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Lambro e Cavo Diotti, qual è il rischio? Stevanin: «Monza sempre in pericolo»

Lambro e Cavo Diotti, qual è il rischio? Stevanin: «Monza sempre in pericolo»

24 Ottobre 2013

Tutti gli occhi al Lambro. L’esondazione del 2002 è ancora fresco ricordo nelle menti di molti brianzoli e la notizia del momentaneo – ma nemmeno troppo, durerà 12 mesi – fermo del Cavo Diotti, che necessita di una rilevante manutenzione dopo 200 anni di ininterrotto servizio, ha risvegliato spettri mai sopiti. In soldoni, il Diotti non potrà più rappresentare lo sfogo per alleggerire l’acqua del lago di Pusiano, la quale si riverserà sul suo emissario naturale, il Lambro.

Quanto rischia Monza e la Brianza? Lo abbiamo chiesto a Mario Stevanin, responsabile Protezione Civile Monza: «Non è tanto un problema di volumi quanto di frequenza. Anche con piogge non straordinarie ma prolungate il lago di Pusiano potrebbe esondare. Questo aumenterebbe la frequenza con cui si andrà a sollecitare il Lambro con portate non compatibili con le sezioni del fiume a Monza».

Cosa dobbiamo aspettarci? «In realtà, questa è una criticità presente anche con il Cavo Diotti perfettamente funzionante, i lavori cambiano relativamente poco, per il capoluogo. Facciamo fatica a fare comprendere che Monza rischia oggi e adesso. Con i lavori, come detto, non ci sarà un pericolo di maggiore acqua nel Lambro ma di elevata frequenza dei fenomeni di piena. La questione più rilevante è il consumo di suolo e conseguentemente il numero di potenziali coinvolti, il Lambro è in grado di fare danni esagerati, in un chilometro quadrato vivono sei mila persone. Le esondazioni del 1976 e del 2002 non sono gli scenari peggiori che siamo in grado di immaginare».

Quali sono i comuni brianzoli che rischiano maggiormente? «Tutti quelli che sono interessati dal passaggio del Lambro. Monza per numero di interessati è il comune messo peggio. Dalla situazione del Diotti il rischio maggiore è per i comuni lacuali e perilacuali di altre province».

 

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Andrea Meregalli
Ho sempre sognato di scrivere una biografia in terza persona singolare, ma ora mi vergogno. E allora Andrea Meregalli, classe 1984, vivo con Isabella e Arturo Bandini, giornalista pubblicista e lettore professionista con una passionaccia [cit.] per la letteratura latinoamericana del novecento, faccio alcune cose male tra cui giocare a backgammon e suonare l'ukulele, mi piacciono il jazz e il calcio, il poker e la mitologia norrena, i whisky e la filosofia greca antica. Soprattutto mi piacciono i libri, cartacei come digitali. Mi trovate su Twitter, su Facebook (poco) e su Finzioni Magazine.


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