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Monza, l'Aids continua a crescere. Gori: «Manca percezione rischio»

Monza, l’Aids continua a crescere. Gori: «Manca percezione rischio»

3 Luglio 2013

Informare e veicolare il messaggio: di Aids non parla più nessuno e i giovani sono completamente disinformati.

È questo, come ricorda Andrea Gori, primario reparto Malattie Infettive all’ospedale San Gerardo di Monza, l’obiettivo della seconda edizione di “Aids Running in Music”, in programma all’Autodromo di Monza il prossimo 14 settembre.

«Solo in Lombardia 2 mila nuove infezione all’anno e 40 mila persone malate, con un 30-35% di persone sieropositive che non sa di esserlo. Quasi 2000 sono in cura al San Gerardo». Questi gli eloquenti numeri della malattia.

«Negli anni è passato l’erroneo messaggio che di Aids non si muore più – continua Gori – ma questo non è assolutamente vero, è diminuita la mortalità ma non il numero di nuovi infetti, il virus viene controllato e curato, se scoperto in tempo, non debellato. Di Aids si continua a non guarire».

La gravità è rappresentata dalla conoscenza, completamente assente, secondo Gori, da parte dei giovani: «Non mi sarei mai immaginato, dieci anni fa, di trovarmi nelle scuole a parlare di Aids, come è successo recentemente, tra gli istituti della Brianza. Nessuno sa niente, nessuno ne discute, alcuni, addirittura, non hanno mai sentire parlare di Hiv. Il virus si presenta in situazioni di promiscuità e la sessualità dei giovani di oggi è decisamente cambiata rispetto alla generazione precedente. Si è sviluppata senza legami né percezione del rischio, consumata velocemente, spesso senza precauzioni. E poi c’è lo stigma sociale: il sieropositivo viene additato, evitato. Oggi, con i nuovi farmaci, un sieropositivo, se si cura con scrupolosità e prende la malattia in tempo, ha un’aspettativa anche di 50 anni. Lo stigma da parte della società, tuttavia, continua a essere proprio sui sieropositivi, i quali, al contrario, se in terapia perdono ogni possibilità di contagio».

Cosa fare? Testarsi, semplice. Al San Gerardo il test è completamente gratuito e anonimo, anche per i minorenni, da lunedì al venerdì, senza appuntamento, presso il reparto di Malattie Infettive. «Quanti ne facciamo? Pochissimi. Meglio lasciare passare 15 giorni dall’esposizione al rischio, prima di effettuare l’esame. Le persone vivono una vita normale anche per 10 anni dal contagio, ma una volta scoperto può essere tardi».

Il prossimo settembre, per parlare di Aids e per correre contro la malattia alla “Aids Running in Music”, anche volti noti del mondo dello spettacolo e dello sport. «È necessario che i giovani – conclude Gori – sentano parlare di Aids con il loro linguaggio, magari da una persona che ammirano. L’importante è che si torni a parlare di questa malattia».

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Andrea Meregalli
Ho sempre sognato di scrivere una biografia in terza persona singolare, ma ora mi vergogno. E allora Andrea Meregalli, classe 1984, vivo con Isabella e Arturo Bandini, giornalista pubblicista e lettore professionista con una passionaccia [cit.] per la letteratura latinoamericana del novecento, faccio alcune cose male tra cui giocare a backgammon e suonare l'ukulele, mi piacciono il jazz e il calcio, il poker e la mitologia norrena, i whisky e la filosofia greca antica. Soprattutto mi piacciono i libri, cartacei come digitali. Mi trovate su Twitter, su Facebook (poco) e su Finzioni Magazine.


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