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Omicidio Lea Garofalo, confermati i suoi resti

15 Aprile 2013

targa-leo-garofalo-monza-mbHa combattuto la mafia, ha denunciato il padre di sua figlia ed è stata uccisa. I resti di Lea Garofalo, come conferma l’analisi della Patologa incaricata dal Tribunale di Milano, sono effettivamente quelli rinvenuti in un tombino in un terreno di San Fruttuoso. Il suo killer ed ex compagno, secondo il correo, avrebbe voluto uccidere anche la loro figlia Denise.

Una vita distrutta, fatta a pezzi in 2.812 frammenti ossei, resti di abbigliamento e gioielli, è quanto resta di Lea Garofalo, simbolo della lotta alla criminalità organizzata, vittima del suo ex compagno, Carlo Cosco e di altre cinque persone, tutte condannate all’ergastolo per la sua morte.

Lea, rapita con la scusa di far vedere la figlia ai parenti dell’ex, che lei aveva denunciato alla magistratura quale affiliato alla malavita organizzata, è stata uccisa e bruciata nel 2009. Il suo cadavere carbonizzato poi, era stato gettato in un tombino, nello stesso terreno dove i carabinieri sono arrivati un anno e mezzo fa, in via Marelli a San Fruttuoso.

Ieri, durante l’udienza del processo di appello nei confronti di Carlo Cosco ed i suoi cinque complici, è stata dichiarata certa la compatibilità dei resti rinvenuti nel campo con Lea Garofalo.

A mettere gli investigatori sulla pista giusta per il ritrovamento, è stato Carmine Venturino, anche lui accusato di aver partecipato alla morte di Lea, ed ex fidanzato della figlia della donna, Denise. Proprio la giovane ragazza, oggi protetta con una nuova identità, ha identificato i frammenti di gioielli rinvenuti insieme ai frammenti ossei nel tombino del campo di San Fruttuoso, come quelli portati indosso dalla madre il giorno della sua scomparsa.

Venturino inoltre, ha rivelato un particolare inquietante, dichiarando che Cosco avrebbe voluto eliminare anche la figlia, perché anche lei decisa a collaborare con la Giustizia.

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