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Shock: tassare i prestiti bibliotecari per ridurre l’imu

10 Marzo 2013

biblioteca-vimercateSettimana scorsa la lista Civica Vimercate aveva ribadito la sua proposta che avrebbe consentito di far scendere l’aliquota Imu di Vimercate diminuendo le spese per alcuni servizi comunali come la mensa scolastica, la biblioteca e il prestito bibliotecario, oltre alle politiche culturali.

Nei mesi scorsi la lista “Civica Vimercate” aveva lasciato la maggioranza di centrosinistra di Vimercate, ora torna all’attacco toccando un tema come l’aliquota Imu che tanto ha fatto discutere in città. Vimercate con l’aliquota sulla prima casa pari allo 0,54% è una delle città lombarde con la percentuale più alta. La civica si chiede allora “perchè non riprendere le nostre proposte” che chiedevano fra l’altro di tassare il prestito bibliotecario e sgravare le spese sulla mensa comunale.

La risposta è arrivata dal comune venerdì ed ha in pratica chiuso ogni tipo di speranze alle proposte di Civica.

“Gli utenti che effettuano almeno un prestito, nel corso dell’anno, sono circa 9.500 e circa un terzo dell’utenza totale della biblioteca effettua meno di 5 prestiti in un anno. Il 40% di chi effettua prestiti è costituito da bambini, ragazzi e studenti – commenta il vicesindaco Roberto Rampi – Con quale coraggio chiediamo loro di pagarci un abbonamento annuale? Togliendo questa fascia di pubblico, restano circa 5.700 utenti, che nell’ipotesi di introdurre un abbonamento di 5 euro si ridurrebbero di un altro 30% non disponibile a pagare il servizio. Restano circa 4.000 persone, con un introito 20.000 euro l’anno. Una cifra ben lontana da quei 70.000 euro cui si fa riferimento per il confronto con il risparmio dell’IMU. A questo si aggiunge il danno causato da quel 30% di cittadini che potrebbero allontanarsi dal servizio di pubblica lettura oggi garantito in modo gratuito”.

Oltre alla biblioteca, la proposta di riduzione delle spese, toccava anche il capitolo dei servizi a richiesta individuale, ovvero la mensa scolastica i centri ricreativi e le politiche culturali:

“Qui ci sono i dati del Piano per il Diritto allo Studio – prosegue Rampi – Le mense scolastiche sono il capitolo più corposo, sul quale interveniamo con 230.000 euro che corrispondono alla differenza fra il costo del servizio e l’entrata delle rette. Questo finanziamento serve a ridurre il costo del pasto per le famiglie meno abbienti e quindi per garantire il pieno diritto allo studio a tutti i ragazzi, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali della famiglia. Ridurre questo contributo significa aumentare le tariffe alle famiglie con meno risorse economiche a disposizione”.

E voi cosa ne pensate: è giusto di iniziare a pensare di tassare dei servizi che finora sono stati gratuiti?

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