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Omicidio Lea Garofalo: confermati 4 ergastoli

30 Maggio 2013

targa-leo-garofalo-monza-mbQuattro persone resteranno in carcere a vita, per aver trucidato Lea Garofalo, la quarantenne calabrese che ha denunciato il suo ex compagno e padre della loro figlia, perché vicino alla malavita organizzata.

Ora Denise, oggi 22 enne, vuole onorare sua madre organizzando un funerale solenne a Milano.

La Corte D’Appello di Milano, nelle prime ore della serata di ieri, ha pronunciato la sentenza confermando quattro su sei degli ergastoli decisi dal Tribunale di primo grado, ed un’assoluzione. Venticinque anni per concorso in omicidio, le attenuanti sono arrivate grazie alla collaborazione nel ritrovamento dei resti di Lea Garofalo, è la pena a cui è stato condannato Carmine Venturino, ex fidanzato della figlia della vittima.

Una bambina tra le braccia, nessuna certezza, Lea Garofalo ha abbandonato il suo compagno Carlo Cosco quando la loro figlia Denise aveva poco più di tredici anni. Non voleva più respirare aria di crimini e malavita, a cui quell’uomo avrebbe condannato anche la loro bambina. Inizialmente vivendo sotto copertura, Lea Garofalo ha permesso a Denise di finire gli studi e, una volta che la ragazza è diventata maggiorenne, ha deciso di non usufruire più della “copertura”, per permettere a sua figlia di vivere libera, per non lasciare che la cattiveria e la delinquenza potessero decidere in che modo entrambe dovessero vivere. Nel 2009, attirata dalle pressanti richieste di alcuni familiari del suo ex compagno, Lea Garofalo ha accompagnato Denise a Milano, perché potesse incontrarli. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Cosco e compagni la aspettarono proprio lì, rapendola appena Lea aveva rimesso piede per la strada. Picchiata selvaggiamente in un appartamento milanese, la donna sarebbe stata strangolata e poi bruchiata in un campo del quartiere San Fruttuoso, a Monza. I responsabili, condannati ieri in appello all’ergastolo, sarebbero quindi divenuti cinque, e non più sei. Ad ottenere l’assoluzione per non aver commesso il fatto, è stato Giuseppe Cosco, fratello di Carlo. Ora Denise vuole un funerale a Milano, ed il Comune che si è costituito parte civile a processo, la aiuterà ad organizzarlo.

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