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Pirata pentito, il padre di Beatrice non ci crede

Pirata pentito, il padre di Beatrice non ci crede

18 Luglio 2013

“Non l’ho vista, il rimorso però mi ha logorato fino a farmi venire a costituirmi”, così si sarebbe giustificato il 39enne El Habib Gabardi davanti agli investigatori, una volta arrivato in caserma a costituirsi per aver investito ed ucciso la sedicenne Beatrice Papetti, sulla sp11 di Gorgonzola alla mezzanotte di mercoledì della scorsa settimana.

Anche a Roncello, dove l’uomo aveva avviato la sua attività di commercio, sembra che nessuno lo abbia visto. Nessuno dei residenti di via Gramsci, dove Gabardi vendeva tessuti, abiti ed oggettistica della casa al dettaglio, vuole parlare o dice di averlo mai conosciuto. La pizzeria gestita da nord africani, forse dove il pirata andava a prendersi da mangiare qualche volta, è chiusa.

«Non so niente, adesso non ho tempo», risponde una donna di mezza età, residente al civico successivo quello di Gabardi. Il 39enne magrebino, fuggito dopo aver travolto ed ucciso “Bea”, facendo volare il suo corpicino esile a 70 metri di distanza dal luogo dell’impatto per poi sparire nel nulla senza nemmeno fermarsi, dice di essere stato vinto dal rimorso. «Non ci credo – dichiara Nerio Papetti ai cronisti – non credo al pentimento di uno che, dopo una settimana, dopo aver nascosto la macchina e tolto la scheda dal cellulare, sentendosi braccato si pente. Non è momento di pensare al perdono adesso, ma al corso della Giustizia».

I carabinieri di Cassano D’Adda, al lavoro dalla notte del terribile incidente, avevano controllato ormai oltre seicento auto, visionato le immagini delle telecamere di videosorveglianza, allertato tutti i carrozzieri «Stavamo stringendo il cerchio – spiega il Capitano Camillo Di Bernardo, Comandante di Cassano D’Adda in conferenza stampa – eravamo molto vicini».

La Peugeot Ranche coinvolta nel drammatico incidente, Gabardi l’aveva nascosta in un garage, non il suo. Adesso il pirata si trova nel carcere di San Vittore. Alla notizia del suo arresto, la mamma di Beatrice, Roberta, ha risposto al telefono con un filo di voce e per dolore e commozione, non ha avuto la forza di dire niente sull’epilogo della drammatica vicenda.

 

 

 

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Valentina Rigano
Nata a Milano nel '78', cresciuta in provincia di Monza e Brianza, sangue siculo-austro-serbo-toscano nelle vene, mi sento cittadina del mondo grazie alla passione per i viaggi passatami dai miei genitori. Studente irrequieta, ho scoperto la meraviglia del ricercare la verità degli accadimenti nel 2001. Grazie a un coraggioso direttore, ho iniziato dalla "cronaca di un marciapiede rotto", per arrivare a nera e giudiziaria passando dallo sport in tv, approdando alla famiglia MB News oltre che a collaborazioni con un'agenzia di stampa ed un quotidiano nazionali. Scrivere è la mia passione, un lavoro e anche un po' una missione:). Amo tutte le forme di sport e nel tempo libero mi rilasso in lunghi giri in auto cantando Ligabue a squarciagola o leggendo un buon libro spaparanzata in qualche parte del mondo, meglio se ci arrivo su un'auto senza finestrini o facendo l'auto stop! Mi direi "cronicamente combattiva, femminista progressista che rovescia le tazze di caffè e inciampa costantemente nei gradini e che sogna un faro circondato dal mare in tempesta dove scrivere libri...Un sacco di gradini per cadere"!!


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