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Intervista. Il rocker Pino Scotto contro tutti

15 Aprile 2013

pino-scotto-mbSessantaquattro anni e non sentierli. Sembra aver fatto un patto con il diavolo Pino Scotto, carismatica e grintosa icona del rock nazionale. Sulla scena musicale da oltre quarant’anni, da quando, cioè, alla fine degli anni ’70 incide il suo primo 45 giri con i Pulsar, Pino continua a far discutere e far parlare di sè.

Merito della sua fortunata carriera, che lo vede ancora macinare date su date in tutta Italia, e delle sue opinioni, tanto volgari quanto colorite, scagliate con violenza contro la moderna industria musicale – e non solo. Ma Pino, sotto la trasgressiva corazza da indomito rocker, rivela un animo gentile e altruista: ecco cosa ci ha raccontato.

Il 6 aprile hai suonato a Desio: il Rock on the road era pieno. Te l’aspettavi?

Il concerto di sabato è andato benissimo, alcune persone non sono nemmeno riuscite ad entrare. Era da tanto che non suonavo in Brianza e molti, poi, sono arrivati anche da Milano e dintorni. Ho suonato i pezzi del mio ultimo disco di inediti, “Codici Kappaò”, qualcosa da la “Buena Suerte” del 2010, oltre ad alcuni classici dei Vanadium. È stata l’ultima data del tour invernale questa: dai primi di giungo parto con quello estivo.

Nel corso della tua carriera hai realizzato quasi una ventina di album: qual è stata la tua evoluzione?

Sono riuscito a seguire un percorso totalmente e felicemente mio solo dopo aver smesso di suonare con i Vanadium (la band con cui Pino, negli anni ’80 e ’90, ha inciso ben nove album n.d.r.). In quel periodo ero castrato, dovevo seguire uno schema obbligatorio. Ora possiedo il lusso di fare ciò che mi piace, che sia rock, blues o metal.

Nelle canzoni dei tuoi album ci sono dei temi ricorrenti, vero?

Parlo spesso della pessima situazione in cui, in Italia, versa l’arte in generale, non solo la musica. Siamo il popolo del Bunga Bunga e la nostra produzione creativa lo riflette. Ma il problema peggiore è che i grandi nomi, i grandi artisti che davvero potrebbero diffondere messaggi utili, in grado di arrivare a migliaia di persone, se ne fregano, pensando solo a sè stessi. Non hanno nemmeno il coraggio di lanciare messaggi forti, o di aiutare, con i milioni guadagnati, le persone in difficoltà.

Aiutare chi è in difficoltà: tu cosa stai facendo di concreto da questo punto di vista?

Circa quattro anni fa io e la dottoressa Caterina Vetro abbiamo dato vita a “Rainbow Projects” (www.rainbowprojects.it), un’iniziativa con cui intendiamo contribuire a migliorare le condizioni di vita di bambini estremamente svantaggiati. Ci siamo occupati di comunità in Belize, Guatemala e Cambogia, allontanando i più piccoli dai pericoli della strada e della povertà. Io personalmente sono andato in Belize e Guatemala e le emozioni che ho provato in quei luoghi sono state davvero forti. Basta così poco per aiutare concretamente quei bambini.

Andrai in pensione dalla musica per dedicarti completamente a opere umanitarie?

Non posso andare in pensione dalla musica, perchè è il mio sogno. Però, dal lavoro che ho svolto per tutta la vita sono in pensione da ormai otto anni: non tutti lo sanno, ma io ho passato la vita a caricare e scaricare camion. A differenza di altri, io so cosa voglia dire lavorare, faticare.

Niente pensione: quali sono allora i tuoi progetti futuri?

Ho intenzione di realizzare due album di cover, uno in italiano e l’altro in inglese: proporrò in una nuova versione grandi pezzi di autori passati alla storia della musica e putroppo sconosciuti ai più. La massa, purtroppo, è ignorante.

Per informazioni sul rocker: www.pinoscotto.it

In fotografia (gentilmente concessa dall’ufficio stampa Parole&Dintorni), Pino Scotto.

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