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Civati a Monza spiega il PD: applausi e qualche fischio

3 Maggio 2013

monza-binario-7-incontro-deputati-pd-mb1La sala gremita, c’è attesa. Applausi sì, ma anche qualche contestazione per il rottamatore Pippo Civati che ieri sera ha incontrato i cittadini monzesi in un faccia a faccia pubblico organizzato dal Pd locale. Con lui sul palco del Binario 7 in via Turati, Alessia Mosca, Roberto Rampi e la senatrice Lucrezia Ricchiuti.

Sold out: circa 400 le persone presenti che hanno costretto gli organizzatori a “traslocare” dalla sala inizialmente destinata ad accogliere l’evento nell’adiacente teatro.

GIUSEPPE CIVATI – Il dissidente parlamentare brianzolo non ha certo risparmiato dure parole per il suo partito: «C’è una grande preoccupazione e cautela che speriamo di saper interpretare nei prossimi mesi. Io rappresento una minoranza, ho perso e ho ammesso i miei errori. Quel che ho notato, però, è che l’autocritica viene solo dai “semplici”». Un “passaggio angosciante” quello vissuto nelle ultime settimane: «A partire dall’episodio di Romano Prodi: Marini non era il candidato da portare al voto. Abbiamo chiesto di riflettere ma così non è stato. Sulla “vicenda Prodi” ci sono state poi 101 persone che non hanno neppure rivendicato l’obiettivo raggiunto. Lo stesso rispetto che portiamo ora al presidente Giorgio Napolitano credo lo si debba anche all’ex premier».

monza-binario-7-incontro-deputati-pd-mb3Assolutamente contrario a un governo fianco a fianco con il Pdl, Civati ha così commentato: «Questo passaggio proprio non riesco a spiegarmelo. Io non farò parte di nessuna compagine di governo, resta il fatto che il mio è un comportamento propositivo. Mi auguro che l’atteggiamento sia quello del pluralismo». E il Movimento 5 Stelle? «Direi che è alquanto bizzarro. Nel Pd Rodotà avrebbe avuto ancora meno voti di Prodi. Se avessimo fatto con loro un’alleanza in pochi si sarebbero lamentati, tanti dei nostri elettori li hanno votati, diverso è per il Popolo delle Libertà».

LUCREZIA RICCHIUTI – L’altra voce dissidente interna al Pd è quella di Lucrezia Ricchiuti, tuttora vicesindaco di Desio, che come il collega Civati non ha partecipato alla votazione a Palazzo Madama per la fiducia al Governo Letta. La senatrice, ha spiegato alla platea: «Non posso accettare un governo con il Pdl, sono anni che basiamo la nostra campagna elettorale su questo. L’errore più grande commesso dalla classe dirigente è stato quello di non coinvolgerci, di non farci capire. La mia storia politica nasce con la lotta all’illegalità nel mio paese, per questa ragione non avrei mai votato un governo che aveva colluso con questi poteri. Un’alleanza con Berlusconi non lo avrei mai potuta fare e non l’ho fatta».

ROBERTO RAMPI – Primarie sì ma meglio organizzate: questa la proposta di Roberto Rampi: «Sono favorevole alle primarie e dovrebbero essere di collegio. Ci sono state delle ingenuità, dei limiti, ma anche degli atteggiamenti cinici. Io al Pd ci credo: non si tratta di una questione giovani e vecchi ma là c’è un’oligarchia. Quello che ho visto durante le elezioni del presidente non lo avevo mai visto in 19 anni di carriera politica. Non possono vincere i cinici ma noi dobbiamo essere un po’ meno faciloni. Dobbiamo smettere di farci raccontare storielle da Grillo e da Berlusconi e iniziare a dire la nostra. Dobbiamo prendere la rabbia di oggi e lavorare sul futuro».

monza-binario-7-incontro-deputati-pd-mb2LA PROTESTA – Rabbia: la parola pronunciata dall’ex vicesindaco di Vimercate ha fatto alzare la polemica dal pubblico: «È facile parlare di rabbia ora – ha gridato una signora dalla platea – Perchè non ci avete ascoltati prima? Dovete rispetto ai vostri elettori: vi siete impegnati a non fare un governo con il Pdl. Il paese ha bisogno di costruire un futuro».
All’iniziale polemica ha poi fatto seguito la posizione non meno dura espressa da un elettore nei confronti di Giuseppe Civati e Lucrezia Ricchiuti: «Il mio voto non lo avrete più: oltre a non aver votato Napolitano, non avere votato neppure Enrico Letta che è del nostro partito. Io un comportamento del genere non lo accetto e per questo vi critico».

«Non ho partecipato al voto di fiducia del governo Letta dopo avere valutato attentamente tutte le possibilità che avevamo di fronte. – ha replicato dal palco Civati – Prima di quel famoso lunedì mattina non c’era stata alcuna occasione per esprimere la nostra opinione all’attenzione dei nostri dirigenti. Farlo poco prima del voto in aula è stato sì importante, ma al tempo stesso tardivo e di fatto inefficace».

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