a Monza? «A Monza non è stata costruita perché i servizi per chi li richiede vengono demandati a Cinisello Balsamo dove esiste un grosso operatore del settore – ha spiegato Aldo Gianella, storico impresario di Limbiate proprietario appunto della Casa del Commiato – certo che adesso anche da noi le famiglie stanno iniziando a cambiare le proprie tradizionali usanze e ad utilizzarla sempre più».

Insomma se una volta si stava in casa tutti insieme con il defunto, oggi le famiglie sono spesso composte da persone di diverse provenienze e non è comodo organizzare la camera mortuaria in casa. Così si preferisce la Casa del Commiato. Ma come sono i prezzi? «La gente erroneamente crede che si risparmi con il funerale tradizionale in casa – ha proseguito Gianella – ma in realtà non è vero, anche perché noi offriamo un servizio completo dalla a alla zeta». Da un minimo di 800 euro ad un massimo di 3 mila euro: questi i costi oggi di un funerale e il risparmio per chi preferisce queste strutture sembra essere del 10 per cento. Ma le resistenze sono ancora tante. Anche se il settore non sembra in crisi. «Non sembra ma lo è – ha concluso l’operatore brianzolo – purtroppo sono spuntati come funghi mediatori che si rivolgono ad imprese storiche come la nostra per organizzare i servizi e chiedono la percentuale, ma la gente crede invece di risparmiare, credo sia fondamentale una regolamentazione».

Breve storia delle case funerarie

di G.P.

Giusto 40 anni fa (era il 1973) l’allora unica associazione professionale di Categoria iniziava a “sondare” il Ministero della Sanità (ora Salute) per modificare il regolamento esistente e consentire che anche l’Italia potesse dotarsi di moderne strutture già molto diffuse in Europa (Francia, Inghilterra, Paesi Bassi, Germania, Spagna) per non parlare degli USA. Ci riferiamo alle Case Funerarie. I sempre più frequenti incontri e viaggi professionali in questi Paesi a noi vicini, avevano permesso di costatare “de visu” come la transizione tra la morte e il funerale fosse organizzata in modo molto più dignitoso e rispettoso sia nei riguardi del defunto che dei suoi famigliari. La “filosofia” che aveva portato a progettare e poi costruire queste strutture tendeva a fa si che l’evento (il decesso) e quanto ne consegue – già per se stesso tragico – fosse il meno traumatico possibile, affinché il defunto fosse composto e presentato in condizioni igieniche ottimali in un ambiente separato e appropriato consentendo a parenti e amici di riunirsi attorno a lui. Il tutto a costi molto contenuti. Qual era, invece, la situazione Italiana? Nel caso di decesso in abitazione la salma restava in attesa del funerale per almeno 2 giorno (3 nei weekend, quando i funerali sono sospesi alla domenica); magari in piccoli ambienti dove vivono anche altre persone (bambini compresi) e con sgradevoli problemi igienici facilmente immaginabili, specie nel periodo estivo. I morti in ospedale erano “ospitati” nelle cosiddette camere mortuarie, freddi ed asettici ambienti che non erano senz’altro il massimo per i congiunti che vi si dovevano recare e sostare. Per queste ragioni e con l’esempio di quanto realizzato all’estero, gli operatori italiani del settore funerario ritenevano che fosse utile poter mettere a disposizione delle famiglie dolenti un nuovo sevizio “ad hoc”. Le difficoltà, le “incomprensioni”, le resistenze furono innumerevoli (senza contare l’onnipresente burocrazia) e i governi con “vita breve” fecero sì che passassero anni (più di 30) per poter ottenere un risultato positivo. Infatti, nel 2001 furono demandati alle Regioni i “poteri” per legiferare su alcune materie, facilitando la possibilità di consentire la costruzione e l’uso di queste strutture, indicate come “casa del commiato”. La più sollecita fu la Regione Lombardia nel 2004 e così le prime sorsero qui, per poi distribuirsi gradualmente in molte altre regioni – in seguito all’approvazione di leggi similari – e a oggi ne sono ormai in attività circa 100, di varie dimensioni secondo le “necessità” locali e altre sono in costruzione e in progetto.

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Laura Marinaro
Giornalista dalla punta dei capelli a quella dei piedi. Nella vita di cronista e di comunicatore a 360 gradi ho fatto di tutto. Gli inizi a La Notte, ultimo quotidiano del pomeriggio, e poi i viaggi per il mondo. Il ritorno alla cronaca è stato a Monza dove attualmente faccio base ma per espandermi nel milanese e in Lombardia. Amo indagare soprattutto sui fenomeni di corruzione. Ho pubblicato due libri, uno sui papà separati e uno sulla Corruzione e ora sono impegnata nel sociale con CosaPubblica. Passioni? Oltre il lavoro la mia splendida Martina;)


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