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Ecco la storia della pietra del mercato: lo staio

29 Marzo 2013

staio-monza-liceo-zucchiNel cortile del liceo Classico Bartolomeo Zucchi di Monza sono ricoverati alcuni reperti antichi di grande interesse. Tra questi vorrei ricordarne uno che risale all’epoca medievale e che ci permette di raccontare qualche dettaglio su quello che era l’appuntamento settimanale per eccellenza della comunità di Modoetia: il mercato.

Come oggi, il mercato si teneva di giovedì, ed era dislocato in diversi punti del borgo, a seconda dei prodotti offerti: i venditori di legna, fieno, paglia e brugo (arbusto con cui si facevano le scope) affollavano il grande Pratum Magnum (l’attuale piazza Trento e Trieste), i commercianti di cereali e legumi esibivano la propria merce sotto i portici dell’Arengario mentre, poco distanti da loro, si vendevano pesci e gamberi di fiume, insieme ad altre cibarie.

Il reperto in questione – un parallelepipedo in pietra, in cui sono ricavati tre fori di capacità diverse – era lo strumento di misurazione ufficiale del Comune, e veniva impiegato durante la vendita sia dei cereali sia del sale, alimento all’epoca preziosissimo.

Il primo foro, più grande, corrispondeva a uno staio (termine derivante dal sextarius romano, corrispondente a circa 18 litri); il foro mediano era la mina, corrispondente alla metà dello staio, e l’ultimo il quartaro.

Collocato per alcuni anni fuori dalla Biblioteca civica – e tristemente scambiato per un posacenere – è ora riparato sotto i portici della scuola: un luogo non facilmente accessibile dal pubblico ma, almeno, dagli studenti, nella speranza che imparino a conoscere le pietre che raccontano la storia della loro città.

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