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La "Svuota carceri" mette fuori gli stalker, la Brianza insorge - MBNews
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La “Svuota carceri” mette fuori gli stalker, la Brianza insorge

Subire violenza dalla persona che si ha avuto accanto per anni, è un'esperienza devastante. Lo stesso vale quando qualcuno che non conosciamo o a cui abbiamo dato poca confidenza, decide di trasformarsi in un persecutore. Ora il Parlamento ha fatto si che i responsabili non vadano in galera, scatenando la reazione indignata delle vittime anche in Brianza.

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Subire violenza dalla persona che si ha avuto accanto per anni, è un’esperienza devastante. Lo stesso vale quando qualcuno che non conosciamo o a cui abbiamo dato poca confidenza, decide di trasformarsi in un persecutore. Ora il Parlamento ha fatto si che i responsabili non vadano in galera, scatenando la reazione indignata delle vittime anche in Brianza.

Ci sono voluti anni perché la legge si adeguasse all’emergenza ed istituisse il reato di “Stalking”. Il nuovo provvedimento legislativo denominato “svuota carceri“, ha però intaccato la condanna che ne consegue. Le associazioni e le vittime del territorio non ci stanno, e promettono battaglia «Non possiamo rimanere con le mani in mano, ogni giorno qualche donna viene ammazzata o stuprata e il Parlamento che fa? – Domanda sarcasticamente la presidente dell’associazione White Mathilda di Desio – Peggiora la situazione depenalizzando i reati e restringendo la tutela delle vittime».

Luisa Oliva lancia un appello alle Istituzioni e perché rivedano le ultime decisioni in merito alle violenze e allo stalking. Dall’inizio dell’anno gli sportelli dell’associazione di Limbiate, Arcore e Bollate hanno avuto 124 accessi «Le vittime non hanno voce – continua Oliva – hanno bisogno di aiuto e di ascolto, non del silenzio ripetuto delle Istituzioni. Decisioni del genere sembrano volerle abbandonare a se stesse». Con questa modifica il Parlamento ha approvato una proposta che decreta il tetto massimo di condanna a 4 anni, di fatto non facendo scattare la custodia in carcere per lo stalker. «Una donna si rivolge si rivolge a noi perché picchiata dal marito, davanti ai figli – racconta l’avvocato dell’associazione Isabella Ferrario – Facciamo la querela, il processo, lui si prende una condanna prevista nei limiti del decreto e cosa succede? All’aguzzino vengono concessi gli arresti domiciliari, dove? A casa con le vittime? Si sporge querela per allontanarlo, per poi ritrovarselo in casa 24 su 24? Questo vuol dire aggravare la posizione della vittima, specie se non ha indipendenza economica».

Delusione, rabbia, è ciò che provano le vittime «Provare queste sensazioni per capire cosa vuol dire cari miei – dichiara N.P., vittima di stalking – siamo stanche di non essere tutelate, siamo stanche della mancanza di giustizia. Dico solo che così non si può continuare, le persone sono stufe».

 

 

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