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Tasse e imprese. Fatturati in calo ma l’Imu raddoppia

8 Maggio 2013

barbazza-alessio-confindustria-mbDiminuisce il fatturato, diminuiscono gli utili, ma l’Imu raddoppia rispetto all’Ici. È un dato alquanto preoccupante quello emerso da un’indagine condotta dall’Ufficio Studi di Confindustria Monza e Brianza su un campione di 76 imprese associate.

Lo studio ha messo in evidenza l’incidenza della tassazione locale di Imu e di Tarsu sul fatturato delle aziende. «Il campione scelto è rappresentativo dell’universo locale – precisa la responsabile dell’Ufficio Studi Laura Cesana -, abbiamo selezionato aziende sia per dimensione che per settore merceologico differente».

Dati alla mano, e partendo dall’analisi dell’Imu, nel corso del 2012, le imprese in questione a fronte di un fatturato di 1,9 miliardi hanno versato 4 milioni e 357mila euro di Imu che ha dunque inciso per lo 0,23% sul totale. Un dato che fa riflettere: «La percentuale detta così sembra bassa, ma se consideriamo che in questi periodi l’utile netto, quando si riesce a farlo, è nell’ordine dell’1-2% del fatturato, abbiamo che una quota di tali utili fra il 25% e il 12,5% se n’è andata per l’Imu. La tassazione ha assunto ancora di più il profilo di una patrimoniale che colpisce sensibilmente le imprese indipendentemente dal loro andamento economico e reddituale – spiega Alessio Barbazza, presidente della piccola e media industria di Confindustria MB -. E poi ogni amministrazione comunale stabilisce aliquote differenti creando così grosse disparità anche per chi ha capannoni in differenti città» aggiunge Barbazza.

confronto-imu-ici-graficoL’indagine mette inoltre in evidenza quanto il passaggio dall’Ici all’Imu ha determinato un aumento medio dell’incidenza sul fatturato dello 0,10%. Sì perché nel 2010 lo stesso campione a fronte di un fatturato di 2 miliardi di euro ha versato 2 milioni e 250mila euro di Ici con un’incidenza dello 0,13% sul totale.

Sulle imprese grava anche la Tarsu (tassa smaltimento rifiuti solidi urbani). Nel 2012 le 76 imprese considerate hanno versato 666mila euro, incidenza sul fatturato dello 0,04%, a ciò si aggiunge che un bel numero di loro, 58 per la precisione, devono anche avvalersi di un servizio privato per alcune tipologie di rifiuti aggiuntivi (incidenza sul fatturato 0,12%). Da sottolineare è il fatto che il servizio offerto dai Comuni al 43% degli intervistati soddisfa, mentre la maggioranza (57%) ha risposto negativamente, ovvero poco soddisfatti. «Ci si trova poi a fare i conti con tutta la burocrazia legata alla gestione dei rifiuti, tenere i registri, avere persone competenti in azienda, tutti costi che per una piccola media impresa sono difficili da sostenere, si necessita quindi di efficienza e di semplificazione» prosegue Barbazza.

Anche in questo caso si segnala fra i vari Comuni una difformità fra i regolamenti applicativi. «A questo punto è forte la preoccupazione per l’introduzione della Tares (tassa rifiuti e servizi) che potrebbe ulteriormente incrementare l’aggravio fiscale sulle imprese tanto più a fronte delle previsioni negative sulla produzione industriale e le difficoltà finanziarie delle imprese».

In foto: Alessio Barbazza.
Fonte grafico: Ufficio Studi Confindustria Monza Brianza.

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